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Ultimo aggiornamento ore 15.30 del 26 Aprile 2018

L'esegesi del Blazer: la giacca fondamentale del guardaroba maschile

Un nuovo viaggio estetico con il Barone Rampante

L´esegesi del Blazer: la giacca fondamentale del guardaroba maschile

- In questa domenica mattina, mentre sorseggio una tazza di caffè nero, ho il piacere di introdurvi nel magnifico mondo del blazer.

Il blazer è forse il capospalla più importante nell'intero guardaroba maschile: prediletto da coloro che amano vestire lo spezzato, vero banco di prova di ogni presunta eleganza, il blazer può essere a buon titolo considerato un passepartout. Le sue caratteristiche gli permettono infatti di muoversi con agio in molte situazioni, da quelle sportive a quelle più formali (senza mai raggiungere, però, lo status di capo realmente formale).

Il blazer nasce nell'ambito militare: le sue prime uscite vengono fatte risalire agli ufficiali della Marina britannica sebbene l'origine sia incerta. Qualcuno sostiene che i primi a confezionarla siano stati i comandanti della HMS Blazer, altri propendono per la sostantivazione dell'aggettivo "ablaze", fiammeggiare, per via del materiale dei bottoni.
Non sono convinto che quest'ultima sia la versione preferibile (del resto i bottoni fiammeggianti erano propri anche delle divise delle epoche anteriori) ma non sono comunque in grado di svelare il curioso arcano (nel periodo che consideriamo ci sono state almeno due navi Blazer nella Marina Britannica: la prima in servizio tra il 1797 e il 1803, varata da George Spencer, della stessa famiglia che annovererà poi Lady Diana e chiamata così in memoria di un suo cane; la seconda solcò i mari tra il 1804 e il 1814).

Quale che sia l'origine, la derivazione militare è comunque indiscutibile così come è chiaro il successivo passaggio sartoriale a cui è stata sottoposta la giacca: a qualche ufficiale piaceva a tal punto da farsene realizzare una per l'uso civile.
A quel punto il blazer può considerarsi nato e, poiché le giacche militari erano di colore blu nautico, doppiopetto, con bottoni dorati, è corretto sostenere che un blazer "comme il faut" dovrebbe replicare queste caratteristiche.
L'evoluzione di questa giacca è stata però così profonda che non è corretto suggerire questa foggia in tutte le occasioni. Ne parleremo.

A proposito di evoluzione, è giusto ricordare che il blazer ha poi giocato un ruolo importante anche in un altro presidio dell'identità britannica, il circolo: e, vista l'origine, è naturale che siano stati in particolare i circoli nautici o, più frequentemente, i circoli del remo, a scegliere il blazer come giacca sociale. In quest'ambito, però, questo capo iconografico ha subito un'evoluzione simile a quelle delle cravatte regimental: è stato dotato di sgargianti righe colorate in modo da identificare i diversi gruppi.
Anche questa giacca chiassosa, invero quasi assente dai guardaroba mediterranei, può a buon diritto chiamarsi blazer ma non è di questa tipologia che mi occupo in questo post, anche perché fuori dal proprio contesto tipico una giacca simile sembra più adatta allo spettacolo di un clown che alla quotidianità di un gentiluomo (benché io ne abbia visti alcuni, dotati di grande personalità, capaci di indossarla anche in Italia).

Un blazer, quindi, nella nostra accezione è quel tipo di giacca, generalmente blu navy ma anche verde e, in misura minore, d'altri colori, adatta a essere vestita in spezzato. Non è, quindi, una semplice giacca blu, una di quelle che potrebbero essere parte di un abito completo, ma un capo specificamente concepito per svolgere il suo ruolo con pantaloni di diverso colore.
Potrà essere a uno o due petti: come già affermato l'origine è indubbiamente doppiopetto ma oggi possiamo ritenere le due versioni certamente equivalenti. I bottoni, in questa giacca, giocano un ruolo fondamentale: saranno principalmente in metallo, argentati o dorati. Possono essere anche bianchi oppure in corno, soprattutto in declinazione estiva.
La tipologia dei bottoni stabilisce il formalismo della giacca: argentati (anche se a uno sguardo superficiale potrebbe sembrare il contrario) sono più seriosi di quelli dorati; questi ultimi dovranno dunque essere evitati nelle situazioni professionali (anche se nel settore dei "creativi" e degli artisti quasi tutto è lecito) e riservati al tempo libero. Argentati, invece, stanno bene anche in ufficio purché l'ambito lavorativo non sia quello legale o bancario, settori che ancora oggi richiedono un quarto in più di formalità (o almeno così dovrebbe essere...).
Particolare che non so spiegare: i bottoni argentati non convincono nel doppiopetto. Ci sono precetti che non hanno granché senso, se non quello estetico. Dovessero piacervi anche in questa configurazione, procedete pure. Forse la debolezza dell'argento sul doppiopetto è legata al fatto che il blazer deriva da un doppiopetto con bottoni dorati e quindi quelli argentati sembrano fuori posto, non saprei.

