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Ultimo aggiornamento ore 15.35 del 25 Giugno 2018

Election-Point. E a capo

Election-Point. E a capo

Genova - Viene prima la politica o il marketing politico? Ero sicuro di saperlo ma ora me ne sono dimenticato. Così. All’improvviso. Lo sapevo e non lo so più. Zac. Mi è capitato una volta di andare al bancomat e di non ricordarmi più il codice segreto. Puff. E allora mi sono chiesto ma che cosa ci faccio qui davanti, cosa devo fare, non ho più un soldo sono spacciato. Mi è capitato anche di accendere il telefonetto e non sapere più il pin. Puc. E allora ti dici che sei destinato a restare fuori dal consesso umano che certe persone non le sentirai mai più e che le tue relazioni sociali sono finite e che te lo meriti perché bastava segnarsi da qualche parte quei quattro maledetti numeri. Sob. Ecco, ora ho smarrito il codice segreto della politica e non mi ricordo se contano di più i fatti o le facce, i progetti o gli slogan. Quindi ho provato a guardare i giornali per farmi un’idea e ho scoperto che siamo già in campagna elettorale per le elezioni regionali. Toh.

Le prime vere schermaglie sono legate alle inaugurazioni dei cosiddetti point elettorali. I point elettorali sono dei locali affittati dai candidati per trasformarli in negozi in cui la gente può andare a comprare a prezzi stracciati un po’ di buona politica. Purtroppo alla gente non interessa un fico di andare a comprare neppure aggratis la buona politica nei point elettorali, ma intanto la Liguria è all’avanguardia nella Politica da Point, già dal 2000 quando l’idea viene importata in Italia direttamente dagli USA. Biasotti è lo specialista se non il primo ad avere utilizzato questo moderno strumento politico. E infatti Biasotti sta burlando Burlando cinque a uno nella sfida a chi apre più Point elettorali a Genova. Burlando però non è rimasto con le mani in mano. È notizia recente che uno dei cinque Point elettorali di Biasotti è stato quasi oscurato da impalcature vaganti che dovrebbero servire a rifare la facciata proprio del palazzo in cui Biasotti ha aperto il suo bel negozietto. Un caso? Burlando fa lo gnorri e fischietta con una faccia più sveglia del solito che sembra dire che quei tubi che coprono e deturpano la gigantografia col bel volto del rivale sono soltanto dei tubi innocenti. Quasi come se avesse prevenuto il colpo gobbo del rivale, intanto Biasotti aveva già elaborato una sorprendente svolta ideologica attraverso il regalo dei panettoncini di Natale per le strade.

È sempre all’avanguardia Biasotti, ma Burlando ha un tris di assi nella manica che sono i suoi manifesti elettorali. Sono manifesti da partito dell’amore ma non dell’amore come quello del Presidente del Consiglio. È un amore figliale e paterno, è la moderna pietas burlandiana. Nei manifesti c’è Nonno Mario, che forse è il cugino anziano di Burlando almeno a stare dalla faccia bastonata e felice che mette così tanta tenerezza che nemmeno una bambina di sette anni di nome Clara (secondo manifesto) a cui stanno per chiudere la scuola e anche l’orfanotrofio dopo averle rubato la merenda lo riesce ad eguagliare nel coefficiente di tenerezza procurata ad un elettore dal cuore tenero. E così il pio Burlando zitto zitto diventa il nostro Enea che fugge da Troia in fiamme col padre Nonno Mario sulle spalle e il figlioletto bambina-Clara attaccato al gonnellino come nella statua di Piazza Bandiera. Non si capisce allora cosa c’entra con Enea il pendolare Luigi (terzo manifesto) che forse a Troia in fiamme ci rimarrà arrostito mentre aspetta il treno per Smirne in ritardo di diciotto ore causa nevischio. E tutti si chiedono come andrà a finire perché sui manifesti c’è scritto “continua” come nei romanzi d’appendice e nei fumetti.

Anche Biasotti si chiede come andrà a finire ma non perde tempo il Marco Aurelio delle concessionarie di automobili e si mostra per il grande uomo che è nei suoi manifesti, in cui ha la barba così ben curata che è normale pensare che curerà la Liguria con le stesse lozioni con cui cura la sua barba. E poi ha le idee così chiare sulle battaglie del futuro che ho già quasi deciso di votarlo anche se sono in disaccordo su alcuni dettagli. Per esempio mi sembra un po’ troppo elaborata la sua idea che la Liguria merita più lavoro e più sanità. Augh. E soprattutto è troppo sofisticata l’idea dei “meno sprechi”, “più finanziamenti”, “meno attese”. Si esprime così, è un po’ barocco Biasotti, argomenta troppo e dimentica di parlare semplice alla pancia dei cittadini: la gente vuole più sprechi, vuole sprecare. Se fai più sprechi vuol dire che sei ricco e che hai dei soldi da spendere, il che è evidentemente meglio di starsene lì a risparmiare le monetine a una a una come fa Nonno Mario ormai completamente inebetito sulle spalle di Enea Burlando. E poi nelle attese interminabili, di qualunque genere esse siano, ti possono capitare delle sorprese, puoi incontrare una donna e magari invitarla a cena, sposarti, fare due figli, e poi magari la donna che tu hai incontrato è pure ricca, quindi non hai più bisogno di lavorare e puoi vivere dignitosamente da parassita. Chiedete al pendolare Luigi che grazie alle attese sui binari si è già sposato sette volte ed era felice ma ora forse è rimasto arrostito alla stazione di Troia.

Ecco. Io ci ho provato. Forse non riacquisterò mai la memoria. Forse sì. Ora però me ne vado a far due gargarismi che non ne posso più di pensare a queste cose.

Mercoledì 6 gennaio 2010 alle 10:00:01
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