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Ultimo aggiornamento ore 09.15 del 20 Febbraio 2019

Il consiglio regionale ricorda le Foibe

Questa mattina si è svolta la Seduta solenne del Consiglio regionale in memoria della popolazione italiana perseguitata nell'immediato dopoguerra in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

"custodire la memoria"
Il consiglio regionale ricorda le Foibe

Genova - Questa mattina nel Complesso monumentale di Sant’Ignazio dell’Archivio di Stato, in via Santa Chiara 28, a Genova, si è svolta la Seduta solenne del Consiglio regionale, dedicata al Giorno del Ricordo, in memoria degli italiani che vivevano nella Venezia Giulia, Istria e Dalmazia e che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, vennero uccisi o furono costretti ad un drammatico esodo per sfuggire alla persecuzione e alla morte. Ha aperto la seduta il presidente del Consiglio regionale Alessandro Piana. L’orazione ufficiale è stata tenuta da Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani (Archivio Museo Storico di Fiume a Roma) e direttore di “Fiume. Rivista di studi adriatici”. Hanno partecipato alla cerimonia consiglieri, assessori e le massime autorità civili, militari e religiose. Il presidente dell’Assemblea legislativa, prima dell’indirizzo di saluto, ha chiesto ai presenti di osservare un minuto di silenzio in omaggio alle vittime delle foibe e per ricordare il dramma degli esuli.

Sterminio - «Oggi ricordiamo il martirio di tanti nostri compatrioti. Furono moltissimi a cadere sotto i colpi del vento pan jugoslavo – ha esordito il presidente Piana – che voleva estirpare la profonda radice italiana di quelle terre. Una sorta di pulizia etnica esplosa sul nascere della guerra fredda». Piana ha sottolineato il dramma di intere famiglie sterminate nelle foibe o costrette alla fuga e il successivo l’oblio di quel dramma durato per anni: «Erano Italiani esuli in Italia, perché una patria stanca dei lutti e delle sofferenze della guerra desiderava archiviarne gli episodi più controversi, gli aspetti più crudi. A distanza di anni, mutato il vento della storia, una legge nazionale – ha aggiunto - ridava solo nel 2004 dignità a questi morti e riconosceva le tribolazioni dei nostri fratelli e pochi mesi dopo, anche la nostra Regione, recependo i contenuti della legge nazionale, con una propria disposizione normativa assicurava alle giovani generazioni l’opportunità di conoscere e riflettere sulle sorti del nostro confine orientale. Nasceva, così, il concorso e oggi, in chiusura di questa cerimonia, premieremo i vincitori della diciottesima edizione». Il presidente ha concluso: «Sono convinto che bandire un concorso rappresenti su questo, come su altri temi che vedono impegnato il Consiglio regionale nel campo formativo, sia lo strumento migliore per promuovere un approfondimento e perpetuare il Ricordo».

Orazione - «Occorre custodire e far rivivere la memoria, occorre resistere alla violenza dell’oblio – ha ammonito Giovanni Stelli – e dobbiamo, dunque, insieme alle istituzioni croate e slovene, ripristinare nei luoghi dell’esodo le nostre tracce cancellate in modo da recuperare e tutelare le diversità di quella terra». Lo storico fiumano, dopo avere ricostruito le diverse fasi delle persecuzioni compiute, prima nel 1943 e poi nel 1945, dalle autorità slave contro la popolazione italiana e che portarono all’esodo di centinaia di migliaia di italiani, ha invitato a guardare al futuro: «Dobbiamo agire secondo una prospettiva costruttiva perché ora per gli esuli è diventato possibile stabilire rapporti con le comunità slovene e croate» ha aggiunto, sottolineando i primi risultati raggiunti: il parziale ripristino del bilinguismo nelle strade a Fiume e la riesumazione di alcune delle vittime della persecuzione. Stelli ha ricordato, inoltre, che la comunità italiana attualmente ha propri rappresentanti nel parlamento dei due paesi e queste nuove relazioni possono portare a successivi «atti di pietà e di riparazione». «Le foibe furono solo l’aspetto umanamente più sconvolgente – ha ricordato – di una repressione generale, di una pulizia ideologica promossa, organizzata e voluta dalle autorità per eliminare tutti coloro che, nell’immediato dopoguerra, si sarebbero opposti all’annessione all’unione federativa jugoslava, ma anche di una pulizia etnica verso gli italiani: fra i primi a cadere vittime furono, infatti, tre esponenti del partito autonomista fiumano già perseguitati dai fascisti». Questo «clima del terrore - ha detto Stelli - determinò un esodo forzato, una vera e propria espulsione».




Mercoledì 6 febbraio 2019 alle 14:55:16
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