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Ultimo aggiornamento ore 12.35 del 17 Luglio 2019

Accattonaggio molesto a Recco, due ordini di allontanamento: aleggia l'ombra del racket?

Lotta all'abusivismo
Accattonaggio molesto a Recco, due ordini di allontanamento: aleggia l´ombra del racket?

Levante - Nel corso dell'ultimo mese, la Polizia Locale di Recco ha posto in essere un'intensiva attività di controllo al fine di contrastare episodi di degrado urbano quali abusivismo commerciale, accattonaggio e vagabondaggio.

I controlli - Sono state effettuate decine di operazioni di controllo, con cui gli agenti hanno emesso ben 13 sanzioni amministrative per violazione dei regolamenti urbani. Nello specifico, ad esempio, per due cittadini nigeriani - intenti a chiedere insistentemente l'elemosina davanti ai supermercati di Recco - è scattato l'ordine di allontanamento per 48 ore. Nel corso degli ultimi giorni, inoltre, è stata intensificata anche l'attività di contrasto alla questua e all'accattonaggio molesti da parte della Polizia Locale, che ha effettuato un servizio mirato davanti alle attività commerciali di Recco. «Oggi il decreto Salvini mette a disposizione strumenti che ci permettono di essere più efficaci e costituiscono un forte elemento per combattere l'accattonaggio sul territorio» spiega il Consigliere comunale delegato alla Sicurezza Franco Senarega.
Ultimamente questo genere di attività in effetti ha prodotto una visibile diminuzione della presenza di persone dedite all'accattonaggio: basti pensare che il provvedimento notificato dalla Polizia Locale nei confronti dei due nigeriani è stato inviato alla Questura per l'eventuale emanazione del Daspo Urbano in caso di mancato rispetto dell'ordine, mentre sono state inviate delle segnalazioni mirate alla Prefettura competente, il tutto al fine di valutare il mantenimento dei requisiti di permanenza sul territorio nazionale dei soggetti che dovessero trasgredire le regole imposte. Nello stesso frangente, sono state inoltre avviate anche verifiche circa i doveri di vigilanza e controllo da parte delle cooperative sociali a cui i soggetti richiedenti protezione umanitaria vengono affidati: non si esclude, infatti, che dietro queste persone che chiedono l'elemosina vi sia un'organizzazione criminale che punta allo sfruttamento della nuova "manovalanza" messa in strada a chiedere la carità. «Le indagini sono in corso e comunque sarebbe importante che i cittadini comprendano che non stanno facendo elemosina a dei poveri ma stanno alimentando un racket che produce un'enorme flusso di denaro, spesso riciclato in attività illecite, una su tutte, il traffico di droga» conclude Senarega.

Mercoledì 3 luglio 2019 alle 14:00:27
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