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Ultimo aggiornamento ore 14.00 del 17 Novembre 2019

Psicologi degli Ats: tutti a casa!

Psicologi degli Ats: tutti a casa!

Genova - C’erano una volta… tanto tempo fa… i Distretti Sociali.
Era il 1996. Il Comune si era ripreso le funzioni socio – sanitarie che aveva dato in gestione alla ASL ed erano stati istituiti i Distretti: uno per zona nell’ambito del territorio di Genova. Si parlava di integrazione socio-sanitaria intendendola – quella volta – in maniera “sana” e “integra”. Presso i Distretti lavoravano infatti insieme fianco a fianco, gli assistenti sociali e gli psicologi, poi si sono aggiunti gli educatori.
Il Servizio così strutturato permetteva di dare un’ampia gamma di risposte ai bisogni del cittadino: ci si poteva rivolgere spontaneamente per chiedere un contributo economico, per avere una consulenza in merito a una situazione personale di disagio, per avere un sostegno,per fare una segnalazione ecc. Oppure ci poteva essere un invio al Distretto in seguito ad un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.
I Distretti lavoravano con il Tribunale per i Minorenni e con il Tribunale Ordinario, con le Scuole (dal nido alle superiori), con i Servizi di Salute Mentale, con i Consultori, con i Sert, con i Centri Socio-Educativi, con i Let (laboratori educativi territoriali), con le strutture che ospitano minori in difficoltà e quelle che accolgono madri e bambini.
Dal 1996 ad oggi sono stati seguiti migliaia di casi di bambini e famiglie in difficoltà: minori in affido familiare, minori affidati al Comune di Genova, coppie con separazioni giudiziali ecc. Molteplici sono stati i progetti di lavoro avviati sul tema della “genitorialità” “affido familiare” sugli “incontri protetti” ecc.
Dal 2008 i Distretti Sociali si sono chiamati Ambiti Territoriali Sociali, ma a parte il nome differente, il contenuto dal punto di vista operativo era sempre lo stesso.
Presso gli ATS lavorano ora 15 di psicologi dipendenti del Comune di Genova e 32 psicologi a contratto. Questi ultimi vedevano rinnovato il loro contratto da principio ogni tre anni, poi annualmente e recentemente anche per periodi consecutivi, ma inferiori all’anno. Inizialmente i contratti prevedevano un monte ore settimanale di 18, 24 o 30 ore.
Dal 2008 tutti i contratti degli psicologi sono stati ridotti a 18 ore settimanali, mentre il numero dei casi in carico ad ogni psicologo non veniva ridotto in proporzione, ma rimaneva invariato portando – comprensibilmente – ad un abbassamento nella qualità del servizio erogato.
Negli ultimi anni il Comune, che diceva di non poter più affrontare la spesa relativa agli psicologi a contratto, ha lavorato perché la ASL riconoscesse che le funzioni svolte dagli psicologi negli ATS erano di natura “sanitaria” e quindi non di sua competenza.
Durante il 2010 la ASL lo ha ufficialmente riconosciuto e il Comune, “fregandosi le mani “ per la gioia di poter depennare una spesa dal suo bilancio, ha esultato. Troppo preso dall’euforia, ha scordato che in questo passaggio non c’erano solo “le funzioni”, ma anche 32 psicologi in carne e ossa che le avevano rivestite in questi lunghi anni (pare che i 15 psicologi dipendenti degli ATS continueranno invece a svolgere le stesse funzioni, che per i colleghi consulenti sono “passate” alla ASL). Scordando che gli psicologi dal 1996 avevano seguito bambini famiglie sofferenti e con difficoltà. Scordando l’importanza delle relazioni che si instaurano tra psicologo e assistito. Scordando che anche le relazioni instaurate tra colleghi (psicologi e assistenti sociali, rete costruita con gli altri servizi) sono fondamentali perché il lavoro proceda.
Questi “piccoli dettagli” sembrerebbe essere sfuggiti anche alla ASL, che dopo aver pensato, pensato e ripensato si è così espressa: “Coprirò io le funzioni psicologiche degli ATS! Con 9 psicologi che assumerò prendendoli dalla graduatoria dell’ultimo concorso”. Ma qui la situazione, invece che risolversi, si complica.
Cominciamo dagli aspetti economici che sono quelli a cui si fa più caso ultimamente. Uno Psicologo Dirigente a 38 ore settimanali costa alla ASL circa 66.000 euro l’anno mentre uno psicologo consulente a 18 ore settimanali ha un costo di circa 22.500 euro l’anno.
Per potere assumere gli psicologi – che dovrebbero entrare in ruolo a partire dal 1 gennaio 2011 - la ASL pare abbia chiesto e ottenuto ben 9 deroghe al blocco delle assunzioni! In tempi come questi “di tagli” e necessità di contenere le spese, sembra che tali attenzioni non siano state osservate o comunque facilmente superate.
Altro dato numerico: 9 psicologi della ASL a 38 ore settimanali coprono settimanalmente 342 ore, mentre i 32 psicologi che hanno lavorato fino ad ora negli ATS, hanno 18 ore settimanali e quindi ne coprono in totale 576.
Facendo un rapido calcolo risultano scoperte settimanalmente 234 ore! Nessuno sembra aver fatto caso a queste 234 ore che rimarranno totalmente scoperte, abbassando ulteriormente la qualità del servizio erogato.
Come si può pensare di smembrare un servizio come quello fornito dal 1996 dagli ATS e sperare di “ricomporlo” con 9 psicologi che andranno nei Consultori e che non lavoreranno negli ATS, fianco a fianco con gli assistenti sociali e gli educatori?
Ma c’è di più. Bisogna sapere a questo proposito che i Consultori della ASL (ora Noac – Nuclei Operativi Assistenza Consultoriale) sono in sofferenza da anni. Molti colleghi sono andati in pensione e non sono stati sostituiti. E infatti quando come ATS inviamo al Consultorio la richiesta di psicoterapia per un bambino, la lista di attesa è di almeno un anno…
Insomma, i 9 psicologi eventualmente neoassunti andranno a malapena a coprire le carenze attuali della ASL; figurarsi se avranno modo di occuparsi – e a distanza – anche del lavoro di integrazione socio-sanitaria degli ATS !

