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Ultimo aggiornamento ore 20.20 del 8 Dicembre 2019

“Lavoro priorità assoluta. Turismo e porti: occorre agganciare treno europeo”

Brando Benifei presenta le sue proposte e i suoi obiettivi per il secondo mandato da europarlamentare: “L’Italia deve uscire dall’isolamento in cui è sprofondata con l’attuale governo, recuperando un ruolo di primo piano”.

bilancio dei primi cinque anni
“Lavoro priorità assoluta. Turismo e porti: occorre agganciare treno europeo”

Liguria - Nel gennaio 2016 la rivista americana Forbes lo ha indicato come uno dei trenta politici under 30 più influenti in Europa e a marzo del 2018 è stato insignito del premio come miglior eurodeputato dell’anno (MEP Awards) nella categoria “Lavoro e Affari Sociali”, grazie al suo impegno per l’occupazione giovanile.
Brando Benifei è nato alla Spezia nel 1986 e dal 2014 è l’europarlamentare più giovane della delegazione italiana nel Gruppo dei Socialisti & Democratici.
In questi anni al Parlamento europeo si è impegnato sui temi dell’occupazione giovanile, per un lavoro di qualità e contro la disoccupazione e lo sfruttamento. Come membro della Commissione Occupazione, è riuscito a far abolire i tirocini non pagati all’interno delle istituzioni europee, misure ambiziose sui giovani e il sociale e ha ottenuto che il nuovo Fondo Sociale Europeo Plus contenesse per la sua regione 210 milioni di euro insieme a 30 milioni di euro da Garanzia giovani.
Sul fronte dei diritti umani, in questi anni ha partecipato a visite ufficiali in molti paesi del mondo, è stato relatore del Rapporto parlamentare sulla regione del Medio Oriente e Nord Africa in seguito alle Primavere Arabe e ha incontrato diversi obiettori di coscienza detenuti.
Ha lavorato anche sui temi dell’economia digitale, in particolare sull’impatto della rivoluzione digitale sul mondo del lavoro. In merito alla riforma del diritto d’autore europeo, ha organizzato incontri e dibattiti con i principali attori coinvolti, e ha contribuito attivamente alla campagna #Savethelink.
Domenica 26 maggio sarà in corsa per un secondo mandato a Bruxelles, sempre tra le fila del Partito democratico.

Quali sono le priorità che porterà avanti per il territorio della Liguria e in particolare per quello genovese, che è chiamato a rappresentare?
“La mia priorità è senza dubbio il lavoro. Ho intenzione di portare avanti quanto da me svolto durante la presente legislatura sul fronte della lotta alla disoccupazione, in particolare la disoccupazione giovanile, perché la situazione attuale rimane drammatica e serve ogni sforzo possibile, tanto a livello locale, nazionale e in Europa per riportare i livelli occupazionali ai valori pre-crisi. Siamo in una fase critica per la definizione della futura programmazione sui fondi strutturali europei e sul bilancio dell’Unione per i prossimi sette anni. In questi anni sono stato relatore per il Gruppo dei Socialisti e Democratici del nuovo Fondo Sociale Europeo Plus, ad esempio, che sarà lo strumento principale per finanziare politiche del lavoro, della formazione, per l’inclusione sociale e la lotta alla povertà. Ho portato a casa un “raddoppio” dei fondi per combattere la disoccupazione giovanile, ho potenziato le misure sulla formazione professionale e per lo sviluppo di nuove competenze digitali, sono riuscito a rafforzare le misure a sostegno delle persone con disabilità, a cui tengo particolarmente anche in qualità di Vicepresidente dell’Intergruppo parlamentare sulle Disabilità. Sempre nell’ambito del lavoro e dei diritti dei giovani, una delle mie battaglie dei prossimi cinque anni sarà richiedere la messa al bando di tirocini, stage e apprendistati non retribuiti in tutta l’Unione Europea. Chiudere il negoziato sul Fondo Sociale Europeo Plus, attualmente in attesa di accordo con il Consiglio, è essenziale anche per dare finalmente il via alla Garanzia per i Bambini, un nuovo programma dell’Unione che il PE propone grazie all’adozione dei miei emendamenti, e che permetterà a tanti bimbi provenienti da condizioni economiche o sociali svantaggiose di avere accesso gratuitamente a servizi essenziali, quali assistenza sanitaria, istruzione e assistenza all’infanzia di qualità; alloggi dignitosi e ad un’adeguata alimentazione. Infine, credo ci sia da lavorare molto sulle politiche infrastrutturali e portuali e nell’ambito del turismo. Abbiamo il dovere di “agganciare” Genova e la Liguria al treno europeo, creando le condizioni per ambiziosi investimenti in questi settori che a mio avviso hanno ancora un enorme potenziale da sviluppare”.

