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Ultimo aggiornamento ore 17.40 del 12 Dicembre 2019

Gozzi intervista Lella Paita: ecco le sfide per Genova

L'ex esponente del Pd: "Alleanza con i 5Stelle? Ci sta ma solo se non basata su una logica di repulsione"

intervista a wylab
Gozzi intervista Lella Paita: ecco le sfide per Genova

Genova - Imprenditore, presidente di una società di calcio professionistica, ma anche editore e da questa sera anche nell’insolita veste di intervistatore. Il contenitore di approfondimento giornalistico di casa, il settimanale Piazza Levante, dà modo ad Antonio Gozzi di dare il via ad un ciclo d’incontri con una serie di personaggi di spicco legati in qualche modo al Tigullio e al levante ligure. Nei gremiti locali di Wylab, quartier generale e cuore pulsante della galassia Gozzi, la prima ospite della rassegna è la deputata Raffaella Paita, da poco passata fra le fila di Italia Viva, la neonata creatura dell’ex premier Matteo Renzi. Si parla di investimenti e di infrastrutture e dei 120 miliardi di Euro che proprio secondo Renzi farebbero ripartire il paese: “Non possiamo permetterci di non realizzare la gronda a Genova - esordisce Paita - perché la crescita del porto s’interromperebbe mentre invece gli altri vanno avanti. I finanziamenti però sono bloccati, in attesa di una discussione politica che rischia di essere penalizzante per tutta quanta la Liguria. C’è poi l’altra partita, quella degli investimenti da fare per ridurre il rischio idrogeologico e per questo avevamo ipotizzato di mettere a disposizione 26 miliardi”. Perché si riescono a fare le cose in emergenza e non in modo strutturale, si chiede Gozzi: “In coincidenza con i momenti di maggiore debolezza della politica c’è un eccesso di produzione di norme che anziché snellire le procedure a chi deve realizzare le opere, produce l’effetto contrario. Ci sono stati esempi in Italia in cui siamo riusciti ad intervenire velocemente e senza corruzioni. Penso a Pompei, all’Expo di Milano, ma anche al ponte sul Bisagno. Quando c’è stata l’ultima alluvione, quella che mi ha vista anche coinvolta nel processo, in quell’occasione si è fatta luce sul fatto che tutta le opere erano bloccate dai ricorsi al TAR. L’allora governo Renzi fece una norma che prevedeva che per le opere che salvano le vite umane i ricorsi si discutono dopo. Il ‘decreto Genova’ infine ha dato tanti soldi e reso più semplici le operazioni, e questo è bene. Una previsione? Credo che il Morandi costerà circa 400milioni. Si stanno facendo delle cose buone, è giusto dirlo, anche grazie al dialogo fra le varie amministrazioni”. Gozzi rimane in tema e chiede a Paita quali sono secondo lei le altre opere fondamentali per la Liguria da realizzare. La deputata concentra la sua risposta sulla crucialità delle ferrovie, d’altro canto la Regione ha un’orografia precisa: “Innanzitutto il raddoppio del Ponente che va ancora a binario unico, poi il nodo ferroviario genovese e infine la Pontremolese, che è l’opera più in difficoltà di tutte perche la galleria di Valico costa tantissimo. Bisogna completare quell’intervento pensando ad una progettazione più leggera. E il Tigullio? Serve una grande opera di manutenzione ferroviaria anche in considerazione del cambiamento climatico. Siamo un territorio fragile e bisogna pensare al tema della manutenzione. Potremo portare in Liguria le stesse sperimentazioni che si stanno facendo in Sardegna dove stanno facendo analisi sui movimenti franosi e sulle gallerie”. E per quel che concerne le Autostrade? “Mi sono sempre battuta per il tunnel della Valfontanabuona, un’opera che non costa esageratamente ma ci devono essere delle condizioni di fondo. Vorrei ce Autostrade investissero di più non di meno, dando un segnale nella zona di Voltri ma anche a levante dove in fondo la gronda di levante non è mai andata a buon esito. Nulla di tutto ciò sarà realizzabile se non semplifichiamo le procedure”.

Gozzi passa in rassegna la carriera politica di Paita, dai tempi della Fgci, ai primi passi nel PCI con le diverse evoluzioni che hanno portato poi alla nascita del Pd. Oggi l’uscita da quella vicenda e l’adesione a Italia Viva, seguendo il suo mentore Renzi: “Ero, sono e rimango una donna di sinistra, il mio percorso politico credo sia stato coerente. Sono sempre stata ‘liberal’, al congresso, non a caso, votai Morando. Ho sempre ritenuto, da questo punto di vista, di dover stimolare la sinistra a un approccio più aperto al libero mercato. Ho combattuto per questo dentro il Pd, ritengo che anche Renzi abbia compiuto degli errori ma credo che quel partito non abbia compiuto una transizione culturale anche per colpa del fuoco amico interno. Ricordo la mia vicenda ma riconosco anche gli errori che ho fatto. Cosa penso del Pd? Che ha smarrito la missione per la quale era nato, smarrendo quella volontà di modernizzare il Paese e il partito stesso. Non me ne sono andata però dopo la sconfitta alle Regionali, il senso di appartenenza a quella comunità era più forte. Me ne sono andata perché dovevo seguire un’altra strada verso una casa più aperta. Aperta anche ad un centrodestra che non si riconosce nel sovranismo. La rivoluzione liberale che voleva fare Berlusconi non è stata vinta ma oggi i moderati non sono rappresentati da Salvini e Meloni. C’è un progetto ambizioso, non sappiamo come andrà a finire anche se girando sui territori ho avvertite sensazioni positive. Vogliamo salvare l’Italia dal punto di vista culturale: ma davvero possiamo continuare a non dare fiducia alle imprese?”.

Uno sguardo al futuro prossimo, alle consultazioni regionali della prossima primavera, anche se per la logica delle alleanze e’ certamente ancora presto: “In Liguria l’alleanza con i Cinque Stelle ci sta se non sarà basata su una logica di giustizialismo e di repulsione verso chi fa impresa. Se così fosse la nostra strada sarà un’altra”. La cultura liberal-democratica, il capitalismo gentile, come lo chiama Gozzi, non hanno mai trovato un compimento in Italia. Una cultura di minoranza che Italia Viva vorrebbe trasformare in qualcosa di concreto: “Storicamente è andata così. Dobbiamo oggi parlare ai giovani con una prospettiva e una speranza: non possiamo assecondare la logica del non fare, del reddito di cittadinanza però al tempo stesso siamo anche nella condizione di dire loro c’è potranno comunque realizzarsi in questa parte di mondo. Il sovranismo nasce da questo: dalla mancanza di sbocchi. Da qui poi nasce l’intolleranza. E allora non possiamo solo denunciare le problematiche, ma dobbiamo fare cose concrete che rispondano a quelle esigenze. La sicurezza non è un concetto di destra, non scherziamo. Senza naturalmente assecondare il sovranismo anche la sinistra deve sapere offrire due diversi tipi di risposte: un’organizzazione diversa della società e la crescita della società stessa”.

Venerdì 22 novembre 2019 alle 20:15:50
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