Gli psicologi consulenti hanno da tempo inviato ai vertici ASL e a quelli della Regione, una proposta alternativa: inquadrare i 32 psicologi che lavorano negli ATS con una formula contrattuale tra quelle già normalmente utilizzate. Sarebbe anche semplicemente possibile che la ASL trasferisca al Comune le risorse necessarie a retribuire gli psicologi col contratto di prestazione d’opera intellettuale già in essere. Tante formule possibili, per mantenere continuità nel servizio e risparmi per la ASL. Ma nessuno ha dato una risposta.
Si va verso aumento dei costi e sostanziale cessazione di un servizio.

Poi bisogna pensare alle 32 famiglie che stanno dietro agli psicologi “licenziati”, precari qualsiasi. Non si dica “professionisti” (allora qualsiasi precario è un “libero professionista”), visto che il compenso orario non è nemmeno lontanamente comparabile a quello di un professionista. Eppure si tratta di operatori altamente qualificati, e con una lunga esperienza specifica che andrà totalmente dispersa.
Pensando all’amministrazione pubblica nel suo complesso è come se un’azienda si liberasse di punto in bianco di 32 lavoratori, e per far fare lo stesso lavoro ne assumesse altri 9 (pagandoli meglio e dandogli – come giusto - tutte le coperture: previdenza, malattia, ferie e tredicesima). Ma tanto quelli di prima erano appunto semplici precari, niente tutele e buona notte al secchio, e alle loro famiglie. Sono queste le politiche sociali del Comune di Genova ? E un pochino di vergogna? Giusto un poco…

Lucilla Argenziano
Psicologa – psicoterapeuta
ATS Centro-Est

Mercoledì 8 dicembre 2010 alle 21:30:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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