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Ultimo aggiornamento ore 22.20 del 24 Giugno 2018

L'ArtesecondoMedea/Eclettismo veneziano

L´ArtesecondoMedea/Eclettismo veneziano

- Dici Venezia e dici Arte. La Laguna, infatti, non è semplicemente sede di mostre importantissime a livello internazionale, quali la Biennale e la Mostra del Cinema, ma è un luogo che trasuda cultura e bellezza ovunque. Non mi riferisco alla sua unicità e alla maestosità dei suoi palazzi, che sono perfino lapalissiani, bensì al sincretismo in cui si mescolano arte passata e presente, fondendosi in maniera tanto naturale quanto contrastante, così da lasciare a bocca aperta anche chi di arte non ha particolare conoscenza. E penso non solo alla babele artistica creata quest’anno da Massimiliano Giorni con il Palazzo Enciclopedico, in cui si vuole ripercorrere la storia della produzione culturale del mondo dai primi del ‘900 a oggi, ma a tutto ciò che si può scoprire girando per calli e canali anche senza entrare nel Padiglione Centrale dei Giardini e nell’Arsenale. Infatti per ammirare le opere di uno dei più famosi artisti contemporanei, Marc Quinn, è sufficiente essere in piazza San Marco: di fronte, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, spiccano davanti alla basilica, dalla cinquecentesca facciata del Palladio, la mastodontica scultura gonfiabile Breath e la conchiglia dorata della serie Archaelogy of Art, secondo la geniale idea del curatore, Germano Celant; mentre a Palazzo Ducale, all’opposto, è di scena un super classico: Manet.
Si può restare folgorati anche quando, passeggiando tra un palazzo e l’altro del ‘600, tra maschere e vetri di Murano esposti in vetrina, si vedono fare capolino Jeff Koons e Cicciolina ritratti in un quadro della New Pop italiana di Giuseppe Veneziano, o il volto di Andy Warhol realizzato in materiale organico da Enzo Fiore, il tutto all’interno della galleria d’arte Contini. Palazzo Grassi, poi, ospita la personale di Rudolf Stingel, ma sparsi per la città possono convivere all’interno dello stesso edificio, attraverso accostamenti eclettici e curiosi, le nazioni rappresentate alla Biennale insieme ad artisti che fanno la loro mostra parallela. E così al primo piano di Palazzo Bonvicini si visita la sala espositiva del Porto Rico e all’ultimo quella dell’artista italiana Rita Pierangelo con i suoi dipinti e teschi di esseri mutanti de L’Involuzione. Mentre in un angolo delizioso di Venezia, all’Officina delle Zattere, insieme al Bangladesh, espongono l’artista francese della Body e Carnal Art Orlan, con i video Metamorphoses of the virtual, e l’italiano Gianluca Perna con Sharing Art Sales, personale curata dalla genovese Loredana Trestin di Divulgarti. Genovese è anche Milena De Martino con la sua Materia Astratta Spaziale all’interno del padiglione degli artisti italiani della Biennale. Ma poi naturalmente ci sono da visitare le tante e fondazioni private, come Guggenheim, Prada e Cini. Anche Genova dovrebbe seguire l’esempio di Venezia e aprirsi maggiormente alla cultura artistica, osando di più e tentando nuove strade di sperimentazione, senza limitarsi ai luoghi tradizionalmente deputati e cercando di stupire, come ha fatto Celant curando la mostra di Quinn.


Per approfondire il lavoro di Medea Garrone clicca qui

Mercoledì 7 agosto 2013 alle 11:30:44
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