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Marco Doria su Facebook: "Il nuovo governo e i compiti di un sindaco"

Marco Doria su Facebook: `Il nuovo governo e i compiti di un sindaco`

- Sono stato un elettore del centrosinistra alle ultime elezioni politiche. Volevo, e credo tuttora che ce ne sia bisogno, un governo di cambiamento, capace di scelte coraggiose ed eque, ben diverse da quelle complessivamente praticate dal governo Monti. Con ciò non dico, e non penso, che non siano necessari rigore e serietà nel controllo delle finanze pubbliche. Però è evidente che non esiste una sola obbligata linea di politica economica da seguire. Si parla di riduzione di imposte, di tagli alla spesa e rilancio di una crescita i cui caratteri sono tutti da definire. Quali imposte devono essere ridotte e a vantaggio di chi? Quali spese sono da tagliare? Quelle per acquistare cacciabombardieri o i trasferimenti di risorse che possono consentire ai comuni di erogare servizi essenziali per la parte più debole della popolazione? E ancora: quale deve essere il punto di equilibrio tra crescita e sostenibilità ambientale della crescita stessa? Sono domande su cui non esiste, per fortuna, un pensiero unico. Il dibattito, quello al quale sono interessato, è aperto nelle fila della sinistra europea e tra gli economisti. Basta leggere a questo proposito un recente ed efficace articolo del premio Nobel per l’economia Paul Krugman, pubblicato da New York Times e Repubblica, per rendersene conto.

Il governo che si appresta a ricevere la fiducia non è quello per cui è stato chiesto il voto degli elettori (di nessuno schieramento per la verità). I numeri in parlamento avrebbero permesso anche la formazione di un governo Bersani che avesse quegli otto punti fondanti che erano stati presentati. Non li ho dimenticati e ritengo che abbiano una loro piena validità e tocchino questioni di assoluta importanza e non eludibili ma oggi di fatto accantonati. Non bastano però i numeri per fare un governo, ci vuole anche disponibilità al confronto: questa disponibilità è mancata e il Movimento 5 Stelle ha scelto di chiamarsi fuori. Successivamente l’elezione del presidente della repubblica ha offerto una nuova occasione di percorrere strade nuove; anche in questo caso non si sono colte opportunità che pure c’erano e i limiti del centrosinistra sono stati palesi.

Il governo sarà giudicato per il modo in cui risponderà alle domande di cui sopra e le sue scelte avranno un impatto sul pese, quali che siano. In questo scenario credo che sia doveroso per un sindaco eletto dai cittadini sulla base di un programma sottoscritto continuare nel lavoro intrapreso, in coerenza col patto stabilito con gli elettori, un patto che vincola moralmente gli eletti e le forze politiche che ad esso devono essere fedeli. Un sindaco è chiamato ad amministrare la città, nel rispetto delle leggi e delle risorse che ha a disposizione, cercando di difendere giorno dopo giorno, la dignità delle istituzioni. In questo modo un sindaco fa politica. E facendola si troverà a confrontarsi col governo, con i partiti, con i movimenti, con i cittadini senza l’impegno dei quali tutto sarà più difficile. 

Marco Doria

Domenica 28 aprile 2013 alle 22:46:52
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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