Quale ruolo può o deve avere l'Italia nell'Europa dei prossimi cinque anni?
“L’Italia deve necessariamente giocare un ruolo di primo piano nella definizione dell’agenda dei lavori dell’UE. I nostri cittadini non si possono permettere che il Paese resti “in panchina” nell’importante partita sul processo di integrazione europea, o magari ostacolarlo, poiché danneggerebbe gravemente l’interesse nazionale. Il governo giallo-verde in pochi mesi ha isolato l’Italia nello scacchiere delle alleanze europee, minando la credibilità e la stabilità del Paese agli occhi non soltanto dei partner europei ma anche degli investitori. In questi anni abbiamo portato avanti una battaglia essenziale sul campo dell’economia, riformando le regole europee sul controllo dei bilanci nazionali, le cosiddette politiche di austerity, che hanno strozzato la spesa pubblica e quindi la qualità dei servizi per i cittadini. La “flessibilità” nell’interpretazione delle regole di bilancio ottenute dai governi a guida PD e grazie al lavoro di noi europarlamentari, ha liberato circa 30 miliardi di euro di risorse che il nostro Paese non avrebbe potuto spendere visto il gravare del suo debito pubblico. Risultato di un negoziato complesso, reso possibile esclusivamente grazie al rispetto tra le parti e sulla credibilità riconosciuta all’Italia. Tutto ciò oggi è pericolosamente a repentaglio. Per chiudere definitivamente con le politiche di austerity in Europa dobbiamo creare alleanze in particolar modo con i grandi Paesi europei. L’amicizia dell’attuale governo coi Paesi del blocco di Visegrad, purtroppo, spinge nella direzione opposta”.

Con il senno di poi, secondo lei, l'unione monetaria del 2001 è stata un errore o una scelta giusta? E come giudica l'influenza del sistema bancario europeo sulla politica? Sia chiaro: è logico, doveroso, che chi legifera tenga conto dell'economia, ma per un soggetto variegato come quello europeo il rapporto si presenta assai complesso. Ci sono correttivi da apportare?
“È stata una scelta giusta e anche necessaria. Il problema semmai rimane la mancata integrazione anche sul campo delle politiche economiche e fiscali dell’Unione, che crea uno sbilanciamento sul terreno della politica monetaria, inadatta a governare da sola e adeguatamente l’economia del continente e un mercato di 500 milioni di persone. Le battaglie anti-Euro di Lega e Cinque-Stelle, alle quali non credono nemmeno loro in realtà, rappresentano il tentativo maldestro di cavalcare l’onda del populismo, ben consci che l’uscita dall’euro sarebbe catastrofica per l’Italia. Ci tengo tuttavia a fare una precisazione: oggi lo status quo in Europa non è sostenibile. Serve rilanciare l’agenda sociale europea in maniera tale da ribilanciare gli squilibri macroeconomici sul continente, ad esempio inserendo un sussidio europeo contro la disoccupazione che funga da stabilizzatore in caso di shock; serve uno schema europeo di reddito minimo; serve completare l’Unione bancaria con una garanzia comune sui depositi e più in generale fare passi avanti sul tema della condivisione dei rischi e sulle risorse proprie dell’Unione. La complessità dell’assetto istituzionale dell’Unione Europea è figlia di un’integrazione incompleta, che risulta spesso nella predominanza del coordinamento delle politiche di bilancio e fiscali dei suoi Paesi, in assenza di una vera e propria politica economica. Un processo eccessivamente “burocratizzato” dovuto principalmente alle resistenze dei governi di riformare, e quindi democratizzare, il sistema”.

Cosa risponde a chi sostiene che dovremmo vivere in un'Europa unita anche sotto il profilo della politica estera e del sistema della Difesa? Come valuta quello che sta accadendo nei rapporti con le parti in guerra in Libia?
“Al Parlamento europeo sono stato membro delle Commissioni Parlamentari Affari Esteri (AFET) e Sicurezza e Difesa (SEDE), fortemente convinto della necessità di sviluppare una vera politica europea comune anche su questi settori chiave. Quanto sta accadendo in Libia è drammatico ed estremamente preoccupante, forse l’esempio più lampante dei danni che l’azione estera dei Paesi UE, se non coordinata dalla regia della Commissione europea e secondo le linee guida del suo Alto Rappresentante, rischia di generare delle conseguenze gravissime non soltanto per la stabilità dei paesi extra-UE in questione ma anche per le possibili ripercussioni verso l’UE stessa. Penso in particolare al rischio di una nuova crisi dei rifugiati nel caso in cui la situazione sul territorio dovesse ulteriormente deteriorarsi: una tragedia immane che rischia di assumere proporzioni spaventose, soprattutto da un punto di vista umanitario”.

