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Ultimo aggiornamento ore 08.30 del 17 Settembre 2019

La figura della "mamma-bis"

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

La figura della `mamma-bis`

- “Di mamma ce n’è una sola”.

Una frase il cui contenuto pare tanto scontato quanto sacrosanto: tuttavia non sempre corrispondente ai fatti.

Intendo con ciò sostenere che il nostrano sistema educativo-culturale ed i comportamenti affettivi conseguenti sono, giocoforza, tali da generare e riproporre repliche su repliche.

Cosicché, da un lato, certi effetti li subiamo, ci capitano addosso senza esserne noi minimamente la causa; dall’altro, certi altri ce li confezioniamo con le nostre stesse mani, come un capo sartoriale su misura.

In quest’ultima direzione, tanto antipatica a nominarsi quanto praticata, è inquadrabile la malcelata urgenza del genere maschile di improntare la “vita di coppia” ad una realtà che offra, più o meno dolosamente, le stesse condizioni del proprio vissuto familiare (persino Rimbaud, nel suo soggiorno commerciale in Abissinia, convisse con una ragazza, stante usanze locali che non vedevano di buon occhio un uomo solo).

In soldoni, trattasi di un’idea di coppia in cui la figura della “mamma-bis”, magistralmente impersonata dalla partner, si affianca, prima, e si sostituisce, poi, alla figura della “mamma” tradizionalmente intesa.

Trasponendo un pensiero di Thesiger, secondo cui “al mercato dell’esistenza le cose si acquistano non con denaro ma con i fatti, con azioni concrete”, si prenda atto delle dinamiche fisiche mediamente sussistenti nella coppia, che, sebbene secretate da ermetica privatezza, si possono facilmente osservare.

In questa direzione, la “mamma-bis”, replica della presenza materna, è una figura (non solo) estetica, riscontrabile con (in)discreta frequenza nelle più disparate rappresentazioni sociali.

E’ quindi ri-badibile, senza ulteriori equivoci, l’intento del genere maschile di programmare, giammai dismettendo la funzione di “figlio”, una ri-edizione aggiornata del contesto domestico.

Ciò si invera, massimamente, fondandosi sul “codice materno” della compagna, in cui ri-trovare la stessa la protezione, lo stesso sostegno e la stessa cieca approvazione che, in media, la madre esprime a prescindere per la prole maschile.

La figura della “mamma-bis”, ben diversamente dall’essere immaginazione o prodotto di uno stato allucinogeno, è l’ennesima grottesca replica di uno spettacolo che generosamente il genere femminile offre al genere maschile, laddove il primo esalta la propria funzione di supporto ed il secondo ri-assume l’esito di una malsana educazione nella dimensione coniugale.

In sintesi, in un’epoca indipendentista ed individualmente competitiva, la dinamica affettiva si piega al compromesso, tende a smottare nel rituale pateticamente egoistico del maschio domestico.

Domenica 25 agosto 2019 alle 11:00:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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