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Ultimo aggiornamento ore 21.25 del 10 Dicembre 2019

Lo snobismo di specie

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Lo snobismo di specie

- Non ha senso compiuto l’intendimento di screditare, sempre e comunque, il prodotto mentale umano.

Ed anche se l’intendimento ottiene un certo credito, nondimeno ne sussiste l’assurdità, giacché riguarda una realtà comune, espone l’appartenenza ad una unica specie. Stante l’evidenza, malgrado ogni volontà negatoria, di un prodotto a tratti eccellente, in coerente ossequio alla Storia dell’uomo.

Per altro verso, nella soggettività della scelta del termine “cianfrusaglia” si esprime la direzione dispregiativa per una quota di pensiero inessenziale e svilente, che emerge (anche) da uno strumentale esercizio del dialogo: l’idea insana di differenziare ed escludere, piuttosto che unire ed includere.

Trattasi solo di una personale considerazione, forse anche mal riposta ed ingiustificabile, che tuttavia emerge da un partecipato ascolto di ordinarie confidenze.
Sia come sia, la pubblica socialità dell’ “umanottero” (cit. Aldo Busi), obnubilata ed inibita da sospetto e malfidenza, raramente si manifesta: e quando accade, tende a condursi per futili finalità e scomposte modalità.

Sono proprio i “luoghi pubblici” un buon medium in cui intercettare ed aggiornare quei “luoghi comuni” che incalzano i pensieri, le parole e l’esistenza dell’individuo, mutuando la considerazione di Nanni Moretti: “chi pensa male, parla male e vive male”.

Un’esistenza avviluppata in presupposti stereotipati e propensa ad occuparsi, per statistica, più delle inesauribili “sit-com” televisive e del “gossip” (trasmissioni e riviste di settore non a caso proliferano), che delle “circostanze” che ci riguardano come individui morali e come comunità.

“Io sono io e le mie circostanze: se non salvo loro, non salvo nemmeno me stesso”, scomodando Ortega Y Gasset, enuncia l’appartenenza dell’individuo al suo contesto, alla sua storia: bene unico ed indissolubile.

In sostanza, allo stato attuale dell’arte, appare evidente che non si possa aspirare ad una evoluzione di pensiero complanare all’evoluzione tecnologica in atto. In soldoni, l’indicatore teorico qualitativo di pensiero non va di pari passo con la qualità della comunicazione di rete e dell’iper-tecnologia.

In tal senso, la civica comunicazione si colloca su un piano inclinato, su una “sintassi di crepe e fratture”, malgrado la tematica del progresso mai come ora risulti enfatizzata.

In conclusione, lo “snobismo di specie”, che l’essere umano riserva ad ogni “altra” forma vivente, ed un mai sopito “snobismo di razza” dettagliano, con un’eloquenza che non richiede parola, la risacca del pensiero presente.

Domenica 29 settembre 2019 alle 10:00:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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