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Ultimo aggiornamento ore 09.15 del 20 Febbraio 2019

Trasferimento minori non accompagnati, la spiegazione: «Nessuna fretta, ma necessario e urgente»

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Trasferimento minori non accompagnati, la spiegazione: «Nessuna fretta, ma necessario e urgente»

Genova - Lo scorso 28 gennaio 16 minori non accompagnati sono stati spostati frettolosamente dai centri di accoglienza. In sede di consiglio comunale alcuni consiglieri hanno sollevato la questione, chiedendo debite risposte alla giunta in merito alla fretta utilizzata nell’adempimento delle operazioni in questione.

Urgono spiegazioni - «I minori stranieri non accompagnati sono titolari di diritti pari a quelli delle comunità europee e risulta necessario accoglierli proprio perché soli, soprattutto in virtù della gestione dell’emergenza e del loro reinserimento». Esordisce così la consigliera del M5S Maria Tini, fortemente interessata ad avere delle spiegazioni in merito alla fretta con cui questi minori sono stati spostati dalle CEA. «Ammettendo ci sia stata un’accoglienza impellente e per questo non idonea» continua Tini «perché intervenire con tanta fretta? La necessità di sanare tali lacune delle strutture non deve ricadere sui ragazzi, già abbastanza segnati dai traumi. Solo 4 di questi hanno 16 anni, gli altri si avvicinano alla maggiore età: se si fosse aspettato il tempo utile a risolvere i problemi delle strutture in questione, la maggior parte dei ragazzi avrebbe completato il proprio percorso. Perché si è pensato ora di spostare questi ragazzi?».
Ma non finisce qui. Anche la consigliera del Pd Cristina Lodi ha portato avanti le medesime richieste, aggiungendo inoltre altri dubbi in merito. «Il fatto che i minori non accompagnati fossero inseriti nelle strutture non idonee è stata da sempre una misura temporanea nel momento in cui non ci fosse stato posto in quelle idonee» spiega Lodi: «In questo caso, però, lo spostamento ha assunto modalità più o meno simili a quelle previste nel caso di allontanamenti familiari. In più il fatto che le strutture non siano state avvisate rende ancora più grave la cosa, anche perché in mancanza di genitori il tutore diventa il responsabile della struttura di collocamento. Se fatte bene, queste operazioni devono essere messe in atto a settembre o a giugno, ad anno scolastico concluso o poco prima del suo inizio, o comunque previa preparazione e comunicazione adeguata. Qual è la spiegazione di tutta questa fretta? Perché se è quella economica ritengo che lo studio del caso andasse fatto ben prima. In questo caso sono il rispetto dei minori e l’emergenza a sfuggirci».

La risposta - «I minori spostati dalle CEA sono 12, non 8 come si è letto sui giornali e neppure 16 come si sta dicendo qui» spiega l’assessore alle Politiche educative Francesca Fassio rispondendo ai quesiti sorti nel corso della seduta. «Come si diceva» continua l’assessore, «i minori spostati dalle strutture sono 12: gli altri 4 erano in un centro di prima accoglienza, dunque appena arrivati e non iniziati a nessun tipo di percorso educativo iniziato. Uno dei minori delle CEA, inoltre, era anche appena arrivato, il 3 gennaio per la precisione». «All’interno delle domande che mi sono state poste ci sono anche altre imprecisioni» spiega poi Fassio: «È falso anzitutto che non esista un tutore o che questo compito spetti al responsabile della comunità: il tutore esiste sempre, e se non c’è volontario è il Comune».
Le precisazioni, però, non finiscono qui. «Quando mi sono insediata» racconta l’assessore, «ho scoperto con raccapriccio che i minori non accompagnati – in caso di carenza di posto nelle strutture – venivano collocati negli alberghi (con costi da 40-50 euro a notte) e abbandonati lì. Non c’era un educatore né un progetto educativo, e nella maggior parte dei casi i ragazzi erano liberi di delinquere: non c’era alcun progetto dietro, anche se i costi erano certamente inferiori rispetto a quelli delle strutture. Non so cosa abbia portato l’amministrazione precedente ad agire in questo modo, ma arrivati a questo punto io ho dovuto agire in maniera non frettolosa, ma piuttosto urgente». «Da qualche mese abbiamo finalmente a disposizione delle strutture convenzionate e ad hoc» conclude l’assessore Fassio. «La scelta di spostarli è avvenuta in coerenza col progetto di ciascun ragazzo: li abbiamo semplicemente avviati a centri più giusti per loro, specificatamente rivolti a minori privi di famiglia – anche perché, lo ricordiamo, in questi casi famiglia non ce n’è – e di alcun aggancio sul territorio, se non con la malavita. Le strutture in questione sono state attrezzate per porre attenzione sulla loro storia migratoria, e nessun ragazzo è stato trasferito in strutture per adulti: sono tutte strutture specifiche per minori. Per tutti i ragazzi è stato svolto un incontro preliminare all’interno delle comunità, sempre alla presenza mediatori culturali ed educatori e previo approfondimenti da parte dei tecnici sulle condizioni personali dei minori. Nessun progetto educativo è stato interrotto: la scuola è frequentata solo da uno da questi minori, e l’iter gli è stato chiaramente garantito».

Martedì 5 febbraio 2019 alle 15:30:10
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