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Ultimo aggiornamento ore 18.00 del 17 Novembre 2018

Ilva, situazione ancora bloccata. La Fiom: «Genova vuole crescere, ma come fa senza lavoro?»

Questo il responso emerso a margine del tavolo sull'Ilva convocato questo pomeriggio

BISOGNA AGIRE
Ilva, situazione ancora bloccata. La Fiom: «Genova vuole crescere, ma come fa senza lavoro?»

Genova - «Un conto sono persone in carne e ossa, un conto sono i posti di lavoro. Lo abbiamo ribadito, ma io non capisco come si faccia a non capire». Queste le parole del segretario della Fiom Genova Bruno Manganaro a margine del tavolo sull'Ilva tenutosi oggi in Prefettura.

I sindacati - «Genova perde 500 posti di lavoro così, bisogna fare qualcosa». Così Manganaro ha esordito con la stampa alla fine del tavolo sull'Ilva di questo pomeriggio: «Non è possibile oggi? Sì, ma è possibile? Si può dire sia possibile entro il piano di Mittal del 2024? L'obiettivo di mantenere quei numeri occupazionali rimane un obiettivo degli enti locali, del sindacato, di Mittal. Da qui gestiamo tutto, i lavoratori saranno in cassa, va bene, magari qualcuno andrà alla Società per Cornigliano, che "c'è ma non c'è". Io ho qua i documenti, c'è scritto che dal 1 novembre 474 dipendenti potranno essere assunti dalla Società per Cornigliano, ma oggi i due soggetti privati - Mittal e i commissari - ci hanno spiegato che non è possibile giuridicamente, quindi va a finire che si firmano delle cose che non vanno bene, che non esistono. Noi oggi abbiamo posto questo problema, che verte sia sull'occupazione a Genova che sulle persone fisiche, ma le due cose vanno insieme. Ci hanno detto che è necessario convocare un altro tavolo a Roma, e va bene, ma allora io dico fermatevi, non mandate le lettere domani: se bisogna fare una mediazione devono farla tutti, il Governo, Mittal, gli enti locali, i sindacati. Ci vorrà una settimana in più? Mettiamoci una settimana in più, ma che le cose vengano fatte. Siamo strani a Genova, devono capirlo. E se noi cerchiamo di mediare e intanto qualcuno vuole andare avanti c'è qualcosa che non va».
Le richieste sono chiare, ma finora che risposte sono state date? Stando al segretario della Fiom «Mittal non ha dato risposte, il presidente Toti ha cercato di mediare e noi gli siamo andati dietro. C'è bisogno di armonizzare l'accordo di programma? Armonizziamolo. È un obiettivo che vorrei ottenere oggi ma non posso? Ci si lavora: ci diamo dei tempi, punto. Mi sembra un buon compromesso: o forse un'impresa così forte non è in grado di sperare, di darsi un obiettivo come quello di aumentare l'occupazione? Allora c'è un problema. Forse è un problema mio, ma come si fa a diventare 800mila a Genova senza lavoro? Io non lo capisco. Si parla continuamente di occupazione, ma allora qui bisogna dire a Mittal "Ok quelle aree te le prendi ma a queste condizioni": nessuno regala le aree pubbliche per non fare niente. Tutti mi dicono che un terzo delle aree sono inutilizzate, e allora diamoci come obiettivo entro un tot di anni di utilizzarle, magari con dei lavoratori».
«Al tavolo romano» conclude Manganaro «per me ci devono essere tutti: noi sindacati, Mittal, gli enti locali e il Governo. Anche oggi Mittal c'era, e al gran completo. Il messaggio è stato chiaro: mi sembra che tutti lo abbiano capito, il problema e se si può risolvere».

Il presidente Toti - «Il punto qui è applicare un accordo sindacale che è stato firmato lo scorso 6 settembre a Roma e che prevede l'ingresso di ArcelorMittal nella proprietà di Ilva allo specifico dell'accordo di programma che vige per la città di Genova e che tutti riconoscono come ancora vigente, anche lo stesso ArcelorMittal». Questo il commento del governatore della Liguria Giovanni Toti al termine del tavolo su Ilva, secondo cui a questo punto «si tratta di dare garanzie ai lavoratori, di dare garanzie occupazionali e di garantire a tutti il miglior utilizzo delle aree Ilva». «Credo» prosegue il presidente «che ci siano le condizioni per trasporre l'accordo del 6 settembre nell'accordo di programma: abbiamo cominciato oggi a lavorarci, ci ritroveremo nelle prossime settimane, ognuno con il proprio ruolo. Credo che sia un percorso ben avviato: d'altra parte il fallimento della trattativa sarebbe stato un danno ben peggiore per la città». E a chi gli chiede se sussista effettivamente un problema tra posti di lavoro e lavoratori attuali Toti risponde convinto: «Credo si tratti di un problema sostanzialmente teorico più che pratico. Penso che Mittal abbia intenzione di crescere nell'occupazione: rispetterà le assunzioni che ci sono. Credo che alla fine il tema di garantire tutti verrà ampiamente portato a termine dalla gestione commissariale ed eventualmente - per quel poco che potesse essere la differenza - c'è la Società per Cornigliano che potrebbe andarle in supporto nel momento in cui questa scadrà. In ogni caso stiamo parlando di un piano lungo, e io penso che i numeri vadano rispettati nel periodo previsto dall'accordo del 6 settembre - dunque entro il 2024 - e che entro questa data ci siano tutti i tempi per garantire quello che occorre alla città».
«Il nostro obiettivo» conclude il presidente «è che Mittal venga e cresca, e chiaramente che nessuno di coloro che lavorano a Ilva oggi resti senza posto di lavoro - ma questo è già ampiamente garantito dagli accordi firmati -, oltre che di avere più posti di lavoro sul lungo periodo».

Mercoledì 17 ottobre 2018 alle 19:30:52
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