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Ultimo aggiornamento ore 19.00 del 17 Luglio 2018

Rivalutazione delle pensioni, gli aumenti che scattano dal 1° gennaio

Rivalutazione delle pensioni, gli aumenti che scattano dal 1° gennaio

Genova - E' stata pubblicata la circolare Inps con tutti i dettagli e le regole sugli aumenti previsti per il 2018.

Dopo due anni di blocco le pensioni tornano a crescere e la rivalutazione delle pensioni verrà effettuata sulla base dell’indice di rivalutazione calcolato sui dati Istat definitivi del 2017 e sull’indice di rivalutazione provvisorio per il 2018, con una percentuale di variazione per il calcolo della perequazione sulle pensioni dell’1,1% a partire dal 1° gennaio 2018.

Gli aumenti sulle pensioni in arrivo nel 2018 saranno pari fino a 260 euro all’anno ma l’importo non sarà uguale per tutti.

Tutti i dettagli vengono forniti dalla circolare Inps pubblicata il 21 dicembre 2017, nella quale sono contenute tutte le tabelle utili per il calcolo della rivalutazione sugli assegni di pensione previsti dal prossimo 1° gennaio

L’adeguamento delle pensioni consentirà di percepire importi apparentemente più elevati a chi percepisce un assegno fino a 3.000 euro mentre per i trattamenti minimi l’importo sarà pari a circa 70 euro all’anno.

Di seguito vediamo nel dettaglio quali sono gli aumenti in arrivo sulle pensioni a partire dal 1° gennaio 2018.

Rivalutazione pensioni 2018: a chi spetta e come si calcola
A partire dal 1° gennaio 2018 su tutte le pensioni e le prestazioni assistenziali Inps si applicherà la rivalutazione dei trattamenti previdenziali.

Il riferimento normativo è la legge n. 448 del 23 dicembre 1998, nel quale all’articolo 34 vengono forniti i criteri per la rivalutazione degli assegni di pensione spettanti a seguito della variazione dell’inflazione registrata dall’Istat.

Le regole per il calcolo dell’aumento sulle pensioni spettante a partire dal 1° gennaio 2018 è stato riepilogato dall’Inps con la corposa circolare n. 186 del 21 dicembre 2017.

Sulla base di quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016, per il periodo 2014-2018 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici spetta nel seguente importo:

nella misura del 100 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo INPS;
nella misura del 95 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
nella misura del 75 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
nella misura del 50 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi;
nella misura del 40 per cento, per l’anno 2014, e nella misura del 45 per cento, per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018 per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi e, per il solo anno 2014, non è riconosciuta con riferimento alle fasce di importo superiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
Si ricorda che per il calcolo dell’aumento previsto operano le fasce di garanzia dettagliatamente descritte nella circolare dell’Inps.

Aumento pensioni dal 1° gennaio 2018: gli importi fascia per fascia

La rivalutazione delle pensioni al costo della vita Istat sarà pari all’1,1% per il 2018.

Gli importi, che saranno erogati per 13 mensilità, verranno erogati seguendo le percentuali indicati nelle fasce sopra elencate.

Per cui, ad esempio, un pensionato che percepisce un assegno fino a 1.000 euro lordi al mese percepirà circa 11 euro di aumento al mese.

Chi percepisce un assegno fino a 1.600 euro percepirà invece un aumento pari a 16 euro circa al mese mentre per chi riceve una pensione fino a 2.100 euro al mese l’aumento previsto è pari a poco più di 17 euro al mese.


Cifre di importo non elevato che, tuttavia, su base annua consentiranno di avere aumenti sulle pensioni fino a 260 euro a partire dal 2018.

Allo stesso modo saliranno anche le pensioni minime, passando da 501,89 euro a 507,41 euro al mese, così come l’assegno sociale che salirà a 453 euro al mese e la pensione sociale che passerà a 373 euro al mese.

L’importo dell’aumento è, come ovvio, apparentemente più alto per chi ha delle pensioni più elevati ma la somma totale della rivalutazione degli assegni sarà proporzionalmente più alta per i pensionati con redditi più bassi.

Recupero del conguaglio di perequazione pensioni dell’anno 2015
Nella circolare dell’Inps viene inoltre indicato come sarà effettuato il recupero del conguaglio sulle perequazioni delle pensioni operate nel 2015.

La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle prestazioni previdenziali e assistenziali per l’anno 2014 è stata determinata, dal 1° gennaio 2015, nella misura definitiva pari a +0,2%, a fronte della misura provvisoria dello 0,3%.
Pertanto, in sede di conguaglio di perequazione effettuato per il successivo anno 2016, il differenziale è risultato pari a -0,1.

La Legge di Stabilità 2016 ha differito al 2017 il recupero del conguaglio e successivamente la legge n. 19/2017 ha ulteriormente prorogato al 1° gennaio 2018 il recupero del debito di perequazione.

Per l’anno 2018, dato l’indice di rivalutazione provvisoria pari all’1,1% il differenziale di perequazione viene recuperato in sede di conguaglio per l’anno precedente, con le seguenti modalità: in unica soluzione sulla mensilità di gennaio per gli importi fino a 6 euro; in due rate di pari importo sulle mensilità di gennaio e febbraio per i conguagli di importo superiore a 6 euro.

Aumento età pensionabile dal 1° gennaio 2018
A partire dal 2018, l’età per la pensione di vecchiaia e per l’assegno sociale vengono equiparate e allineate a 66 anni e 7 mesi.

L’aumento dell’età pensionabile interesserà: le lavoratrici dipendenti del settore privato (da 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi); le lavoratrici autonome (da 66 anni e 1 mese a 66 anni e 7 mesi); l’accesso all’assegno sociale (da 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi).

Fonte: informazionefiscale.it

Domenica 31 dicembre 2017 alle 10:30:52
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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