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Ultimo aggiornamento ore 08.00 del 20 Giugno 2018

Il Grande Mal-Occhio S.p.A e le incertezze del neo-poliziottesco genovese

Il Grande Mal-Occhio S.p.A e le incertezze del neo-poliziottesco genovese

- O tu che leggi questo titolo sperando che ti sveli gli arcani informatici del Superenalotto, guardati un telegiornale, ché qui si parla d’altro. Qui si parla di Madonna Sicurezza che continua la sua caccia al pesce piccolo e che, inviandoci in dono gli Alpini più valorosi, ha implicitamente invitato ad interrogarsi sull’effettiva utilità della videosorveglianza, sulla quale avevamo investito tanto denaro e tante delle nostre municipali aspirazioni.

È passato poco più di un anno dalla stipula dei Patti per la Sicurezza, con i quali Genova aveva ottenuto di trasformarsi in un set cinematografico a cielo aperto, arrivando alla quota di ben 177 videocamere di sorveglianza presenti nel territorio. Da “Genova Violenta” degli anni 70 a “Genova Sicura” degli anni Zero. Il copione era già scritto. Si stava aprendo una nuova fase del poliziottesco all’Italiana. Poi, ad un tratto, ecco gli Alpini. La trama neo-poliziottesca si è fatta piattamente nazional-popolare. Ci siamo già stufati delle videocamere? Che cosa non ha funzionato? Perché questo cambio di trama?

Proviamo ad azzardare qualche ipotesi su questa momentanea crisi di audience della videosorveglianza e sul conseguente coup de théatre dell’Esercito in piazza. Teniamo conto che non è l’orizzonte strategico della gestione della sicurezza in Italia ad essere cambiato negli ultimi mesi. Il metodo privilegiato infatti, resta quello aleatorio della “pesca a strascico” in cui l’obiettivo primario è sempre e comunque il “pesce piccolo”. La quantità sulla qualità delinquenziale: il microcriminale, l’ubriaco ecuadoregno che piscia per strada, il tossico, la prostituta ecc. Quindi perché gli Alpini? Non bastavano poliziotti e vagoni di videocamere?

1. Il problema è nelle videocamere che non hanno funzionato a dovere. Forse non soddisfa la loro bassa definizione, che permette raramente l’identificazione di un manigoldo. Nemmeno il loro potere di “emanazione” – basato sul trito ritornello secondo cui la sola presenza delle telecamere avrebbe valore dissuasivo e rassicuratorio - ha più quel fascino quasi magico di qualche anno fa, quando si pensava che le videocamere fossero in grado di rilasciare nell’atmosfera gli enzimi essenziali del coraggio e della virtù urbana. Altro problema legato al malfunzionamento delle videocamere è poi la produzione di un’eccessiva quantità di videospazzatura: ore e ore di girato in cui non succede nulla. Soltanto gente che passa. A volte nemmeno quella. E sappiamo che lo smaltimento dei rifiuti non è il nostro forte.

2. I cittadini genovesi non sono abbastanza “videogenici”: si accontentano di fugaci comparsate. Cittadini, microcriminali in atto e in potenza, bisogna migliorare la qualità delle vostre apparizioni! Aiutate le videocamere ad essere utili. Collaborate con loro! Qualche consiglio. L’errore più tipico del neofita della violenza urbana è il suo concentrarsi sulla vittima dimenticandosi della telecamera: occorre perciò fare attenzione durante il compimento dell’atto criminoso, guardando sempre verso l’alto. Il pubblico ha bisogno dei vostri volti, non delle vostre nuche. Una volta individuata la telecamera, cercate di collocarvi al centro dell’inquadratura, per evitare imbarazzanti effetti di deformazione dell’angolo ottico. I teleobiettivi possono fare miracoli, ma il grandangolo può tradire anche i migliori caratteristi. Può essere utile compiere lo stesso delitto su varie videocamere. Fondamentale poi, è puntare al bel gesto: un’azione eclatante dà sempre più soddisfazione di quella silenziosa, almeno dal punto di vista dello spettacolo.

3. Gli Alpini sono molto più “videogenici” dell’anonimo cittadino genovese, anche di quello con tendenze al crimine; rappresentano così un valido diversivo narrativo al piattume della criminalità locale. Ciò dimostra tra l’altro che il genere del neo-poliziottesco si sta fortemente ibridando con quello della fiction patriottica.

4. Le videocamere di sorveglianza sono un business milionario che oltretutto porta una certa sfiga alla percezione della sicurezza. Abbiamo riempito le nostre strade di videocamere per poi accorgerci che per contenere la criminalità dilagante c’era bisogno degli Alpini. Non ci salta nemmeno in testa il pensiero di cominciare a levare qualche occhio elettronico. Anzi, preferiamo accumulare. Quando ci accorgeremo che gli Alpini non servono a nulla o non bastano, ci aggiungeremo qualche ronda padana. Poi un po’ di contractors americani. Poi chiederemo agli ultras di difenderci. Poi vorremo il porto d’armi. Poi vorremo il porto d’armi radioattive. E così via. Siamo proprio fatti così?




Lunedì 24 agosto 2009 alle 14:00:16
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