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Ultimo aggiornamento ore 07.30 del 16 Ottobre 2018

"Sebben che siamo donne", la presentazione a Sestri Levante

`Sebben che siamo donne`, la presentazione a Sestri Levante

Liguria - Il giro di presentazioni del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” (edizioni Cinque Terre) ha fatto tappa a Sestri Levante.

Gli autori sono stati intervistati dal professor Renzo Ronconi. Nell’intervista sono stati citati brani delle testimonianze di partigiane in armi, staffette e donne contadine curatrici e sostenitrici dei partigiani.

“Il ruolo delle staffette fu fondamentale - ha detto Pagano - come elemento di connessione tra chi stava ai monti e chi in campagna o in città”, mentre le contadine “furono protagoniste della Resistenza civile: senza il loro aiuto, declinato fra silenzio, protezione, assistenza, la Resistenza armata non ce l’avrebbe mai fatta”. Pagano ha ricordato la staffetta della Brigata “Coduri” Irene Giusso “Violetta”, residente a Velva e poi a Torza di Maissana, e le tante donne contadine di Varese Ligure e di Maissana sostenitrici della “Coduri”, tra cui le donne di Torza che si adoperarono per far disertare gli alpini della “Monterosa” di stanza a Riva Trigoso e farli passare nelle fila dei partigiani.

A Giorgio Pagano è stato chiesto, tra l’altro, quale rapporto ci sia tra i suoi studi sulla Resistenza e la sua riflessione sulla politica. “Le testimonianze raccolte in questo libro ma anche nel precedente ‘Eppur bisogna ardir’ ha risposto Pagano - ci dicono che tra il 1943 e il 1945 è nato e cresciuto nella società e nelle persone, nelle donne in particolare, l’ardir”, l’ardimento morale con la sua carica di dirompente rottura. Per ‘ardir’ intendo la capacità di autogoverno delle persone, la concezione della vita come cammino non solo individuale ma anche e soprattutto con gli altri, come immedesimarsi nella sofferenza degli altri. Sono i valori fondamentali dell’umanesimo, i valori della Resistenza italiana ed europea che ho ritrovato, da cooperante, in Africa, nell’umanesimo africano. In Africa ho ritrovato gli stessi valori, in Africa ci sono le stesse donne semplici. La cosa più bella della mia esperienza non è stata l’Africa, ma gli africani, l’umanesimo delle donne africane in primo luogo. Questo è il filo rosso della mia riflessione da tempo. La mia concezione della politica mi ha sempre spinto a partire dalle persone. Ho sempre cercato di farlo, prima da uomo di partito, poi da Sindaco. In miei testi precedenti, dedicati alla sinistra, sono arrivato alla conclusione che sia la sconfitta degli anni Venti sia quella degli anni Settanta sono state determinate dalla concezione prevalente nel movimento operaio, sia comunista che socialdemocratico, con al centro l’assalto allo Stato, la conquista del potere politico, e non la trasformazione della società attraverso un processo dal basso, anche culturale e soggettivo, che aiuta i lavoratori e le persone a governarsi da sé".

C’è una frase che cito spesso, è di Bruno Trentin che, in Il coraggio dell’utopia ,dice: “Credo di essere arrivato alla convinzione che l’utopia della trasformazione della vita quotidiana debba diventare il modo di fare politica”. I cambiamenti devono avvenire qui e ora, e diventano reali e duraturi solo se procedono dal basso, dalle persone. In questi anni grandi personalità del mondo cattolico, da don Andrea Gallo a Massimo Toschi, mi hanno ancor più spinto in questa direzione di ricerca: gli assistiti della Comunità di San Benedetto al Porto che diventano assistenti, gli africani che da oggetto diventano soggetto della cooperazione internazionale.
Ecco, le donne resistenti sono un grande esempio di donne che diventano soggetto, donne autonome, capaci di autogovernare le proprie vite”.

Le domande rivolte a Maria Cristina Mirabello hanno riguardato, tra l’altro, in che misura il percorso di maturazione femminile sia stato favorito o causato da un pregresso antifascismo familiare, e se e in quale misura le donne, che tanto avevano dato alla Resistenza di cui avevano potuto essere attive, partecipi, organizzatrici e fiancheggiatrici ( ma tutti questi ruoli furono importanti), abbiano successivamente provato disillusione nel rientrare in una dimensione più conservativa quale fu quella del dopoguerra. Maria Cristina Mirabello, quanto a sostrati pregressi o familiari che possono avere condizionato in positivo l'adesione alla Resistenza, ha illustrato casi specifici in cui esiste in effetti l'influenza del sostrato, “ma l'adesione si manifesta come un atto del tutto libero, spontaneo, espressione di una maturità individuale e di scelta”. Quanto al disagio che alcune protagoniste provarono nel dopoguerra, Mirabello ha detto che esso “emerge come polemica e distacco solo in rari casi, mentre in altri c'è piuttosto un riflusso nel privato, determinato da singole libere scelte per talune ma per molte, nonostante la conquista della Costituzione e dei diritti in essa contemplati, dalla normalizzazione e dal ritorno a un ordine maschile”. L’iniziativa è stata introdotta da Daniela Mangini in rappresentanza del Comune e da Tiziana Fabbro dell’Associazione Amici Biblioteca Civica.


Giovedì 3 maggio 2018 alle 13:00:53
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