Immigrazione, trattati e diritti umani. Secondo uno degli ultimi sondaggi sono tra i temi più sentiti dagli italiani. Qual è la sua opinione in merito? Come si devono coniugare questi tre concetti?
“Esiste un filo rosso che lega questi tre temi, senza dubbio, nel senso che l’azione interna ed esterna dell’Unione è definita negli ambiti e nei limiti dei suoi Trattati fondativi e traccia un ampio campo di politiche che si influenzano reciprocamente. Le politiche migratorie vanno ben oltre la mera gestione dei flussi, la sicurezza dei confini e gli aspetti interni legati all’integrazione in società dei migranti. Bisogna tener conto della dimensione “esterna” delle politiche dell’UE, come la politica di vicinato, di sviluppo e degli investimenti esteri e anche l’azione a difesa dei diritti umani. È interesse dell’Unione giocare un ruolo da protagonista nello scacchiere internazionale, perché nel contesto della globalizzazione, quanto accade nel mondo influenza, direttamente o indirettamente, quanto accade da noi. Una riforma dei Trattati in senso federale, anche sul campo della politica estera, permetterebbe all’UE di incidere maggiormente nel contesto globale, tutelando meglio gli interessi dei suoi cittadini. Nel mio rapporto parlamentare sull’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro, ho scritto che la crisi dei rifugiati è stata soprattutto una crisi delle politiche europee in materia di immigrazione, che ha colto l’UE impreparata e senza gli strumenti adeguati per rispondere all’emergenza. È necessario riformare il Regolamento di Dublino e la politica europea di asilo comune, sulla base di quanto proposto dal Parlamento europeo. Riforma ora bloccata in seno al Consiglio, purtroppo, per le resistenze dei governi conservatori, guidati da forze politiche di destra e anti-europee, alleati in Europa della Lega. L’immigrazione è un problema europeo e, ancora una volta, per risolverlo servono strumenti europei e partnership stabili con i nostri colleghi a Bruxelles”.

Economia e crescita dell'occupazione. Può l'Europa dare una spinta al sistema Italia?
“Può e deve farlo, ma serve volontà politica per cambiare direzione rispetto alle politiche di austerità usate come antidoto alla crisi economica e finanziaria degli anni scorsi. La parola d’ordine dei prossimi cinque anni in Europa deve essere la seguente: crescita. Senza crescita non si può sperare di innalzare i livelli occupazionali. Quanto sta accedendo in Europa è una debole ripresa, con l’eccezione dell’Italia che, invece, si trova in una fase recessiva a causa di scelte di politica economica dell’attuale esecutivo, profondamente errate. Per citare un esempio, il nuovo piano europeo di investimenti strategici, richiesto dalla nostra famiglia politica, quella dei Socialisti e Democratici, e ottenuto, si sta rivelando un successo e l’Italia ne sta beneficiando significativamente. Si tratta di un importante stimolo per la nostra economia, ma non è chiaramente sufficiente. L’Europa deve rilanciare una vera e propria politica industriale, basata sullo sviluppo sostenibile e in linea con gli obiettivi delle Nazioni Unite. Saranno cinque anni cruciali per il futuro dei Paesi UE e della loro competitività con il resto del mondo. Noi stiamo lavorando in questa direzione”.

Greta Thunberg si rivolge agli Stati di tutto il mondo per combattere i cambiamenti climatici e assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni. Cosa deve rispondere l'Europa a questa ragazzina coraggiosa e carismatica?
“Ho incontrato Greta a Strasburgo qualche settimana fa e mi ha colpito per la sua straordinaria determinazione e lucidità nella presentazione dei suoi argomenti. Credo che noi tutti abbiamo un debito di riconoscenza nei suoi confronti, perché sta riuscendo nell’impresa titanica di scardinare potenti interessi, politici ed economici, in nome di un ideale, tutt’altro che utopico ma profondamente razionale: la richiesta di un futuro migliore per le prossime generazioni. Inorridisco di fronte agli attacchi che le vengono indirizzati, tanto su alcuni giornal(acci) che sui social... L’Europa deve far suo il messaggio di Greta, nei fatti e non con vuote dichiarazioni d’intenti, e difenderla, con la stessa forza con cui lei sta difendendo il pianeta”.

