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Ultimo aggiornamento ore 21.15 del 26 Aprile 2018

L’estasi dei precari

L’estasi dei precari

- Una è un’edicola votiva dedicata alla Madonna degli Afflitti (dicono). L’altra è un manifesto promozionale di una mostra dei tempi di Genova città della cultura (c’è scritto). La prima è costituita da un medaglione seicentesco incastonato su un conchiglione dell’800 decorato con cherubini e motivi vegetali. La seconda è invece un grosso cartellone a stendardo appeso tra due pareti, in cui compare una riproduzione della Maddalena in Estasi del Caravaggio.

Nei bar della zona si dice che quando i due congegni d’immagini sono stati accostati per la prima volta, nel lontano 2004, la Madonnina del medaglione ha storto leggermente il naso, nonostante il suddetto naso fosse di marmo. È probabile che si sia sentita offesa e sminuita da quella nuova presenza, indiscutibilmente più imponente e colorata, più aggressiva e, diciamolo, anche più attraente di lei che sembrava invece una suorina e che quasi dalla strada non si notava. E pensare che quando nell’Ottocento l’avevano sistemata in quella struttura, all’incrocio tra via Chiabrera e via Giustiniani, alla Madonnetta era stata garantita devozione esclusiva e totale predominio su quello scorcio di vicoli. Senza queste garanzie, non avrebbe mai accettato di farsi circondare da una banda di stucchevoli putti di stucco, questo è chiaro. Figuriamoci da un cartellone a colori.

La Madonnina era però convinta che quella con la Maddalena non potesse non rappresentare una convivenza temporanea. E infatti faceva buon viso a cattivo gioco perché normalmente, diceva forse tra sé e sé, i cartelloni e i manifesti hanno vita breve. Sono immagini a tempo determinato: appaiono vigorose e sgargianti perché per campare devono attirare a tutti i costi l’occhio dei passanti. Ma invecchiano presto, per definizione. È vero, non prestissimo come le locandine dei giornali che qualcuno non a caso definisce “le farfalle della comunicazione urbana”, ma comunque a un certo punto invecchiano, non servono più a nessuno, nessuno ci fa più caso e improvvisamente scompaiono. “Noi edicole votive siamo di tutt’altra pasta”, pensava la Madonnetta, con malcelato orgoglio. “Basta solo un poco di pazienza”, si diceva, “e la scena tornerà ad essere la mia”. Qualche mese dopo, la mostra pubblicizzata dal cartellone era finita. Comprensibilmente, la Madonnina si fregava le mani, aspettando con ansia il suono celestiale delle forbici che avrebbero costretto l’ingombrante vicina ad accartocciarsi a terra, e a sparire per sempre dalla sua zona di competenza. Ma nessuna forbice si fece sentire. Evidentemente le preghiere e gli auspici della Madonnina non servirono a nulla. Il tempo passava, ma la Maddalena stava sempre lì, sempre più preoccupata per la sua sorte incerta e sempre più vessata dalle correnti di vento e dalle intemperie. Nonostante tutto però risultava ancora attraente agli occhi dei passanti, che si fermavano spesso ad ammirarla. La sua visibilità era appesa a due fragili cordini, ma lei resisteva, ormai da più di cinque anni.

Negli ultimi tempi la Madonnetta sembra aver cambiato atteggiamento. Si fanno parecchie ipotesi al riguardo. C’è chi sostiene che sia un semplice effetto della ripulitura e della recente installazione di un faretto che la illumina anche di notte. C’è chi pensa che la Madonnetta si sia serenamente abituata a far parte di una coppia di fatto con la Maddalena. C’è invece chi sostiene che abbia cominciato a prendere a cuore la sorte di quella Maddalena che sta lì da cinque anni ma da un momento all’altro potrebbe non esserci più, rimossa da un solerte funzionario comunale o portata via da un avido collezionista di manifesti. È quest’ultima l’ipotesi che più mi convince. In effetti, a guardare bene, sembra proprio che grazie alla Maddalena, la Madonnetta abbia ritrovato quei motivi di sincera afflizione che l’avevano contraddistinta e resa venerabile nel corso dei secoli, ma che aveva temporaneamente messo da parte, tentata dalle lusinghe di protagonismo nella scena urbana e di celebrità tra i passanti. Questo spiegherebbe anche le parole misteriose di un’intercettazione ambientale casualmente finita tra le mani di un giudice di pace di mia conoscenza. A decifrarle, con qualche difficoltà, sembrano proprio le parole di qualcuno che pensa a voce alta: “Forse mi sono sbagliata sul suo conto. Forse non è un semplice manifesto. Lo avrebbero già rimosso, no? Dev’essere un’immagine devozionale, proprio come me. È che non ha proprio niente di votivo, a vederla così. E soprattutto: chi mai può dichiararsi devoto di un’immagine tutt’altro che eterna, anzi, tanto precaria da rischiare di cadere da un momento all’altro? Chi può mai riconoscersi in un monumento che sta in piedi grazie a un cordino?”
Basta guardarsi intorno, cara Madonnetta.


Martedì 13 ottobre 2009 alle 10:00:41
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