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La moria dei supplenti nella scuola pubblica

La moria dei supplenti nella scuola pubblica

Genova - Al ritorno dopo la pausa delle vacanze natalizie, chi insegna nella scuola statale ha trovato molti colleghi nuovi e ne ha perso altri con cui ha condiviso la prima parte del percorso didattico nell'anno scolastico in corso. Le classi si sono ritrovate con insegnanti nuovi, anch'essi di qualità e buone capacità; dovranno quindi ricominciare e capire come intendersi. Dobbiamo spiegare cosa è successo. Nella scuola statale queste cose non sono nuove, ma quest'anno il fenomeno è piuttosto evidente. I supplenti temporanei sono stati nominati pescando dalle graduatorie di Istituto o di circolo; sono insegnanti inseriti per lo più in quella che si definisce terza fascia. Dopo le nomine del provveditorato (in teoria da tenersi ad agosto, ma quest'anno slittate a metà settembre quando la scuola era iniziata da una settimana) le scuole riempiono i buchi di organico con gli insegnanti presenti nelle loro graduatorie. Purtroppo quest'anno le graduatorie d'Istituto dovevano essere rinnovate e da ottobre i docenti sono stati nominati con la dicitura "fino ad avente diritto". Il linguaggio burocratico nasconde il fatto che il ritardo con cui lo Stato ha provveduto ad aggiornare le graduatorie ha causato enormi disagi: le nomine andavano rifatte a breve in base a nuove graduatorie. Questo ha creato un dramma innanzitutto per i docenti che hanno perso il posto, in secondo luogo un disagio per le famiglie e gli studenti.
Siccome non è possibile pensare che dietro tutto questo ci siano delle menti perverse è opportuno chiedersi come siano possibili queste disfunzioni. Non crediamo nei destini infelici e magari proviamo a vedere gli effetti dei tagli al personale anche nei confronti dei provveditorati agli studi. Si chiamano in gergo tecnico razionalizzazioni. In realtà dove prima 20 o 30 persone lavoravano per garantire l'avvio regolare dell'anno scolastico, ora sono rimasti in cinque.
Il problema forse è ancora più complesso. Un sistema dell'istruzione serio non può permettersi di avere un così alto numero di precari. Eppure si continua a sfornare alzate di ingegno (tipo il concorso truffa) che hanno come unico scopo quello di mettere i lavoratori in contrasto tra loro. Tutto questo è una tremenda mannaia verso i lavoratori più deboli della scuola ed è un grave danno per la didattica e le famiglie. Significa lavorare incessantemente per la distruzione definitiva della scuola pubblica e statale. In prospettiva significa marciare verso un sistema di istruzione privato a cui tra l'altro governi ed enti locali di centrodestra e centrosinistra continuano a fornire finanziamenti e aiuti. Glielo chiede l'Europa, sostengono.

Carla Bianchi e Roberto Pardini (docenti scuola statale, movimento docenti autoconvocati Genova, circolo PRC Centro Storico Genova)

Mercoledì 9 gennaio 2013 alle 21:30:15
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