Come immagina il funzionamento dell'Europa nel futuro? Cambierebbe qualche cosa nell'assetto istituzionale dell'Unione?
“Sono fermamente convinto che un riassetto dell’impalcatura istituzionale dell’UE, in senso federale, sia necessario, se non vitale. Se da un lato bisogna semplificare il suo assetto istituzionale e il suo processo decisionale, avvicinandolo ai cittadini e rafforzando il ruolo del Parlamento europeo, dall’altro serve concentrare l’autorità esecutiva in capo alla Commissione, ridimensionando (se non eliminando totalmente) il Consiglio Europeo, che ritengo un’istituzione quasi anacronistica, una specie di consiglio dei principi di cui faremmo onestamente a meno.... Sono membro dell’organo direttivo del Gruppo Spinelli e ho contribuito alla redazione di una proposta di riforma dell’Unione Europea all’interno di un Manifesto per il Futuro dell’Europa intitolato: “Un futuro condiviso”, disponibile online sul sito del Gruppo Spinelli, anche in lingua italiana. Ne consiglio ovviamente la lettura!”.

La Brexit ha scoraggiato chi parlava di uscita dall'Unione europea oppure, al contrario, è la dimostrazione che, seppure con fatica, si tratta di una strada percorribile?
“A me sembra sotto gli occhi di tutti il fallimento di quella parte della classe politica inglese che ha tentato, avvelenando per anni il dibattito pubblico sull’Europa con falsi miti e pregiudizi, di cavalcare un’onda anti-europea sostanzialmente per perseguire un’agenda anti-immigrazione. Fallimento totale, che sta danneggiando (ancora prima dell’effettiva Brexit) l’economia del Paese, l’Unità del Regno Unito e la coesione della sua società, forse l’elemento più preoccupante di tutta la vicenda e che mi addolora profondamente. Mi preoccupa l’ultima estensione della scadenza per la Brexit concessa al Regno Unito dal Consiglio Europeo, una concessione basata, credo, sul timore dei governi UE di essere additati come eccessivamente intransigenti dall’opinione pubblica britannica e quindi spingere verso un peggioramento ulteriore della già fragile situazione. Siamo ormai a un punto di svolta, e come blocco UE 27 non possiamo permetterci di “calciare la lattina nel vicolo”, come direbbero gli inglesi (kick the can down the alley), ovvero posticipare ulteriormente la decisione finale. Sarebbe dannoso non solo per Londra, ma per tutti i Paesi UE. Come dicevo prima, tuttavia, non credo che in Italia qualcuno pensi seriamente a una possibile uscita dall’Unione Europea (tantomeno dall’Euro), in quanto palesemente contraria all’interesse nazionale”.

La programmazione dei fondi, gli indirizzi e la capacità di reperire risorse. L'Europa influisce sulla vita quotidiana non solo attraverso leggi e direttive, ma anche finanziando la maggior parte dei progetti messi in atto dagli enti locali. Liguria e Genovese, che pure si distinguono per un buon operato, possono fare di più? Come?
“I fondi europei sono sempre più un’imprescindibile fonte di finanziamento non soltanto per gli enti locali ma anche per le organizzazioni della società civile, le parti sociali, i cittadini e le imprese. Come eurodeputato di riferimento della Spezia e della Liguria, in questi anni mi sono sempre battuto per assicurare che alla mia Città e Regione venissero stanziate risorse sufficienti alle sfide da affrontare sul territorio. Nel contempo, ho sempre vigilato affinché la capacità di assorbimento e di spesa di quanto destinato dall’Unione a livello locale fosse all’altezza del compito, oltre che promuovere al massimo delle mie potenzialità i bandi e le offerte per i cittadini messi a disposizione dall’Unione Europea. Una delle priorità per i prossimi anni sarà migliorare il coordinamento tra gli europarlamentari a Bruxelles e gli uffici di Rappresentanza Regionale. L’ufficio di Rappresentanza della Regione Liguria, ad esempio, necessita maggiori risorse e personale per svolgere il compito adeguatamente. Altre Regioni sono più virtuose in questo senso, cito i casi dell’Emilia-Romagna e della Lombardia”.

TH.D.L.

Giovedì 23 maggio 2019 alle 13:30:07
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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