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Ultimo aggiornamento ore 20.00 del 16 Novembre 2018

Il dolore degli sfollati «L'abbiamo visto crollare, siamo rimasti pietrificati... Noi siamo nati in queste case»

Angelo e Brigida sono due degli sfollati di via Porro, entrambi nati in quelle case prima della costruzione del Morandi

UN DOLORE SENZA FINE
Il dolore degli sfollati «L´abbiamo visto crollare, siamo rimasti pietrificati... Noi siamo nati in queste case»

Genova - Oggi è il giorno in cui gli sfollati possono tornare nelle loro case, abbandonate dallo scorso 14 agosto, per recuperare quanto possibile dalle loro dimore. Difficile poter capire cosa si provi in una situazione simile. Due persone, nate in queste case che hanno visto sia la costruzione che il crollo del ponte, ci hanno provato a raccontare come hanno vissuto la tragedia e come adesso affrontano la condizione di sfollati.

La storia di Brigida - «Stamattina ero disperata, sono sveglia dalle 4 di notte e penso. Adesso ho smaltito un po' di rabbia e sto cercando di recuperare un po' di serenità perché se entri lì con l'agitazione è il panico». Racconta questo Brigida, lei che è nata in quella casa di via Porro a cui, purtroppo, oggi pomeriggio dovrà dire addio per sempre. «Cercherò di prendere quello che riesco, poi vedrò. Tanto è tutto incerto» continua Brigida: «noi entriamo in quelle case senza sapere cosa troviamo. Io per fortuna il frigo l'ho svuotato».
Sugli oggetti da recuperare le idee non sono ancora ben chiare: «Penso di entrare in casa mia e recuperare i vestiti invernali, perché ora fa freddo. Avevo preso tutte cose estive con l'idea di poter tornare. In casa ho le macchine da cucire, gli strumenti musicali, poi ci sono il televisore, l'aspirapolvere, il microonde... Non so a cosa dare la priorità».
Brigida ora è lucida, ci racconta dettagliatamente tutto quello che le è successo: ma in quel tragico 14 agosto tutto è stato ben diverso. «Quando è crollato il ponte io ero alla finestra, l'ho visto cadere davanti ai miei occhi, ero pietrificata» ci racconta, ancora sotto shock solo a ricordare quei tragici istanti: «Ho fotografato l'accaduto, ma inizialmente non avevo l'idea di andarmene. Quando ho iniziato a ricevere chiamate che mi dicevano di fuggire mi sono resa conto di cosa stava succedendo: ho preso i miei cagnolini e sono scappata».

Angelo e quel pilone "maledetto" - Anche Angelo è nato qui, in via Porro, pochi anni prima di Brigida, qualche tempo prima della costruzione del Morandi: «Nella mia vita mi sono trovato davanti a tante cose traumatizzanti, anche cadaveri tritati, ma quando ho visto il ponte crollare davanti ai miei occhi sono riuscito solo a chiudere la finestra e a scappare. Sono rimasto senza fiato».
Il tempo è passato, ma tutto quello che ha vissuto in quei luoghi per Angelo è davvero indelebile. Sono davvero tanti i ricordi d'infanzia che lo legano a via Porro, a via Fillak, a quel ponte che ormai era diventato quasi uno di famiglia: «Da piccoli giocavamo nella sabbia del cantiere per il ponte» ci racconta malinconico, «e anche Brigida giocava con me: io avevo 10 anni, lei 8. Negli anni '60 c'era un altro traffico, molte meno macchine, potevamo farlo senza rischiare nulla. Questo ponte è stato costruito a blocchi come i lego, io l'ho visto coi miei occhi: lo hanno messo su a pezzi. E ora devono fare lo stesso: il Morandi non va fatto saltare, va smontato pezzo per pezzo così come è stato messo su».
Dalle sue parole traspare il dolore di chi non si rassegnerà mai a quello che è successo, a quello che sta per succedere. Alla fine del suo discorso, però, Angelo ci ha raccontato anche un aneddoto particolare: «Quando hanno costruito il pilone che è crollato» vale a dire la pila 9 del Morandi «uno dei muratori impiegati nella sua costruzione è morto. A un certo punto si è staccato uno dei cubi e lo ha schiacciato, uccidendolo sul colpo. Già da allora si diceva che il pilone fosse disgraziato, e ora che è successo tutto questo a me viene solo da dire una cosa: che fosse davvero un pilone maledetto? In fondo è caduto solo lui. Io non lo so, non voglio dire nulla: vi dico solo quello che so».

Giovedì 18 ottobre 2018 alle 11:30:08
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