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Ultimo aggiornamento ore 20.55 del 20 Maggio 2018

Il feticcio televisivo

Il feticcio televisivo

- Ordinariamente, non si prevede che il contemporaneo modello domestico di cittadino possa fare a meno della Tv, sua emanazione idolatrica.

Al contrario, si prevede che egli ne venga aggiogato e che partecipi con entusiasmo a quella “falsa familiarità” che bene identifica la relazione-a-distanza, l’ inter-passività, con gli ammiccanti protagonisti del palinsesto.

Il tutto accade secondo principio di autorità, gradito da parte del singolo consumatore, dinanzi alla considerazione statistica che egli, in piena ed assoluta libertà, si doti (almeno) di un monitor domestico pro-capite e che, devoto alla liturgia mediatica, trovi sonnolenta distrazione nel format serale.

Tutto ciò, salvo smentite, pare accadere nel mondo civilizzato e, in specie, nel nostro “BelPaese”, disseminato di antenne paraboliche.

Sia come sia, nella confinante terra svizzera, nel mese di marzo del corrente anno, un referendum “popolare” sulla possibile abrogazione del canone Tv, ha dato spoliazione negativa, esprimendo un responso plebiscitario a deciso favore del mantenimento del canone e del sistema televisivo oltrealpino.

Trascurando in questa sede il tema puntuto della qualità comparata dei rispettivi servizi e discendendo, invece, dalle modalità referendarie, si può considerare la logica “democratica”, di cui detti servizi paiono connotarsi.

Mentre nel caso svizzero si assiste ad un utilizzo del sistema democratico a fini decisori, in Italia la decisione avviene direttamente a livello centrale statale, conglobando tout court l’importo del canone all’interno della bolletta elettrica dei consumi.

Fatto salvo quel tuziorismo istituzionale per cui qualsivoglia operato degli organi di governo non può che derivare dallo scrupoloso compimento normativo, nondimeno è sano e legittimo evidenziare il metodo centralista prevalso, implicitamente contraddistinto dalla statistica normalità della detenzione domestica del Tv e, nell’eccezionalità del caso contrario, la comprova abbisogni di una formale comunicazione, da replicare anno per anno.

Alla resa dei conti, il precetto istituzionalizza la presenza del feticcio televisivo in ogni famiglia, quale suppellettile sociale oramai indispensabile per l’esistenza del cittadino del Terzo millennio.

Domenica 13 maggio 2018 alle 10:15:34
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