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Ultimo aggiornamento ore 16.41 del 6 Dicembre 2019

Noi siamo colloquio

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Noi siamo colloquio

- In contiguità al fenomeno social-mediatico, percepisco una fuorviante distonia nel significato che pare assegnarsi al termine comunicazione.

Per inquadernare la questione, concentro tale significato nell’atteggiamento di chi osserva e descrive il mondo esclusivamente dal e per il proprio angolo di interesse.

La considerazione scaturisce da ogni occasione aggregativa pubblica, in cui lo “stile” che anima il rapporto sociale pare rivelare finalità individualiste ed attivare rapporti palesemente farlocchi.

Per altro verso, la comunicazione, in senso generale, è anelito (anche) dell’individuo contemporaneo, giacché egli, nella sua ambizione, lo pone a criterio dei tipici rapporti desideranti.

Non per niente, il desiderio di conseguimento di adeguato livello sociale si rivolge non di rado al vezzeggiamento adulatorio di chi, in quella certa circostanza, costituisce uno step per giungere alle proprie mire. Viceversa, la comunicazione ordinaria e spontanea, esauritane temporaneamente la scorta, pare collocata nell’apatia.

E’ ovvio che una quota esigibile di verità si riveli anche nel comportamento utilitarista, laddove affabilità e cortesia, insabbiate in astratte enunciazioni perbeniste, divengono modalità compresenti ed a ciò finalizzate.

Alla fin fine, stante il logorante esito dei rapporti odierni, pare infruttuoso intrattenersi solo in base ad aspettative di utilità. Nella pro-tensione individuale al dominio, andrebbe attenzionata con maggior cura la logica conciliante e gratificante che attiene alle relazioni in sé, senza altre avulse parametrazioni.

A tal proposito, é deludente ogni dissimulazione, ogni ostentazione, ogni falsificazione, animata all’idea di un prosaico esaudimento. E’ sotto i nostri occhi quanto l’epoca della comunicazione si renda funzionale, per involuta affinità, a dinamiche commerciali. E quanto ciò abbia progressi-vamente trascurato, se non escluso, l’intenzionalità aggregante.

Il dato evidente colloca nell’accreditamento etico la quota di umanitarismo disponibile, ciò avendo poco a che fare col beneficio, di cui il dialogo è (sarebbe) costante portatore.

In questa tornata dell’evoluzione umana, “s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni”, citando Francesco Guccini, mi limito a deplorare la comunicazione quando si appella unicamente a tal logica mercantile.

In buona sintesi, oggi non risulta facile intravedere spazi in cui apprezzare e capitalizzare l’affermazione di Holderlin: “noi siamo colloquio”.

Domenica 1 dicembre 2019 alle 09:05:58
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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