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Ultimo aggiornamento ore 20.05 del 19 Maggio 2019

In coma per annegamento, ma dopo 9 mesi c'è il lieto fine: l'equipe del Gaslini ha fatto il miracolo

Una storia a lieto fine
In coma per annegamento, ma dopo 9 mesi c´è il lieto fine: l´equipe del Gaslini ha fatto il miracolo

Genova - L’Istituto Gaslini è stato contattato alla fine dell’anno scorso dai familiari di un ragazzo albanese di 15 anni che - a seguito di un annegamento presso il lago di Scutari in Albania - era in coma da agosto 2018 in un reparto di rianimazione del suo Paese. Grazie a una raccolta fondi - organizzata grazie al supporto dell'emittente News 24 Albania - i genitori del ragazzo lo hanno dunque trasferito al Gaslini a inizio dicembre: oggi, a distanza di 9 mesi dall'incidente, il giovane è stato finalmente dimesso.

Il salvataggio - «Oggi, a distanza di nove mesi dall’incidente e di cinque mesi dal ricovero al Gaslini, possiamo dimettere e restituire ad una vita normale un ragazzo: un successo ancora una volta di “squadra”, grazie alla perseveranza e alla sincronia dei diversi operatori del nostro grande policlinico pediatrico, che insieme hanno restituito speranza e guarigione ad un piccolo paziente e alla sua famiglia» spiega il direttore generale del Gaslini Paolo Petralia. Ancora una volta il Gaslini si conferma un punto di riferimento non solo a livello ligure e italiano, ma anche internazionale.
«Ringrazio le equipe che hanno salvato la vita a questo ragazzo: ora Musa sta bene e presto tornerà a casa per continuare a vivere guardando al futuro, un futuro che senza le cure prestate qui a Genova probabilmente non avrebbe avuto» ha poi commentato il Governatore della Liguria Giovanni Toti, a cui si è ben presto aggiunto anche l'orgoglio della Vicepresidente e Assessore alla Sanità Sonia Viale: «Siamo orgogliosi di avere sul nostro territorio questo l’Irccs pediatrico, all’avanguardia nelle cure e nella ricerca scientifica. Quello di oggi è uno straordinario risultato, che si aggiunge alla bellissima notizia diffusa poco più di un mese fa sull'intervento di trapianto unico al mondo che ha salvato la vita ad una bimba di dieci anni. Al Gaslini non solo si curano i bambini, ma ci si prende anche cura di loro».

Le condizioni del ragazzo - Musa è arrivato in condizioni generali estremamente critiche per una condizione di grave denutrizione e di insufficienza renale, cosa che inizialmente ha portato i medici a ricoverarlo in Gastroenterologia. Dopo aver stabilizzato le condizioni generali del ragazzo e aver cercato di effettuare una rialimentazione modulata e bilanciata - soprattutto tenendo in conto come all'inizio non fossero valutabili gli esiti del danno cerebrale che il ragazzo aveva subito - i medici sono riusciti a «ristabilire uno stato nutrizionale adeguato», così che ben presto si è riusciti anche a iniziare a rialimentarlo per bocca: si pensi che durante il ricovero al Gaslini ha ripreso 12 kg di peso e 12 cm in altezza. «Un percorso lento e difficoltoso, che alla fine ha prodotto il risultato sperato, con grande gioia e partecipazione di tutto il reparto, che si è affezionato moltissimo a Musa» spiega Paolo Gandullia, direttore dell’UOC Gastroenterologia del Gaslini.
Mentre procedeva la stabilizzazione clinica generale e la rialimentazione è stato avviato immediatamente l’intervento riabilitativo per favorire il recupero della coscienza, della deglutizione, del linguaggio e del movimento. Tutto il team multi professionale della Riabilitazione è stato da subito impegnato con interventi coordinati. Il ragazzo ha raggiunto via via una condizione di coscienza minima fino ad arrivare ad un progressivo “risveglio”: questo ha consentito di lavorare, malgrado la barriera linguistica, con l’aiuto dei familiari al miglioramento delle sue possibilità di relazione con l’ambiente e al recupero del linguaggio.
Nel frattempo si è lavorato al recupero dei movimenti e gradualmente al recupero della possibilità di controllare la posizione del capo e del tronco, così da iniziare a poter stare in posizione seduta, fino ad arrivare alla posizione in piedi ed al cammino. Il recupero del movimento si è dimostrato molto problematico, soprattutto per il braccio destro, deformatosi a causa della formazione di grosse calcificazioni che bloccavano le articolazioni: per questo motivo, il ragazzo è stato sottoposto ad un delicato intervento di chirurgia ortopedica.

Un lieto fine - «Oggi - pur con qualche problema di memoria - Musa è in grado di comunicare in albanese con i familiari e anche un poco in italiano con gli operatori, di camminare con sicurezza e di alimentarsi in autonomia. Proseguirà il trattamento riabilitativo per migliorare l’orientamento, la memoria, e per recuperare, dopo l’intervento, una parziale funzionalità al braccio destro. Il ragazzo nel frattempo ha ottenuto un permesso di soggiorno provvisorio, verrà dimesso oggi dal nostro Istituto e proseguirà il trattamento presso i servizi territoriali della provincia di Cuneo, dove è la residenza dei suoi parenti, con la prospettiva di poter riprendere, alla fine del percorso riabilitativo, una vita normale, sia pur con qualche piccolo adattamento» conclude il dottor Paolo Moretti.

Lunedì 13 maggio 2019 alle 11:30:24
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