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Ultimo aggiornamento ore 21.20 del 22 Maggio 2019

"Sintomatologia dell'esistenza. Un DSM per medici e poeti": il debutto in prima nazionale alla Tosse

`Sintomatologia dell´esistenza. Un DSM per medici e poeti`: il debutto in prima nazionale alla Tosse

Genova - “Sintomatologia dell'esistenza. Un DSM per medici e poeti”, il nuovo spettacolo nato dal Gruppo Teatrale Stranità del Teatro dell’Ortica, debutterà in prima na-zionale al Teatro della Tosse di Genova il 14, 15 e 16 marzo, dopo essere stato pre-sentato in anteprima lo scorso novembre al Festival Differenti Sensazioni di Torino.

La messa in scena di questo nuovo spettacolo completa il percorso degli ultimi due anni del gruppo teatrale/laboratorio Stranità, che, nato nel 1997, sta portando avan-ti da più di vent’anni il progetto di teatro sociale condotto dall’attrice e regista Anna Solaro: una vera e propria eccellenza genovese che negli anni ha saputo coinvolgere pazienti psichiatrici, attori, operatori socio-sanitari e cittadini attivi, e che ha come obiettivo quello di rompere la “quarta parete” tra palco e pubblico, ma anche quella tra chi cura e chi è curato.

“James Hillman sostiene che per curare le persone bisogna curare le loro storie – sottolinea Anna Solaro – e sul palco proviamo proprio a raccontare queste storie, che sono le storie di tutti i giorni, che sbucano fuori dai sintomi della malattia e in maniera estremamente varia, attraverso il dolore, l'ironia, la leggerezza, attraverso storie di ordinaria e straordinaria umanità”. E proprio da queste basi nasce “Sintomatologia dell'esistenza. Un DSM per medici e poeti”: dal confronto che si è aperto in labora-torio con gli attori / pazienti del gruppo è emersa l’importanza di raccontare la malat-tia mentale dal punto di vista della storia personale più che del sintomo.

La trama dello spettacolo riflette questa dialettica maturata nei mesi di lavoro: la pro-tagonista è una psichiatra che si trova davanti ad uno specchio di fragilità personali e di umanità, “uno specchio comune in cui osservarsi e confrontarsi, guardando negli oc-chi le nostre fragilità e i nostri limiti”. Fragilità e peculiarità che vengono portate sul palco, accostate, stravolte e ricomposte in un susseguirsi di scene che mettono in gio-co anche lo spettatore, non più osservatore distante ma chiamato in causa personal-mente dalle testimonianze messe in scena.

“Uno spettacolo che è stato costruito direttamente sugli spunti nati durante il labora-torio – spiega Giancarlo Mariottini, aiutoregista dello spettacolo – durante il quale ognuno ha la possibilità di proporre le proprie idee”. La riflessione di porre al centro la persona al di là della malattia si pone come necessità storica e culturale “perché il ri-schio di stigmatizzare è nuovamente imperante nel nostro contemporaneo”.

Il bisogno portato dagli attori si è concretizzato in una drammaturgia che si fonda sul-la costruzione di stili narrativi spontanei ed autobiografici e che si interseca fitta con una partitura corporea che da sempre rappresenta la cifra fondamentale che la com-pagnia porta sul palco. Un lavoro che va alla ricerca della leggerezza, trovando efficaci escamotage narrativi per affrontare temi intensamente drammatici, che possono però incontrare elementi di paradosso e comicità.

“I nostri spettacoli sono il frutto di un processo che coinvolge pazienti ma non solo – racconta Mirco Bonomi, direttore artistico del Teatro dell’Ortica – perché la follia è qualcosa da cui nessuno è veramente immune. Tutti possiamo finire nella malattia mentale all’improvviso. Ed è questo che fa più paura alla gente. – spiega Bonomi – Il nostro lavoro a teatro non è solo rivolto a chi sta male. Lo facciamo anche per chi assi-ste allo spettacolo, perché possa cambiare il suo modo di osservare il problema. Questa è lotta allo stigma”.

Mercoledì 27 febbraio 2019 alle 17:10:46
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