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Ultimo aggiornamento ore 20.00 del 25 Aprile 2018

Contagio

Contagio

- “Ho la lebbra, amore.” C’è un racconto di Bernardino Zapponi che si intitola così: “Ho la lebbra, amore.” Un uomo da poco ritornato dall’Africa, dice a sua moglie che ha la lebbra, glielo dice dolcemente prima di uscire, “Ho la lebbra, amore”, ma lei niente, lei non lo ascolta, poi glielo dice sottovoce a una cena con gli amici, “Ho la lebbra, amore”, ma lei niente, lei scherza con gli amici, poi glielo dice nell’orecchio in un night club, “Ho la lebbra, amore”, ma lei ancora niente, lei balla. Il racconto finisce in camera da letto. L’uomo dice ancora alla moglie che ha la lebbra, ma lei si è già addormentata perché al night ha bevuto troppo. L’uomo le guarda la schiena e si accorge che sono comparse delle piccole macchie. Fine del racconto di Bernardino Zapponi.

Nel racconto di Bernardino Zapponi c’è un solo malato inascoltato che contagia perché inascoltato. Ora, con la suina, c’è qualche malato e una marea di ascoltatori sani che si sentono spacciati. Il problema, è chiaro, sono gli ascoltatori sani.

Scampoli di cronologia. Già era iniziata stranamente, dalle nostre parti, a giugno. «Devo attendere che sia eliminato il virus – diceva il primo contagiato ligure tornato dagli Stati Uniti - sto un po' meglio, tanto che ho rifiutato il ricovero in ospedale. Mi sono chiuso nella mia casa, con mia moglie e il cane. Al massimo contagerò loro». La moglie era entusiasta. Il cane molto meno.
Ad agosto, mi pare, alla domanda “Che cosa ne pensa dell’influenza suina?”, il Dalai Lama ha risposto infilandosi uno spray nasale nella narice sinistra. Il gesto, testimoniato da una serie di fotografie, è suscettibile di varie interpretazioni, ma comunque emblematico: l’influenza è soprattutto un problema religioso. Oppure, sono i religiosi i primi ad avere qualche problema con l’influenza.
Come quel prete di Savona che qualche giorno fa, per timore del contagio, ha consigliato ai fedeli di scambiarsi un sorriso, come segno di pace, invece che la canonica stretta di mano. E tutti a comprarsi dentifrici per sorrisi smaglianti. Un pio consiglio al prete di Savona: già che è in vena di sostituzioni, provi a usare il Tamiflu al posto dell’ostia per la comunione, e vedrà quanti fedeli.
Sempre a proposito di religione, nella sentenza della Corte Europea è stato commesso un errore di strategia. Bastava anche solo insinuare che i crocifissi appesi nelle aule non sono immuni ai germi dell’H1N1, e allora sì che avremmo visto orde di preti terrorizzati correre a fare dei falò di crocifissi.

Ma basta religione, è il caso di razionalizzare. A quel che si può capire, finora i primi veri sintomi del virus suino sono terrore e stato confusionale. Qualche esempio:

I macellai non vogliono che la si chiami suina per paura di vendere meno prosciutto.
I politici minacciosi che parlano di pandemia sono gli stessi che ci rassicurano che è meno pericolosa di un’influenza stagionale.
I medici ci dicono che il sintomo è la febbre alta, ma che è anche assenza di febbre.
I più profetici tra i politici fanno previsioni sui picchi influenzali ma poi subentrano i fatalisti che ci dicono che fare previsioni è impossibile.
Gli amministratori locali fanno grandi piani di vaccinazione ma poi si accorgono che non ci sono abbastanza vaccini e allora trasformano i piani di vaccinazione in piani-casa perché di cemento non ce n’è mai abbastanza.
I politici più democratici promettono vaccini per tutti ma poi dicono che non ci sono abbastanza vaccini e che è meglio se si vaccinano loro, intanto.
I medici ci consigliano di vaccinarci ma loro a vaccinarsi non ci pensano proprio perché non è che si fidano tanto, di questi vaccini.
I calciatori reclamano il diritto alla priorità sui vaccini, e mi sembra la cosa più responsabile perché non si è mai visto che un Paese intero si fermi per un’influenza, e se si ferma il calcio vaglielo a spiegare, alle tre punte del forcone dell’italiano medio inferocito, che la “ripresa” dalla crisi non è il secondo tempo della crisi ma il periodo più roseo della nuova Belle Époque.
I giornalisti non indugiano nemmeno un po’ sulle morti per influenza, almeno fino a quando non scopriranno che la caccia al vaccino è il vero movente del delitto di Garlasco. Che se i giornalisti parlassero delle morti sul lavoro come parlano delle morti per influenza e del delitto di Garlasco, la rivoluzione proletaria sarebbe fatta all’ottanta per cento.
I sindacalisti della Cisl dicono che per scacciare la crisi bisogna costruire un carcere galleggiante nel porto di Genova ma i venditori di prodotti igienici come l’amuchina per scacciare i germi dicono che se questa è la crisi economica, viva la crisi economica, che ce ne dovrebbero essere tutti gli anni di influenze così cazzute.
I produttori di vaccini e medicine dicono che quest’influenza è una manna del signore, ma il signore dice che questa manna non è sua, i cardinali però pensano che la suina è una punizione divina per la questione dei crocifissi a scuola.
Gli operai e i precari non fanno manifestazioni contro la crisi economica perché girano troppi germi, mentre gli Alpini fanno ronde in centro storico soltanto per arrestare il virus.
Tutti vogliono diventare soggetti a rischio per avere il vaccino gratis. I soggetti a rischio si radunano in associazioni per soggetti a rischio per sentirsi ancora più a rischio.
I vaccinati se la spassavano dopo il vaccino, ma qualcuno gli ha detto che esistono anche dei vaccinati a rischio, allora i vaccinati a rischio hanno cominciato a radunarsi in associazioni per vaccinati a rischio dove si rimpiangono i tempi in cui si era soltanto vaccinati e dove tutti si mettono a rischio per avere una seconda dose di vaccino.
Il mio commercialista, ma io non ho un commercialista, non mi ha stretto la mano ma mi ha sorriso più ebete del solito.
Gli scienziati del Cern di Ginevra dicono che anche i sorrisi possono essere contagiosi, e che invece di sorridere è più sicuro ammiccare, che non si sa mai.

È chiaro. Siamo già tutti contagiati.

Martedì 10 novembre 2009 alle 14:00:03
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