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Ultimo aggiornamento ore 20.35 del 23 Ottobre 2019

Il legame tra sentimento e sacrificio

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Il legame tra sentimento e sacrificio

- E’ lampante quanto l’essere umano, senza implicazioni di genere, abbia una sorta di ritrosia nel tesaurizzare il bagaglio delle passate esperienze, dirette ed indirette. Stenti nel fruirne come risorsa, stenti nell’allinearne le esperienze quotidiane.

In specie, aprendo un sipario sul frau-dolente legame tra “sentimento” e “sacrificio”, diviene fondo sdrucciolevole il semplice osservare le proprie vicende affettive con “occhi nuovi”: quelli stessi che, citando Iris Murdoch, “ti permettono di vedere il mondo dopo aver smesso di amare”.

Pur ritenendo vana ogni generalizzazione, si rende tuttavia utile, anche per brevità, dis-aggregare l’ “essere umano”, distinguendo i generi, il maschile dal femminile, giacché in essi sono rilevabili, nei rispettivi comportamenti, oceaniche disparità, ataviche differenze.
E’ indubitabile che, in medias res, la donna concepisca l’ambito familiare e sentimentale in termini più solidali e dedicati rispetto al proprio alter-ego maschile.

Con ciò, intendo ricollegarmi ad un recente incontro, organizzato dalla Fondazione Teatro Carlo Felice e con la partecipazione di Gianna Schelotto, riguardante “il melodramma italiano ed i risvolti delle passioni femminili”, riportando in capo alle attuali protagoniste femminili la infausta sofferenza del dato sociale rappresentato.

E’ comparazione affidabile notare che, trascorsi vissuto e patimenti individuali, la natura del genere femminile sia giunta nell’era iper-tecnologica, pur attraversando epocali rivoluzioni sociali e culturali, senza definitivi discostamenti da un’etica dell’abnegazione e da un “codice materno”, malgrado tutto, sempre pronti a manifestarsi.

Diciamo che certe trame operistiche e certi drammatici esiti narrativi, imperniati su violenze e soprusi sempre subìti per mano del “potere” maschile, possono richiamare taluni nefasti comportamenti ed accadimenti dei giorni nostri.

L’idea che il genere femminile venga, di default, comodamente considerato, da quello maschile, “più natura che cultura”, mutuando una eloquente definizione della Schelotto, formula un preciso stereotipo di relazione affettiva e rimanda a quanto, talvolta, “l’innamoramento sembra decidere il destino dell’individuo” (della donna, in particolare).

Tratteggio l’ipotesi di una donna contemporanea, “storicamente” immolata ad un legame elettivo ed indissolubile tra sentimento e sacrificio, tenacemente persistente anche quando le si pone l’esigenza di “pensare quanto ho sofferto per un uomo totalmente inadatto a me”, scomodando Proust.

Rafforzando il concetto con J.S.Mill, secondo cui “nascere femmina, piuttosto che maschio, non può decidere della difficile sorte individuale per tutta la vita”, concludo sommessamente col ritenere che “quando una donna incontra qualcuno che si fa in quattro per lei, è sicuramente una pizza”.

Domenica 5 maggio 2019 alle 10:20:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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