Il blazer, che come detto è un passepartout, si abbina meravigliosamente a quasi tutto: le camicie possono spaziare dal candido bianco, all'azzurro, ai bastoni, alle millerighe, ai quadri, senza grandi vincoli formali o estetici. Allo stesso tempo i pantaloni possono variare di foggia e tipologia: quelli assolutamente perfetti sono i grigi (nelle diverse varianti, da scurissimi fino a molto chiari) oppure i beige. Magnifici sono i bianchi, anche nella stagione fredda. L'unico accorgimento è legato ai pesi, come del resto in tutti gli abbinamenti: un blazer in lana pesante sarà piuttosto ridicolo sopra una paio di pantaloni in leggerissimo tropical. Si tratta di usare il buon senso.

E ora veniamo alle scarpe, sempre oggetto di grande attenzione.
Nel "Manuale di Eleganza Maschile" di Tatiana Tolstoj, bel volumetto che solo recentemente sono riuscito ad accaparrarmi, l'autrice chiude senza appello la porta alla scarpa nera sotto il blazer. La bravissima scrittrice si limita al precetto senza spiegarlo. La sua penna dovrebbe bastare per una totale adesione al suggerimento ma, più modestamente, provo a spiegare perché.
Il blazer è una giacca che nasce nell'informalità del tempo libero: è la giacca del circolo, del club, della passeggiata. Il fatto che, come spesso accade, la sua evoluzione lo abbia introdotto anche in ambienti meno giocosi non lo esime dal rispettare, almeno in parte, la sua genesi. Un gentleman, del resto, avrebbe certamente indossato il blazer per un pomeriggio al club ma, allo stesso indirizzo, dopo una certa ora si sarebbe presentato in smoking. E siccome la scarpa da giorno in situazioni non formali non può mai essere nera (qui il precetto è cogente), ecco il perché la scarpa nera sia inadatta a una giacca informale da giorno.
Qualcuno, io stesso e altri gentiluomini dal gusto irreprensibile, ha concesso una deroga: il mocassino nero con mappina, in inglese Tassel Loafer (per i meno esperti, quel mocassino da cui spunta una specie di pon pon). Questa scarpa è si nera, ma la sua particolarità costruttiva la rende simpatica e informale. Non è adatta sotto un abito completo e può quindi collocarsi degnamente sotto un blazer.

A coloro che fossero alla prima stazione nel lungo viaggio che porta alla costruzione di un guardaroba consiglio di partire proprio dal blazer: chi fosse in enorme economia, come ho fatto io stesso da ragazzo, può trasformare una normale e debole giacca blu in un convincente blazer sostituendo i bottoni. E' una scelta povera ma è pur sempre sostenuta dalla cultura e, quindi, ammissibile e degna di nota.

Per la scelta dei bottoni da blazer l'indirizzo è uno solo: Benson & Clegg, al 9 di Piccadilly Arcade a Londra. Dispongono di un sito web molto ben fatto, il link è nella colonna destra del mio blog: per acquistare i bottoni non è dunque indispensabile sorvolare la Manica ma, potendo, tutti dovrebbero respirare quell'aria sacra almeno una volta nella vita. (nella foto: Sua Altezza Reale Carlo Principe di Galles, in età giovanile, indossa un blazer doppiopetto blue navy a 8 bottoni).

Domenica 30 aprile 2017 alle 08:15:56
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