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Ultimo aggiornamento ore 15.30 del 16 Novembre 2018

Un universo di contrasti e un mare di applausi: grande successo per la prima di "Alda, diario di una diversa"

I ricordi, le paure e gli amori di una grande poetessa calcheranno le scene del Teatro Duse dal 24 ottobre all'11 novembre

Un universo di contrasti e un mare di applausi: grande successo per la prima di `Alda, diario di una diversa`

Genova - Passione, amore, impeto. Follia, paura, ansia. Fantasmi di un passato che non ha futuro, ma si fa sempre più presente. Immerso in una scenografia fatta di sabbia, lo spettacolo del regista Giorgio Gallione racconta proprio questo: il dramma di una straordinaria icona del secolo scorso, racchiuso entro l'inscindibile rapporto tra vita e opera dell'autrice. Il dramma della vita e della poesia di Alda Merini.

La prima - Adattamento teatrale di "L’altra verità. Diario di una diversa" della stessa Alda Merini, la rappresentazione porta inevitabilmente con sé un profondo senso di inadeguatezza, che ben si sposa, però, con la forza e la volontà di rivalsa sociale che sempre caratterizzarono la personalità dell'autrice.
Con la sua magistrale interpretazione, Milvia Marigliano ha dato nuovamente voce alla vita e al corpus poetico della Merini: un'esistenza unica, simbolo di una bramosia di affetto di cui tutti - nel bene o nel male - siamo stati, siamo o saremo vittime inconsapevoli. Perché «la solitudine è tremenda» secondo la nostra Alda, e tutti prima o poi trovano un proprio modo per sopperirvi. Anche perché alla fine «Due cose portano alla follia: l’amore e la sua mancanza».

La trama - La vita e la poesia della Merini sono un tutt'uno, e all'interno dello spettacolo questo viene evidenziato in maniera sempre più pregnante man mano che il tempo passa. In soli 63 minuti di rappresentazione Gallione è riuscito a riprodurre sulla scena la vita, la poesia, la follia di Alda Merini attraverso una continua commistione di teatro e danza. Un'esistenza fragile ma allo stesso tempo tanto forte da riuscire a resistere, segnata dai 12 anni trascorsi in manicomio per la cosiddetta "sindrome bipolare", ma non solo. Una poesia sconvolgente, straniante, che fa riflettere. La voce di una delle più grandi artiste del Novecento, nella cui esistenza vita e opera sono sempre state talmente inscindibili da arrivare alla fine a fondersi in una danza tanto confusa quanto terribilmente magica. Perché alla fine «Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal mistero. Le più belle poesie si scrivono davanti a un altare vuoto, accerchiati da argenti della divina follia».

Giovedì 25 ottobre 2018 alle 08:40:50
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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