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Ultimo aggiornamento ore 21.25 del 10 Dicembre 2019

"Italia trasformata in un Messico europeo"

Intervista a Silvia Malivindi, candidata per il M5S al parlamento di Bruxelles: "Il Movimento e Grillo dicono da anni le stesse cose di Greta Thunberg".

`Italia trasformata in un Messico europeo`

Genova - E' espressione dell'estremo Ponente ligure, Silvia Malivindi, avvocato di 36 anni e consigliere comunale uscente a Ventimiglia tra i banchi del Movimento cinque stelle.
Dopo la laurea triennale in Scienze giuridiche in Italia, ha conseguito il titolo magistrale in Diritto internazionale ed europeo e un master in Diritto di impresa e Ue a Parigi. E ora punta alla poltrona di europarlamentare.

Quali sono le priorità che porterà avanti per il territorio della Liguria e in particolare per quello genovese, che è chiamato a rappresentare?
"La Liguria è una terra fragile da valorizzare, in cui la natura e il paesaggio non devono e non possono essere trascurati, influenzano la nostra mobilità e la nostra economia. Molte delle nostre imprese sono piccole e sostenibili, i nostri agricoltori sfidano la natura, i nostri pescatori combattono ogni giorno, tutto questo rende unico il nostro territorio e i nostri prodotti. Distruggere o inquinare la Liguria con centrali a carbone o biodigestori sembrano scelte così folli da non sembrare vere. Puntare su riconversione ecologica e turismo, tutelare agricoltori e pescatori, sono le priorità da portare avanti a livello nazionale ed europeo".

Quale ruolo può o deve avere l'Italia nell'Europa dei prossimi cinque anni?
"L’Italia deve puntare ad avere un ruolo decisivo nel superamento di alcuni Trattati che ci danneggiano (vedi Trattato di Dublino) ma anche nel portare avanti Regolamenti che ci tutelano (vedi Regolamento Made in, che potrebbe realmente tutelare il Made in Italy)".

Con il senno di poi, secondo lei, l'unione monetaria del 2001 è stata un errore o una scelta giusta? E come giudica l'influenza del sistema bancario europeo sulla politica? Sia chiaro: è logico, doveroso, che chi legifera tenga conto dell'economia, ma per un soggetto variegato come quello europeo il rapporto si presenta assai complesso. Ci sono correttivi da apportare?
"E’ stato un errore il modo in cui ci siamo entrati, perché chi ci rappresentava in quel momento non ha forse pensato abbastanza al bene degli italiani. Un’economia che si regge su una banca privata è governata solo dal Dio denaro, è fuori da ogni logica politica e sociale, per non parlare del fatto che non c’è un fisco omogeneo, il che complica le cose".

Cosa risponde a chi sostiene che dovremmo vivere in un'Europa unita anche sotto il profilo della politica estera e del sistema della Difesa? Come valuta quello che sta accadendo nei rapporti con le parti in guerra in Libia?
"Credo che la Difesa debba rimanere nazionale. Quello che è stato fatto in Libia in questi anni è semplicemente vergognoso, i malcelati appetiti coloniali mai saziati sono la principale causa di tutti i problemi, ma queste ingerenze non sembrano affatto aiutare il popolo. Parliamoci chiaro, se in Libia non ci fosse stato il petrolio nessuno sarebbe intervenuto militarmente".

Immigrazione, trattati e diritti umani. Secondo uno degli ultimi sondaggi sono tra i temi più sentiti dagli italiani. Qual è la sua opinione in merito? Come si devono coniugare questi tre concetti?
"Parto da un concetto per me fondamentale: l’accoglienza fine a se stessa priva di un serio progetto di integrazione sul lungo termine provoca delle conseguenze estremamente negative. L’integrazione costa cara, costa più della mera accoglienza, per questo un riparto dei migranti nei vari Paesi membri basato su Pil e tasso di occupazione è indispensabile, per garantire un futuro dignitoso ai migranti stessi. A Ventimiglia, come in tutte le località di frontiera, abbiamo visto il fenomeno migratorio in tutta la sua crudeltà e ipocrisia. I francesi, dopo avere contribuito più degli altri Stati a destabilizzare il continente africano, hanno chiuso le frontiere e abbandonato l’Italia nella gestione del fenomeno, trasformandola così in un imbuto, in un Messico europeo. Il M5S è l’unico che insiste in modo credibile per un riparto più equo dei migranti tra i vari Paesi membri, mentre gli altri partiti strizzano l’occhio a chi vuole tenere le frontiere ben chiuse o a chi si dichiara solidale solo sulla carta. La modifica al trattato di Dublino era peggiorativa per l’Italia, vincolando i migranti cd. Economici allo stato italiano. Ma queste persone non vogliono stare in Italia, ed è impossibile occuparsi dell’integrazione di un numero eccessivo di persone, poiché i progetti di integrazione sono costosi. Quello che accadrà se non si distribuiscono i migranti in Europa è che l’Italia continuerà a fare accoglienza basica senza integrazione e senza alcun futuro per queste persone.

