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Ultimo aggiornamento ore 15.00 del 15 Ottobre 2019

L'arte del "Resin Food"

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

L´arte del `Resin Food`

- L’immagine di un insetto fossile intrappolato nell’ambra preistorica ha ispirato le notazioni scientifiche liberamente servite, tra l’altro, alla narrazione della saga spielberghiana sul risuscitamento dei dinosauri.

Digredendo, segnalo un’idea di progetto inversamente compatibile denominato “Resin Food”: racchiudere in un cubo di “resina” trasparente, non solo oggetti, ma anche cibi pronti da mangiare.

Se, nel primo caso, le scoperte del sequenziamento genetico dei fossili paiono aver definitivamente accantonato il recupero di DNA preistorico, nondimeno fossilizzare un tornito panino del McDonald’s, simbolo di una Società dai consumi veloci, nel secondo caso, pare un progetto creativo cui porre enfatica attenzione.

Trattasi, prima ancora di tramandare nel futuro, di preservare ed esporre nel presente dolci tipici & frutta di stagione, ibernati in un prisma trasparente.

Sulla falsa-riga degli “imballaggi” di Christo, questa teca di “resina” può contenere ed immortalare, ad esempio, un colorato e gustoso “macaron”, esonerandolo dall’usura del tempo, dall’ alterazione alimentare.

Per qualche misterica analogia, aleggia il Dorian Gray di Oscar Wilde: l’immagine del ritratto accumula gli effetti dell’età e delle vicende, mentre la persona in carne ed ossa ne resta affrancata, permanendo nel proprio giovane aspetto.

Cosicché, un tipico dolcetto pugliese (terra di nascita dell’artista in parola), prelevato pari-pari in una pasticceria ed all’uopo resinato, si tramuta in modello da esposizione perenne, in semioforo.

L’arte è idoleggiamento, padroneggiamento dell’immagine sulla realtà; come anche, senza stupirsi del parallelismo, il recupero duchampiano di oggetti di uso comune, i cosiddetti ready-made, tipici dell’era della “riproducibilità tecnica”, e la loro trasmutazione in opere d’arte.

Sia come sia, il talento di Alessio Spampinato, questo artista e designer contemporaneo, gli ha consentito di resinare gli alimenti (da cui la semantica denominazione “Resin Food”), per un felice uso esterno ed estetico.

Potremo così collezionare una serie di artefatti culinari, fino ad oggi inosservati sotto tale lente espressiva: artefatti, inalterabili ed esteticamente appetibili, simboli del “dolce” fluire del tempo.

Domenica 26 maggio 2019 alle 10:35:54
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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