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Ultimo aggiornamento ore 13.30 del 14 Ottobre 2019

La carcerazione familiare

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

La carcerazione familiare

- La “famiglia”, istituto educativo per eccellenza, non di rado ha posto (pone) un limite invalicabile alla prole, asservendone la personalità e rivendicando egoisticamente scelte e desideri.

E’ stata (è) altresì il luogo dove, privatamente, esercitare un’autorità stile “pater familias”, dove manipolare scelte filiali in funzione di inconfessate rivalse genitoriali, dove instaurare, con modalità anche ricattatorie, di generazione in generazione, condizioni effettive di dipendenza affettiva.

Dinanzi alla perversità di tali opzioni, adottate sotto l’apparenza di buoni sentimenti e buoni consigli, la famiglia ha espresso in sé, e nei risultati educativi conseguenti, la sua impenitente eredità.

L’odierna veste protettiva ed ansiosa che esercita, dovuta anche all’innalzamento dell’età genitoriale, ne esemplifica l’esito de-generativo.

L’infinità di testi sulla complessa tematica, ponendola a caposaldo della Società, non invalida o sconfessa la premessa di riconoscere nella famiglia una ricorsiva “funzione carceriera”, laddove invece il suo ideale italico può cogliersi, tra l’altro, nell’omonimo film di Scola o nel dipinto “La famiglia Bellelli” di Degas.

Per questo motivo, diviene dilemmatico consegnare un consenso monolitico a tale tipo di istituto affettivo, in specie quando esso appalesa in capo ai genitori l’implicato intento del possesso coercitivo sui figli.

E’ opportuno contrappuntare tale “archetipo unilaterale, apollineo, ragionevole, regolamentato”, proclamando, provocatoriamente, il concetto di distacco, sulla falsariga di quanto si trova nella narrazione biblico-evangelica di Matteo e nel costituirsi l’ “attaccamento”, all’opposto, come “scandalo intollerabile”, citando Cioran.

Sia come sia, l’individuo che pretende il distacco dalla famiglia non può che ergersi solitario e snaturato, seppur costituisce una reazione all’inebetimento generazionale in atto, il cui odierno manifestarsi ha evidenti prodromi nel descritto asset familiare ed evidenti effetti in quello sociale.

E’ un “pensiero senza corrimano”, estrapolando una definizione della Arendt, quello critico verso la “famiglia”, quale baluardo del successo educativo.

Nondimeno essa non potrà sottrarsi, come tutto il resto, all’idea di una “mutazione eu-genetica”: che tuttavia nulla può avere a che fare con il cosiddetto “gene-editing”, già interpretato, pare, come altro strumento manipolativo. In questo caso, pre-natale.

Domenica 12 maggio 2019 alle 12:45:04
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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