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Le Sirene al plasma della stazione Principe

Le Sirene al plasma della stazione Principe

Genova - Nemmeno al passeggero più distratto può sfuggire la dovizia delle suppellettili tecnologiche che da un anno a questa parte arredano le stazioni Principe e Brignole. E questo per un motivo semplice semplice: i modernissimi televisori al plasma disseminati fra i binari e nei sottopassaggi, sono concepiti per “catturare l’attenzione” del “frequentatore di stazioni”. Come? Facendo un casino infernale. Al punto che vien da rimpiangere l’armonioso stridore dei treni in frenata o la buona educazione dei vecchi cartelloni pubblicitari, che se ne stavano zitti zitti in un angolo, e infastidivano soltanto gli esteti più raffinati o i più suscettibili fra i bacchettoni. Gli schermi al plasma, invece, sono implacabili. Approfittando della Natura imperfetta che ha colpevolmente tralasciato di mettere agli uomini un paio di palpebre anche alle orecchie, martellano sistematicamente chiunque si trovi nel raggio di una decina di metri: uno o più messaggi pubblicitari di qualche secondo si alternano in una ripetizione all’infinito di immagini e, soprattutto, suoni. 19 ore su 24.

Potrebbe sembrare una videoinstallazione di un artista che voglia mostrare in maniera particolarmente sadica la potenza invasiva e autoritaria della tecnologia audiovisiva, ma purtroppo non è così. Si tratta dell’avanguardistica strategia comunicativa predisposta dalle Ferrovie dello Stato per le “Grandi Stazioni” italiane, tra cui Principe e Brignole. Il progetto si chiama “videocomunicazione” e rappresenta, almeno a stare a quanto è scritto sul sito www.grandistazioni.it, «Il primo progetto mondiale di tali dimensioni di comunicazione outdoor (…)». L’ennesimo primato del made in Italy, insomma. Con le sue tre parole chiave – oltre a due classici come “tecnologia” e “design”, spicca minacciosa la parola “reiterazione” – la videocomunicazione è presentata come «un nuovo sistema di comunicazione in grado di catturare l’attenzione, emozionare e seguire in ogni momento i frequentatori delle stazioni. » L’ottimistico idioma del marketing di presentazione sottolinea come l’iniziativa sia pensata per adeguarsi ai “nuovi stili di vita” di un pubblico sempre “fuori casa e in movimento”. E se fosse, metti caso, in movimento per lavoro? Siamo sicuri che l’utente di Trenitalia abbia voglia di farsi seguire ogni momento da un televisore ad alto volume? Che non veda l’ora di farsi emozionare da una pubblicità di pannolini mentre aspetta il treno?

Mi chiedo e vi chiedo, cari innovatori della “comunicazione outdoor”, se avete mai pensato al fatto che al movimento continuo dei passeggeri/consumatori non sempre corrisponde un movimento continuo dei treni. Esiste l’eventualità, cari videocomunicatori (ecto)plasmatici, che i treni incappino in qualche minuto di ritardo. In Italia questo è rarissimo, direte voi. Certo, ma può capitare che il dinamico passeggero sia costretto ad aspettare, poniamo, una mezz’ora al binario. Ciò può significare che il medesimo dinamico passeggero, che voi stessi definite “sempre attento ad acquisire nuove conoscenze/competenze e a partecipare al fermento socioculturale in continua evoluzione”, sia sottoposto al bombardamento di uno spot audiovisivo di 5 o 10 secondi ripetuto senza pietà. In mezz’ora di attesa al binario questo può voler dire più o meno ascoltare quasi 100 volte lo stesso spot pubblicitario!

Ora, per quanto io mi sforzi di credere alla buona volontà delle Ferrovie dello Stato nell’appagare la sete di conoscenza dei passeggeri, non riesco proprio a convincermi che questa sia la vera finalità del nuovo sistema di comunicazione. Piuttosto, mi pare di comprendere che la situazione finanziaria di Trenitalia non sia delle più floride, ma mi permetto di pensare che quella dello stupro acustico di massa non sia la soluzione ideale per far quadrare il bilancio. Alcuni consigli all’azienda, forse più economici e meno inquinanti: i controllori potrebbero cominciare a vendere sui treni anche dei biglietti della lotteria, o le sempreverdi batterie di pentole. I macchinisti potrebbero indossare le divise tappezzate da sponsor come i piloti di Formula 1. I facchini, se esistono ancora, potrebbero consegnare le pizze, oltre che i bagagli. E così via.
L’importante è continuare a dare più importanza alle indagini di mercato che alle esigenze dei passeggeri: dietro ogni viaggiatore è in agguato un consumatore seriale.

Giovedì 20 agosto 2009 alle 20:00:15
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