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Ultimo aggiornamento ore 18.55 del 16 Novembre 2018

Il "giro di boa" generazionale

Il `giro di boa` generazionale

- E’ lecito notare con qualche apprensione il solitario ed oscuro spazio in cui oggi pare si releghi l’esperienza degli ante-nati.

In tal direzione, è altresì lecito pre-occuparsi del momento in cui, ad un successivo, futuro, giro di boa della Storia quotidiana, apparirà all’orizzonte la generazione dei “figli”, non più accompagnata né sostenuta, per esaurimento d’autorevolezza, dai rispettivi “padri”.

Certamente, tale personale pensiero può essere mal riposto, immotivato nella sostanza, visto il ricorsivo processo di avvicendamento tra generazioni, che il trascorrere del tempo da sempre impone nell’affrontare le prospettive del presente.

In specie, già nell’attuale passaggio di consegne, rimarco l’impressione di assistere ad uno spettacolo inquietante rispetto ad un più o meno recente passato, laddove l’impegno socio-culturale individuale, nella sua funzione ri-costituente, se nel passato conservava risaputo valore e riscuoteva adeguata attenzione, nel presente non pare suscitare altrettanto fascino e dedizione.
Proprio nella ricorsività di tali passaggi, tranquillizzante ex sé, pare oggi ravvisabile una tendenziale incuranza per l’essenza stessa dell’Uomo e della sua Storia, ormai di-stratta ed obnubilata da una monologante ideologia performativa, cronofaga, oltremodo personalistica.

Ciò si manifesta, tra l’altro, nel paradigma del manifesto di un cambiamento a tutti i costi, posto quale epocale ed improcrastinabile grida tra un prima ammalorante ed un oggi riscattante.

Ad instillare questo pensiero contemporaneo è, tra l’altro, l’involuzione umanistica, ed anche umanitaria, orientata istintivamente in una dimensione scenografica: avvezza, per una certa umana indole, più alla brama di “avere”, di “potere” e di “valere”, scomodando P. Ricoer, che ad un intento sanamente “rivoluzionario”, con cui contrapporsi al
manieristico individualismo.

Nell’evitare un drastico smottamento di terreno sotto i piedi, la cui testimonianza (come sempre nelle umane vicende) non potrà che apprezzata solo a “frana” avvenuta, la “dimensione di futurità” è di fatto conchiusa nel volontario disgregamento di valori esistenziali. E, in parallelo, nella superfluità assegnata, di fatto, alla Cultura umana.

In sintesi, la segnalata pre-occupazione nasce dall’idea che si possa, con successo, sdoganare la regola dell’indifferenza ed incuranza per la Storia, e deprivare il presente degli effetti del passato, considerandolo un inessenziale bagaglio di viaggio.

Domenica 4 novembre 2018 alle 10:30:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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