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Ultimo aggiornamento ore 19.55 del 14 Dicembre 2018

A Palazzo Spinola presentazione del volume "Le tentazioni di Sant’Antonio Abate"

A Palazzo Spinola presentazione del volume `Le tentazioni di Sant’Antonio Abate`

Genova - La magnifica tavola in legno di tiglio raffigurante le Tentazioni di Sant’Antonio Abate proviene dalla celebre quadreria di Francesco Maria Balbi (1619-1704) e soltanto intorno agli anni Cinquanta del XX secolo, per motivi ereditari, venne allontanata dalla dimora genovese che la custodì per secoli per passare in una collezione romana unitamente ad altre opere, tra cui la Conversione di san Paolo di Caravaggio.

Recentemente è stata acquistata da un illuminato collezionista che, con grande generosità, dal maggio 2014 ha voluto concederla in prestito alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola per essere esposta al pubblico, assicurandone in questo modo il ritorno a Genova, dove per secoli era stata ammirata anche da illustri visitatori.

Il dipinto è citato negli inventari seicenteschi di casa Balbi come opera di Brueghel. Anche le fonti storiche riconducevano l’opera alla mano del celebre artista fiammingo, attribuzione confermata fino all’ultima occasione espositiva, ovvero la mostra genovese Pittura in Liguria dal Trecento al Cinquecento allestita a Palazzo Reale nel 1946. È ora riferita al pittore fiammingo Jan Verbeeck, membro di una famiglia di pittori di Mechelen (Malines).

L’autore raffigurò un soggetto molto popolare dedicato al santo eremita, il quale poteva difendere dal “fuoco di sant’Antonio”, una malattia contagiosa, ed era considerato protettore degli animali domestici e del lavoro dei contadini.

La composizione, collegata alla tradizione di Bosch e a una morale borghese, è ricca di elementi simbolici che, attraverso l’assurdo e il grottesco, fanno riferimento a un mondo distorto dalla forza diabolica, con elementi collegati alla lussuria, a poteri sinistri e inquietanti, al male che infesta e contamina il paesaggio, con personaggi che incarnano le crudeltà, l’oppressione, il potere e l’alterigia.

La tavola è stata identificata inoltre nel dipinto citato da Gustave Flaubert in una lettera inviata a Mlle Leroyer de Chantepie il 5 giugno 1872, nella quale lo scrittore ricordò, a proposito del suo capolavoro La Tentation de Saint Antoine edito nella sua stesura definitiva nel 1874: “è l’opera di tutta la mia vita, poiché la prima idea mi è venuta nel 1845, a Genova, davanti a un quadro di Brueghel, e da quel momento non ho smesso di pensarvi e di fare letture attinenti”.
Flaubert visitò l’Italia nel 1845, sostando qualche giorno anche Genova, dove il quadro in palazzo Balbi colpì la sua sensibilità, come dimostrano alcune frasi presenti in una missiva spedita da Milano il 13 maggio 1845 all’amico Alfred Le Poittevin, cui dedicherà la sua opera teatrale: “Ho visto un quadro di Brueghel che rappresentava la Tentazione di Sant’Antonio, e mi ha fatto pensare di adattare La Tentazione di Sant’Antonio per il teatro. Ma ciò richiederebbe qualcuno ben più in gamba di me. Darei tutta la collezione del Moniteur se l’avessi, e in più 100 mila franchi, per comprare quel quadro”.

Queste tematiche sono state sviluppate e approfondite in un importante volume (Scalpendi Editore), curato da Farida Simonetti e Gianluca Zanelli con contributi di Raffaella Bruzzone, Bruna Donatelli, Valentina Fiore, Maria Clelia Galassi, Mauro Manica, Farida Simonetti, Chiara Pasetti, Sara Rulli, Manuela Serando, Paolo A.M. Triolo, Paul Vandenbroeck e Gianluca Zanelli, che sarà presentato mercoledì 14 novembre 2018 alle ore 17.00 presso il salone del secondo piano nobile della dimora di Pellicceria.

Martedì 13 novembre 2018 alle 10:00:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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