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Ultimo aggiornamento ore 11.00 del 15 Dicembre 2019

La speranza nel mondo-famiglia

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

La speranza nel mondo-famiglia

- Seriamente, rischia l’estradizione chi vede il “mondo” come “una grande famiglia”.

Il punto di vista diventa reato morale proprio nella misura in cui innumerevoli sud-divisioni incistano e ritagliano il mondo, in nome della religione, dell’economia, del colore della pelle, e così via.

La “famiglia”, in questo senso, seppur estensivamente confacente ad un’idea globale, é un pensiero inattuale, controcorrente, poiché postula l’altro come un bene da accogliere (e analogo bene ripone nel sentirsi accolti). E non concede di considerare lo “sconosciuto”, lo “straniero” in quanto tale, una fonte di pericolo latente.

Controcorrente è provare a mettersi nelle scarpe dell’altro, proprio per l’apertura che offre al percorso solidale, alla condivisione, al rafforzamento del legame inter-personale.
Per altro verso, visto che la citazione “nessun uomo è un’isola”, scomodando John Donne, non casualmente, è diventato slogan pubblicitario, non è neppure casuale che ciò conduca e sostanzi, in qualche modo, la presente direzione narrativa.

D’altronde, la pubblicità è il luogo tipico dove, più efficacemente, si rappresenta e si intercetta l’opinione pubblica in termini di bisogni personali elaborati da altri. Ciò che vediamo ed ascoltiamo in pubblicità è specchio dei nostri tantalici desideri, promemoria, wishlist.

Così, in una società ormai compromessa, basta il richiamo formale al concetto di famiglia per assegnare spessore etico e per accreditare valore al messaggio. Ed orienta, per simpatia, le persone al consumo.

Sia come sia, la finalità commerciale governa la scena: appena fuori da questa logica edulcorata, accennare ad un’idea globale e solidale del mondo rientra nella sovversione. O nell’ingenuità.

In buona sostanza, quando prevediamo per noi varie “visioni del mondo”, possiamo: o “andare al cinema”, scomodando una citazione di Max Weber, o relazionarci con gli altri, abbandonando quegli schemi post-colonialisti che sopravvivono implicitamente in ogni menzione che distingua tra alto e basso, tra destra e sinistra.

E’ tuttavia prodigiosa e provvidenziale l’idea di persistere nel vedere il mondo come famiglia: perché tale visione, aperta ed alimentata dallo scambio, finalmente depurata di fredde implicazioni commerciali, considera lo “sconosciuto” per la speranza che davvero rappresenta.

Domenica 10 novembre 2019 alle 09:00:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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