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Ultimo aggiornamento ore 19.30 del 9 Dicembre 2019

Patimento & sentimento

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Patimento & sentimento

- “No, non mi lasciare, non mi devi rovinare” è un ritornello, estrapolato da una nota canzone d’amore del 1959 di Rocco Granata: comoda ed utile per riecheggiare, nell’attuale vagolare dei sentimenti e nel drammaticità delle relazioni più o meno infrante, l’invocazione dell’uomo sedotto ed abbandonato.

L’argomento, nell’ottica di una sua normalizzazione, implica un duplice e legittimo quesito: che fine fa quell’animoso ed incondizionato sentimento che connota l’inizio di ogni rapporto di coppia? Com’ è possibile che un sincero sentimento possa, nel tempo, mutarsi in rabbia, rancore ed ostilità?

Un falso enigma, tutto sommato, visto che la puntuale risposta conduce implacabilmente a definire carenti i presupposti di qualità assegnati in origine a tale sentimento.

Si espone infatti alla contraddizione la circostanza per cui un “sincero sentimento” sterzi drasticamente in tutt’altra direzione, diverga nel suo opposto.

Sia come sia, il ritornello in premessa, ora provocatoriamente strumentalizzato nel suo significato letterale, non presumeva di certo la preoccupazione dell’abbandono per le sue conseguenze materiali, non implorava la riappacificazione per timore della rivalsa economica della partner. Esso si riferisce al patimento, alla “rovina”, in cui incorre ogni singola esistenza dopo un abbandono sentimentale, nel ricordo della promessa di un affetto sincero ed eterno.

Per estensione, il motivo per cui l’affetto, elargito a larghe mani e con munificenza all’inizio di un rapporto, cessi di colpo, sottoposto allo s-legame delle parti, e si trasformi in disputa, esorcizza senza dubbio l’elemento clandestino ed inquinante che, talvolta, nutre in sé.

La condizione per cui “il bisogno d’amore crea l’amore” insidia sul nascere i rapporti sentimentali, riecheggiando, tra l’altro, la tematica di alcune poesie della Szymborska. Come d’altronde, probabilmente, li insidiava, seppur in modi e toni diversi, ai tempi del ritornello in parola.

Tanto accade oggi, in più, forse, rispetto ad ieri, in un mondo metropolizzato ed innestato di una competizione esistenziale, fondata perlopiù sull’apparenza.

Una animosa e costante gravitazione intorno all’idea dell’anima gemella, teoricamente avvistabile ad ogni angolo brulicante di strada, alla Walt Whitman, o, con maggiore frequenza, su qualche “social”, concentra nell’urgenza una consistente mole di bisogni.

Fatto sta che proprio per la tipologia stessa del “legame” può conseguire una lunga catena di effetti collaterali incontrollabili.

Per concludere, visto che ogni “innamoramento sembra decidere il destino dell’individuo”, la dissensione, il dissidio interiore di opposti sentimenti, non può considerarsi un fenomeno d’eccezione.

Finché la tematica amorosa tenderà ad impattare su un’insana narcisistica differenziazione di genere, l’edificio morale che la ospita non potrà che avere una struttura valoriale precaria.

Per cui, se già nella buona sorte i “valori economici” prendono il sopravvento, figuriamoci nella cattiva.

Domenica 6 ottobre 2019 alle 10:30:27
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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