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Ultimo aggiornamento ore 11.15 del 21 Aprile 2018

L'idea ingloriosa del chiarimento

L´idea ingloriosa del chiarimento

- Può un “chiarimento” tra 2 individui, tanto più preteso da una parte sola, condurre alla risoluzione di una incomprensione, alla ricomposizione di un rapporto?

Il lapidario e multiplo quesito non è privo di valenza pratica, poiché se il proprio carattere o l’impronta educativa non ha impedito tale artificioso ed inglorioso innesto, la questione rischia di inclinarci in una quotidiana chisciottesca tenzone con le proprie idealistiche rappresentazioni.

Per dirla (e scriverla) meglio, se, da un lato, il dialogare, visto come contemporanea rielaborazione del metodo maieutico, detiene una generica quota di successo, dall’altro, l’intendimento di “chiarire”, di soffermarsi su incomprensioni di concetti e modalità, rinvia il proprio ultimativo esito ai parametri della ricorsività dell’evento e della qualità relazionale dei soggetti in campo.

Preso atto del clima alterno che, mediamente, regola i rapporti interpersonali, va messa in forse l’idea intrepida, seppur lecita, di ristrutturare relazioni affettive disomogenee, affrontando de visu, volta a volta, vertiginose “differenze”.

Questa è la reazione a spada tratta dinanzi a percepite ambiguità, mancando non di rado la sufficiente contezza di quanto tali “differenze” siano già di per sé pregiudicanti, anche, si ribadisce, in base alla frequenza ed alle modalità con cui si manifestano.

La costante disapplicazione della regola aurea del “simile conosce simile” e, viceversa, il costante appello a soluzioni rabberciate, non potranno fare il miracolo, né saldare parti tra loro chimicamente inconciliabili.

La volontà del “chiarimento”, meritevole intento dialettico, incarna, in questo contesto, il tentativo utopico, quantomeno miope, di intravvedere reciprocità e punti in comune, là dove non ne esiste che una flebile e parziale traccia.

Pur ciascuno anelando ad uno status affettivo ideale, insiste tuttavia, in tale protensione, il rischio di collocare il proprio tempo emotivo fuori delle coordinate del benessere, perseverando in relazioni più macchinose che dilettose.

In simili evenienze, coinvolgenti l’intera sfera degli affetti sociali, si riconosca fin da subito la connotazione infruttuosa di un tempo personale gravato di alternanze patemiche.
Presupposto utile solo per una glorificazione postuma.

Domenica 10 settembre 2017 alle 10:00:25
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