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Ultimo aggiornamento ore 20.00 del 25 Aprile 2018

Imprevisto n.1. Il caso di Biasando e Burlotti

Imprevisto n.1. Il caso di Biasando e Burlotti

- Il mio gatto rischia di vivere più a lungo dello stadio di Marassi, ed è costato molto meno.
Ecco, stavo scrivendo un articolo piuttosto banale sul banale sbigottimento che si può provare nel constatare che un colosso architettonico costato una barcata di soldi come lo stadio Ferraris è ritenuto vecchio dopo appena vent’anni di vita. Mi sembrava una tale assurdità della natura che pensavo di impostare l’articolo su una serie di ipotesi riguardanti l’intervento di qualche essere soprannaturale, ma ci ha già pensato il Presidente della Sampdoria Garrone che ha sobriamente tirato in ballo le Forze del Male. Le dichiarazioni di Garrone mi hanno talmente atterrito che ho deciso di cambiare argomento e che dello stadio non ne voglio più sentir parlare. Quindi, per protesta, pubblicherò la prima lettera (anonima) che mi è passata per le mani:

« Mi sono trasferito da poco in questo nuovo palazzo e sono già esasperato. I miei vicini di casa si sono messi in testa di sapere chi è il miglior vicino di casa del palazzo. Non so perché, ma lo vogliono sapere a tutti i costi, soprattutto gli inquilini del sesto piano, il signor Biasando e il signor Burlotti. All’improvviso, sono diventati gentilissimi con tutti, portano la spesa alle vecchiette, offrono cene, regalano salamini e mortadelle al prete del terzo piano che è parecchio goloso almeno a stare alla sua stazza, poi dolci ai bambini, sigari e sigarette agli uomini, fiori alle signore, poi puliscono le scale e l’ascensore, smettono di parcheggiare sul marciapiede di fronte al portone e di sfrecciare contromano in garage, vengono finalmente a raccogliere le sigarette che gli cadono sempre nel mio giardino al pianterreno. Addirittura sono arrivati a bussarmi, l’altra mattina, presto, come due testimoni di Geova. Io glie l’ho detto subito, gentilmente, che preferisco l’inquilina del quarto piano, ma loro vogliono sapere chi è meglio tra loro due, Biasando o Burlotti, gli inquilini del sesto piano. “Io sono meglio”, dice il signor Biasando. “No, sono meglio io”, dice il signor Burlotti. “Io piaccio alle donne”, dice uno. “Io piaccio agli anziani”, ribatte l’altro. E vanno avanti così finché non si accapigliano sul pianerottolo, come dei bambini. Io non vorrei ferire nessuno dei due, ma finisce che si feriscono entrambi, seppur lievemente, da soli. Io ho provato a separarli ma loro non mi consideravano proprio, allora li ho lasciati fare, che mi ero appena svegliato, e quando mi sono appena svegliato ho bisogno di sciacquarmi la faccia e farmi un caffè, se no mi sembra di non capire tanto bene quello che mi succede attorno. Ecco, vado a sciacquarmi la faccia e mi faccio un caffè e non se ne parla più. Ma invece ci penso ancora mentre bevo il caffè, se preferisco Biasando o Burlotti. Io, se devo essere sincero, tra l’altro, me li confondo sempre, Biasando e Burlotti. Non è che si assomigliano, ma io me li confondo, più ci penso e più mi accorgo che il tarlo dell’indecisione si sta impossessando di me. Allora cerco di stamparmeli bene in testa anche mentre mi faccio la doccia, ma niente da fare, in ogni caso, mi dico, non deve diventare un’ossessione, questa cosa di Biasando e Burlotti: vattene via, tarlo dell’indecisione. Però ci ripenso ancora, mentre mi faccio la barba. Ecco, mentre mi faccio la barba, mi viene in mente un sistema rudimentale per cominciare a distinguerli. Uno ha la barba, l’altro no, come ho fatto a non pensarci prima.

Decido di fare un giro tra i vicini per saperne di più, e chi ti incontro? Incontro sul pianerottolo l’inquilina del quarto piano, quella con gli occhi chiari e un berretto di lana da cui spuntano i suoi capelli lunghi e rossi, quella che non a caso è la mia vicina di casa preferita. Può sembrare una scusa per attaccar bottone, ma è sete di conoscenza, le chiedo che cosa ne sa di questi Biasando e Burlotti, se erano stati anche da lei, e chi aveva scelto tra i due.
“Mmm, a me piace Burlotti, quello con la barba”, mi dice la mia vicina di casa preferita.
“Ma guarda che quello con la barba è Biasando”, dico io.
Lei: “No, no, è Burlotti”
Io: “Ti dico che è Biasando quello che piace alle donne, me l’ha detto prima. Burlotti piace agli anziani.”
Lei: “Ma come ti permetti, io sono una donna, e quello che piace alle donne lo so meglio di te. È Burlotti”
Io: “Biasando”
Lei: “Burlotti”
Io: “Burlotti”
Lei: “Biasando”
È finita che ci siamo accapigliati sul pianerottolo, e che lei per un po’ non sarà più la mia vicina di casa preferita. Ora come ora mi sembra di propendere per Burlotti.

Scendendo le scale, un po’acciaccato, incontro il prete del terzo piano. “Ma due chi?” mi dice. “Guarda che Biasando è il nome e Burlotti il cognome. Sono la stessa persona, non te n’eri accorto, figliuolo? Io comunque, anche se fossero due, sceglierei chi mi porta più salame”. Ride, il monaco. “E chi le porta più salame, reverendo? Quello con la barba o quello senza?” gli chiedo. “È sempre lo stesso, figliuolo, solo che a volte ha la barba e a volte no”.
Io: “Guardi che si sbaglia, sacerdote, uno ha la barba e uno è senza. Li ho appena visti insieme”
Il Prete: “Ma che dici, figliuolo, è una persona sola.”
Io: “Sono due, santità.”
Il Prete:“Una, figliuolo.”
Io: “Due, eminenza”.
Il prete: “Una, figliuolo.”
È finita che ci siamo accapigliati nell’ascensore e che il prete mi ha quasi spezzato una costola, con la sua grossa stazza.

Ecco, signor Sante Licheri, i miei rapporti di vicinato si stanno deteriorando a causa di questa storia di Biasando e Burlotti. Mi inviti in trasmissione, e le spiegherò tutto. Aspetti, ora suonano alla porta, devono essere loro che mi portano le fragoline di bosco che sono andati a raccogliere apposta per me. Le scriverò un’altra volta e mi spiegherò meglio, sia paziente come solo lei sa essere, giudice Sante Licheri. »

Ecco, io l’ho pubblicata per non parlare dello stadio e perché non si dica che in rete esiste la censura sulle lettere dei lettori. Ora, secondo me con questa lettera ci dev’essere stata una specie di interferenza, credo che non fosse indirizzata proprio a me, ma ad uno di quei programmi televisivi in cui la gente si scanna senza pietà, data la sua tematica prettamente condominiale, il suo tono bambinesco, e la sua totale estraneità alle vicende liguri o genovesi. Ma spero che mi arrivi presto il seguito, perché non è poi così male essere scambiato per il giudice Santi Licheri.



Martedì 17 novembre 2009 alle 17:00:36
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