Economia e crescita dell'occupazione. Può l'Europa dare una spinta al sistema Italia?
"Certamente se venisse definitivamente approvato il Regolamento sul “made in” potremmo riprenderci quella fetta di mercato che attualmente ci viene rubata per colpa della contraffazione (2 prodotti su 3 che circolano nel mondo come made in Italy sono prodotti altrove). Ma anche con un salario minimo europeo che metterebbe un freno alle delocalizzazioni nei paesi che hanno stipendi troppo bassi, facendo ritornare le imprese in Italia e i posti di lavoro qui".

Greta Thunberg si rivolge agli Stati di tutto il mondo per combattere i cambiamenti climatici e assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni. Cosa deve rispondere l'Europa a questa ragazzina coraggiosa e carismatica?
"Guardi la vera domanda non è cosa deve rispondere l’Europa, ma perché l’Europa e il mondo intero abbiano bisogno di una ragazzina per rispondere all’esigenza di salvaguardare l’ambiente! Vero è che ognuno deve fare il suo, partendo dal proprio piccolo, per vedere il miglioramento nel mondo, ma è anche vero che se solo l’Europa fa il suo mentre gli continenti fanno quello che pare a loro, difficilmente risolveremo realmente il problema. Il M5S e ancor prima Beppe Grillo dicono le stesse cose di Greta da molti anni, sono felice dell’impatto mediatico avuto dalla stessa, se può servire per una sensibilizzazione di massa contro tutto ciò che distrugge il nostro pianeta".

Come immagina il funzionamento dell'Europa nel futuro? Cambierebbe qualche cosa nell'assetto istituzionale dell'Unione?
"Sicuramente serve più potere al Parlamento europeo, che attualmente è esautorato, pur essendo l’unico Organo che rappresenta i cittadini europei".

La Brexit ha scoraggiato chi parlava di uscita dall'Unione europea oppure, al contrario, è la dimostrazione che, seppure con fatica, si tratta di una strada percorribile?
"Triste da dirsi ma in un mondo governato dai soldi, anche la Brexit si concluderà nel modo che risulterà economicamente più conveniente per Uk ed Europa. L’esigenza di cambiamento è però dannatamente attuale, questa Europa sta stretta a tutti, e tra qualche anno se le cose non cambiano non servirà neppure intraprendere la strada del Regno Unito, perché saranno tutti i 28 Paesi a scocciarsi in massa. Per questo è arrivato il momento di cambiare le cose".

La programmazione dei fondi, gli indirizzi e la capacità di reperire risorse. L'Europa influisce sulla vita quotidiana non solo attraverso leggi e direttive, ma anche finanziando la maggior parte dei progetti messi in atto dagli enti locali. Liguria e Genovese, che pure si distinguono per un buon operato, possono fare di più? Come?
"Se parliamo di fondi indiretti gestiti dalla Regione, credo che la Liguria non abbia nulla da invidiare ad altre regioni, si lavora bene anche se sicuramente si può sempre migliorare, mantenendo sempre fuori la politica. Se parliamo invece di fondi diretti, sicuramente c’è il problema di conoscere i bandi aperti, riuscire a redigere i progetti in lingua inglese, seguire l’iter, etc, tutte cose che i piccoli comuni spesso non riescono a fare, ma per questo esistono delle soluzioni quali le convenzioni coi comuni più grossi che hanno nell’organico degli europrogettisti o dei bandi per creare una short list di europrogettisti da cui “attingere”. In ogni caso il problema resta la percentuale di co-finanziamento che molti comuni non riescono a sostenere, per fortuna per i piccoli comuni il cofinanziamento da oggi sarà più semplice perché lo stato italiano li aiuterà. Quanto alla programmazione e gli indirizzi, beh, resta la domanda: siamo noi a doverci adattare alle politiche europee decise dai burocrati di Bruxelles o è l’Europa che deve fare delle politiche e delle programmazioni che siano davvero utili per noi sul territorio? Direi la seconda!".

TH.D.L.

Martedì 21 maggio 2019 alle 09:30:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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