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Ultimo aggiornamento ore 18.45 del 25 Aprile 2018

Facile ironia sul Fronte dell'Acqua

Facile ironia sul Fronte dell´Acqua

- Il “waterfront” di Levante sarà finalmente sottoposto ad un accurato “restyling”. Lo dicono i giornali dopo le recenti dichiarazioni dell’amministrazione comunale a proposito della zona che va dalla Foce a Nervi. Pur non capendo a fondo che cosa questo significhi, qualcosa mi dice che è una bella notizia. Non so se è anche concretamente una buona notizia, ma è senz’altro bella perché invita a favoleggiare di nuove spiagge urbane e aree verdi, di passeggiate all’aria aperta ma anche di parcheggi sottoterra, di cancelli e muretti vegetali al posto dei cancelli in ferro e dei muretti in cemento. È bella perché parla di nuovi “luoghi di fruizione” per la cittadinanza, e questo significa che fruiremo tutti alla grande, a prescindere da ciò che questo può voler dire: meglio fruire che non fruire, a occhio. Mi sembra tutto così moderno. Non posso negarlo, forse un po’ di trasporto me lo danno le parole che leggo sui giornali, anche se a tutta prima non le capisco poi così bene, o forse è proprio perché non le capisco granché bene che mi entusiasmano: “waterfront”, per esempio, mi suona infinitamente più progredito delle sue versioni provincialotte come linea di costa o fascia costiera o lungomare. Il bello è che non è un nomignolo da pacchetto réclame o da film con Kevin Costner, come potrebbe sembrare, ma è un termine tecnico ormai ampiamente in uso nel lessico urbanistico internazionale. Se poi scopro, come in questo caso, che il waterfront sarà progettato da un “Urban Lab” che lì per lì pensavo fosse una crew di rappers dell’underground londinese ma poi ho saputo essere « la struttura tecnica del Comune di Genova che studia la trasformazione urbanistica della città secondo una pianificazione interdisciplinare (…)», perbacco, mi sono detto, siamo anni luce rispetto agli anni bui dei grigi Uffici Tecnici del Comune.

Mi ha talmente incuriosito questo nome, Urban Lab, che sono andato subito sul sito internet per cercare di scoprire di che cosa si tratta. Dunque, è meravigliosamente semplice, funziona così. Dapprima, le idee sulle nuove politiche urbanistiche si dispongono intorno ad un tavolo (o sul tavolo), in presenza dell’amministrazione comunale e di un pool di architetti di fama mondiale. Il tavolo si chiama, non a caso, “Tavolo delle Idee”. Poi, ispirato dal suo “Chief Advisor”, un architetto di fama mondiale, il Tavolo delle Idee trasforma queste ultime in linee guida per il PUC, che non è il contrario del Pin dei telefonetti, ma è l’acronimo del Piano Urbanistico Comunale. È tutto bellissimo e nuovissimo, perché l’Urban Lab pratica il calcio totale: spettacolo e fantasia al potere, con tre passaggi si arriva in porta. Chief Advisor triangola con l’amministrazione e la passa al Tavolo delle Idee che al volo realizza un Puc da antologia. E la cittadinanza esulta.
Gli obiettivi sono talvolta comprensibili persino per chi non mastica il linguaggio della burocrazia urbanistica, che è comunque ridotto all’osso (e volentieri tradotto in inglese). Oltretutto è logico e positivo che l’Urban Lab non abbia sede in Comune: per non intristire le Idee e la creatività con le scartoffie amministrative è stato infatti collocato su una chiatta, in Darsena, tra il submarine e i pescherecci. Ad essere sincero, un po’ di disappunto mi ha preso quando ho scoperto che l’Urban Lab rappresenta in realtà un settore della “ViceDirezioneGeneralePianificazioneStrategicaeSviluppodellaCittàdelComunediGenova”. In fondo in fondo, però, il disappunto è passato presto, e anzi, la scoperta ha finito per rassicurarmi. Ecco dov’eri finita, mia vecchia burocrazia amministrativa. Per un attimo ho temuto che fossi scomparsa per sempre, sostituita da questo nuovismo lessicale d’importazione. Per un attimo ho temuto che l’urbanistica fosse diventata all’improvviso una disciplina champagne per fuoriclasse, colpi di genio e megaprogettoni mozzafiato. Ma tu sei rimasta, un po’ defilata, ma ci sei ancora, a tenerci coi piedi per terra, o vetusta favella dell’impiegato comunale.

Martedì 6 ottobre 2009 alle 16:05:41
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