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Ultimo aggiornamento ore 18.23 del 11 Dicembre 2018

"Dove vanno a dormire i gabbiani", spettacolo teatrale in scena all'Ortica

`Dove vanno a dormire i gabbiani`, spettacolo teatrale in scena all´Ortica

Genova - «Ci sono giornate in cui vorrei finisse tutto»: da questo sfogo di una madre nasce l'idea di questo lavoro teatrale, che mette al centro della narrazione la solitudine delle famiglie e le crisi che esse attraversano nella gestione di una disabilità di uno dei componenti.

"Dove vanno a dormire i gabbiani" porta sul palco teatrale queste dinamiche, che alternano sogno e attesa a sconforto e talvolta rabbia e disperazione. "Una storia sospesa in un tempo storico non definito chiaramente se non da qualche oggetto scenico – racconta Maria Grazia Pavanello, autrice e regista dello spettacolo che andrà in scena al Teatro dell'Ortica sabato 1 dicembre – e che rimescola il senso di presente, passato e futuro, incatenati attorno alle esigenze di Nenè, la più grande dei tre fratelli, disabile".

Il cuore della storia è la famiglia "e la gestione dei rapporti ad essa interni – spiega – che possono parlare di solitudini, e amore profondo che diventa anche rabbia e odio". Nenè, questo il nome del personaggio, è, infatti, la sorella più grande di tre fratelli, afflitta da disabilità mentale, accudita dai racconti del fratello pescatore, Nunù, e curata dalla sorella, "Donna", la cui vita è totalmente dedicata alle responsabilità familiari.

«Il monologo centrale è il suo – racconta la regista - e vuole dar voce alle famiglie, testimoniando come la solitudine sia realmente grande. Nella realtà esistono molte di queste famiglie, che non si danno mai la possibilità di sfogarsi, e tirar fuor anche la rabbia che spesso può portare a non farcela più».

Una pièce teatrale che parla delle difficoltà di chi vive e convive con determinate dinamiche: nella rappresentazione teatrale un posto importante ha il "risveglio", ovvero una presa di coscienza del tempo che è passato: "l'improvviso momento in cui il riflesso nello specchio del mare rimanda indietro un'immagine estranea – si legge nelle presentazione dello spettacolo - consumata, inaridita: invecchiata senza avere vissuto. Il tempo è passato, il tempo sta finendo". Una riflessione che grazie al teatro può rompere i tanti veli che troppo spesso circondano queste tematiche, mettendo a nudo le tante fragilità e solitudini che la nostra società, nel suo tutto, continua ad alimentare.

Giovedì 29 novembre 2018 alle 17:00:21
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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