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Ultimo aggiornamento ore 13.30 del 18 Ottobre 2019

Al siciliano Biagio Guerrera il Lerici Pea per la poesia dialettale

Al siciliano Biagio Guerrera il Lerici Pea per la poesia dialettale

Liguria - Si apre con la sezione dialettale “Paolo Bertolani” il Premio Lerici Pea – Golfo dei Poeti 2019, che sabato 27 luglio sarà consegnato al poeta, compositore e performer siciliano Biagio Guerrera. A dare il via alla cerimonia, che si terrà alle ore 21 al Teatro Astoria e non più alla Rotonda Vassallo, ad ingresso libero, saranno i saluti del Sindaco della città Leonardo Paoletti e della Presidente p.t. del Premio Lerici Pea, Lucilla Del Santo.

Dopo un ricordo di Paolo Bertolani, scrittore e poeta originario della Serra di Lerici, che fece dell’uso del dialetto della sua terra la sua cifra letteraria, Biagio Guerrera sarà protagonista di una performance poetica in cui i suoi versi verranno accompagnati dalle musiche della Pocket Poetry Orchestra, l’ensemble da lui fondato, composto da: Simona Di Gregorio (polistrumentista), Vincenzo Gangi (chitarra classica), Giovanni Arena (contrabbasso) e Riccardo Gerbino (percussioni).

Dopo questa prima parte, Guerrera si racconterà al pubblico, intervistato dal critico dialettale e saggista Manuel Cohen. Il Premio Lerici Pea-Golfo dei Poeti, come di consuetudine, ha il patrocinio di: Regione Liguria, Comune di Lerici, Lerici Coast e Il Porto dei Piccoli Onlus.
Partner del Premio, i cantieri Sanlorenzo Yachts; sponsor: Euroguarco, Sepor, Sernav, Spigas Clienti e i Conad di Lerici e La Spezia. Responsabile della sezione “Paolo Bertolani” è Adriana Beverini; oltre alla presidente p.t. Lucilla Del Santo, fanno parte del direttivo del premio Lerici Pea i soci Pia Spagiari e Piergino Scardigli.

Premio Lerici-Pea 2019, sezione “Paolo Bertolani”
per la poesia in dialetto a Biagio Guerrera: motivazione

L’edizione 2019 del premio Lerici-Pea “Paolo Bertolani” per la poesia in dialetto, va a Biagio Guerrera. Nato a Catania nel 1965, il poeta si è distinto nel suo percorso per una continua contaminazione tra poesia e musica, performatività e drammaturgia, canto e regia, e per un notevole impegno nella cultura catanese, come responsabile editoriale e organizzatore di rassegne di ampio rilievo internazionale, in continuo dialogo tra Occidente e Mediterraneo, Magreb e Medioriente. Figura di spicco del neo-rinascimento dialettale della Sicilia Orientale (con Salvo Basso, Renato Pennisi, Peppe Samperi ed altri) Guerrera è poeta omerico per antonomasia: in lui, persistono e ritornano le movenze dell’oralità e del canto, proprie della civiltà e della poesia occidentale, popolare, naturale o delle origini. Da un’oralità antica sembrano attingere le istanze di scrittura ritmica, incalzante e percussiva. Poesia che si fonda su un impianto narrativo, in cui una serie di iterazioni (anafore, ripetizioni, elenchi, versi ripetuti e ritorni sonori continui come nei refrain di canzoni) proprie della poesia delle origini, quella dei cantàri e quella che si rifà, per mimesi e per istinto, all’iteratività della preghiera veterotestamentaria. Accanto alla lalìa di chiara matrice orale, il lettore è chiamato a un confronto serrato con una lingua inventiva, in grado di coniare neologismi, tra recuperi filologici di lemmi desueti o culti e slittamenti di una sintassi complessa, di cultura barocca: tutta un’architettura ritmico prosodica e di costruzione dei periodi ampi e debordanti che spingono la phonè oltre l’alveo linguistico di riferimento, oltre la Koinè, ingenerando un urto contrastivo, quasi un agonismo, con l’originario bacino linguistico. Come in una cultura linguistica e letteraria stratificata, più livelli linguistici si accumulano, come ere geologiche o come variazioni minime di tonalità su pentagrammi musicali. Il risultato è una testualità a forte caratterizzazione sociolinguistica, sociale ed etica. La magniloquenza del volgar’ eloquio di memoria pasoliniana infatti, indicizza la coscienza e il moto di empietà che c’è nel mondo di relazione della natura e degli uomini. Stigmatizzando, come nello splendido testo di Petra, da contemporaneo cantastorie, la narrazione icastica della natura violenta, o incivile, dei rapporti, fissando nell’infanzia il termine di non ritorno, e nei chiodi, o nella pietra, i termini della vita e della coscienza storica immedicabili: «Pietra che taglia / Pietra che fuma che brucia / Pietra che mi ha tagliato / Pietra fissa là dove stava». (Manuel Cohen)

Venerdì 26 luglio 2019 alle 16:00:16
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