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Ultimo aggiornamento ore 14.25 del 9 Dicembre 2019

Radio Radicale, M5S: «Nessuno vuole chiudere l'emittente radiofonica»

Radio Radicale, M5S: «Nessuno vuole chiudere l´emittente radiofonica»

Liguria - «Sull'Odg di Aula, oggi abbiamo deciso di astenerci perché nessuno ha deciso di chiudere Radio Radicale. Dal Governo infatti non è arrivata questa intenzione. Che resti, che parli, trasmetta liberamente ma lo faccia senza i soldi di tutti. Essendo un'emittente privata, infatti, è giusto che cammini con le proprie gambe, come fanno tutte. Come MoVimento 5 Stelle, coerentemente a quanto da dieci anni abbiamo sempre detto, ci stiamo muovendo per chiudere i fondi pubblici all'editoria (non solo a Radio Radicale)»: così il Gruppo 5 Stelle Liguria oggi in Consiglio regionale.

«Radio Radicale percepisce a oggi circa 14 milioni di euro, divisi in due capitoli: 4 milioni annui per il fondo per l'editoria (per una legge del 1990) e questa quota potrà essere azzerata al 2022; in più 10 milioni, sempre annui, tramite una convenzione che fu sottoscritta nel 1994, all'epoca del primo governo Berlusconi, poi prorogata da tutti i Governi successivi senza mai una gara, con lo scopo di trasmettere le sedute parlamentari, che però oggi sta già facendo (e meglio) la RAI nei propri appositi canali. La legge di bilancio 2019 proroga questa convenzione fino a giugno 2019. E questa quota sarà dimezzata, non azzerata per quest'anno".

«Radio Radicale - dichiara il consigliere Marco De Ferrari - resta un'emittente di partito, del Partito Radicale. E, tra le battaglie sostenute da questo partito, c'è anche l'eliminazione dei fondi pubblici ai partiti che, come MoVimento 5 Stelle abbiamo (da soli nel panorama politico) applicato da subito appena entrati in Parlamento, rifiutando ogni forma di finanziamento pubblico (42 milioni di euro rifiutati già nel 2013), mentre tutti gli altri partiti che ora tessono le lodi dei Radicali, hanno da subito ignorato il referendum che li aboliva cambiandone il nome (divennero infatti 'rimborsi elettorali'), continuando a riceverli e prendendo in giro non solo i cittadini, ma anche i radicali stessi. Ora non si comprende per quale ragione i radicali pretendano fondi pubblici a un'emittente di partito, che diventerebbe un finanziamento al partito mascherato».

«Il servizio pubblico è la RAI. Tutti gli altri servizi di informazione privata devono stare sul mercato se stanno in piedi sulle proprie gambe. E questo è il 'liberismo', altra famosa battaglia sostenuta dagli stessi radicali», concludono all'unanimità i consiglieri del M5S.

Martedì 30 aprile 2019 alle 21:00:35
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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