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Ultimo aggiornamento ore 08.00 del 17 Giugno 2019

La soluzione della castità

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

La soluzione della castità

- Non è semplice calibrare un pensiero in materia di “sesso” e, in specie, sulla compulsiva protensione che ne esprime l’uomo.

Tuttavia, malgrado la complessa disputabilità del fenomeno, considero centrale l’aspetto neurotico che si registra quotidianamente nella qualità d’espressione di tale desiderio.

In relazione infatti all’ossessività dell’argomento, quantomeno nella mia “immacolata percezione” (cit. Wittgenstein), ne consegue l’accorato biasimo per una visione sesso-centrica alterata, quale parametro di un certo malessere social-esistenziale.

Non vi è dubbio che il tempo presente contempli un individuo social-mente scomposto, dedito alla prevalente frequentazione di un mondo virtuale, affiancatosi ad uno quotidiano già di per sé alienante.

Pertanto, la componente “sesso” (tralasciando la dipendenza da sex addiction) assurge sempre più a mito, laddove l’uomo, rimestando tra le esaurite riserve del proprio intelletto, la eleva a suggello di narcisistica felicità.

Pur nella generale comprensione della vexata quaestio, trattasi in specie di una “elevazione” psicologicamente gracile, dagli effetti socialmente revulsivi, che tende coerentemente a declinare nella onnipresente logica consumistica.
Similmente artificiosa ed ingannevole, nei presupposti e negli evidenti esiti, é la concezione laterale secondo cui la “coppia”, come paradigma emozionale, si regga sull’ erotismo.
In verità, essa assume in sé, differentemente da frementi premesse pulsionali, il significato di rimedio a quella solitudine affettiva e sociale magistralmente rappresentata nel film “The lobster” di Lantamos.

In soldoni, la forsennata celebrazione del “sesso”, ampiamente somministrata anche per ammiccamento mediatico, resta tragicamente destituita di valori affettivi solidi, degradando un sano e legittimo “desiderio” in un “bisogno” meramente consumistico.

Resto senza parole (infatti scrivo) dinanzi al quotidiano com-pulsare di tal effluvio di rozze banalità e di triviali pruderie, come vana ricerca di felicità, come compensazione di una smarrita “restitutio ad integrum”.

Poiché “la materia appetisce la forma, così l’uomo appetisce il nuovo, non il meglio”, scomodando Maritain, l’essere umano iper-civilizzato vede nel “nuovo-in quanto-tale” , in specie nella ricerca di un rapporto fisico effimero ed occasionale, la propria rivalsa su un “passato” ormai demodé.

Non intendo invocare per l’uomo il metodo riproduttivo asessuato, né richiamare condizioni familiari arcadiche, né oppormi alla naturalità ed alla gradevolezza del richiamo erotico.

Si renderebbe opportuna tuttavia una ri-formulazione intellettuale più affine all’esistenza umana e meno raggelata tra molti inessenziali “bisogni”.

Ecco apparire d’incanto la soluzione della “castità”: che, se ben ricordo, Tolstoj proponeva, opponendo, all’ altrui obiezione di estinzione umana, la precedente analoga sorte dei Dinosauri.

Domenica 14 aprile 2019 alle 11:00:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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