Genova Post La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
telefono redazione 010 8935042
fax redazione 010 8934973
Ultimo aggiornamento ore 13.30 del 14 Ottobre 2019

L'obiettore di conoscenza

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

L´obiettore di conoscenza

- L’affermazione di Sartre, “l’uomo é una totalità, non una collezione”, trova quotidiano riscontro nella natura rivelatoria di un qualsivoglia comportamento.

Ciò non significa schedare, né essere schedati. Tantomeno scrutarci diffidenti, nella reciproca conferma di qualche incongruità: un’ansia da occhio indagatore, alla “grande fratello”, in cui l’odierna società iper-tecnologica, giorno dopo giorno, ci relega.

Significa semplicemente supporre, per coerenza olistica, una inter-relazione tra singole modalità ed una loro restituzione ad integrum, ad una unità originaria.

Il contesto lavorativo è utile a calibrare la premessa, giacché il ruolo dell’uomo, nell’identificarne la rispondente funzione, relaziona sul grado di riconoscimento sociale.

La dinamica in premessa, ispirata alla tragi-comica “narrazione fantozziana”, può così consistere in certa nutrita e periodica rassegna di svaghi aziendali fuori-orario (perlopiù attuati nelle piccole aziende private e, perlopiù, per impulso del “capo”).

A tal proposito, è noto che l’impulso conviviale in un contesto aziendale, quando non proviene dal vertice, non sortisce scrosciante plauso. E, fuori da un “canonico obbligo”, tende ad innescare un fronteggiamento ideologico tra chi obietta e chi sostiene.

Gli obiettori, da una parte, riconoscibili nel loro distaccato silenzio-dissenso e nella malcelata speranza che la proposta non si realizzi (sulla falsariga del “cane dell’ortolano” di Lope de Vega che non mangia l’insalata e non vuole che altri la mangino); i sostenitori, dall’altra, riconoscibili nella ardita volontà di perseguire l’obiettivo, malgrado la scarsa adesione ottenuta ed il malcelato sarcasmo degli altri.

In tale contesto, è possibile valutare una prima dinamica di “comportamento”: la pronta risposta di accoglienza dell’iniziativa degli uni e, all’opposto, l’assenza di segnali di risposta degli altri.

Già di per sé, ciò traduce la “difficoltà” in cui languono le relazioni umane, in specie lavorative, in cui la forzosa con-vivenza resta incasellata in quegli stessi schemi gerarchici che la “narrazione fantozziana” ri-assume profeticamente.

Pertanto, nel trascurare la fisio-logica quota degli “assenti per giusta causa”, distinta per il gradimento mostrato e per l’auspicio di una futura riedizione, oriento la narrazione sull’ “obiettore di conoscenza”, sempre ostico alle novità e sempre impedito nel parteciparvi, causa una iperbole di millantati impegni.

In sintesi conclusiva, il radicamento verso frequentazioni più domestiche e ristrette manifesta, tra l’altro, una visione individuale divergente da quella di una “libertà come fatto plurale e relazionale” (cit.).

Sia come sia, il comportamento dell’“obiettore di conoscenza”, avviluppato tra “le spine & le erbacce” di tale radicamento, espone, pur nell’irrilevanza dell’episodio, una visione alterata del convivio e del suo valore.

Domenica 7 luglio 2019 alle 10:50:57
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie Genova


































Per la tua pubblicità su Genova Post sfoglia la brochure

Privacy e Cookie Policy

Liguria News