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Ultimo aggiornamento ore 22.20 del 23 Gennaio 2019

Cagliari - Samp da doppio ex: Francesco Casagrande

Cagliari - Samp da doppio ex: Francesco Casagrande

- Carissimi Amici Sampdoriani, eccoci pronti per la sfida in terra sarda, nella tana di un Cagliari in grande serie positiva, reduce da ben tre vittorie consecutive con Genoa, Lazio ed Atalanta. Storicamente non è che lo “score” con i sardi sia particolarmente positivo per i nostri colori, specialmente per quel che riguarda le gare disputate al Sant’Elia. Il Cagliari calcio, fondato nel 1929 e da sempre, sportivamente parlando, rappresentativo di tutta l'isola, ha raggiunto i suoi livelli più alti a cavallo degli anni ’70, con la clamorosa conquista dello scudetto nella stagione 1969-’70: un autentico squadrone, guidato dal “filosofo” Manlio Scopigno, con “Rombo di Tuono”, Gigi Riva, a demolire le reti avversarie, e con Enrico Albertosi, eccellente numero uno, in funzione di saracinesca; e poi l’indimenticabile Pierluigi Cera, l’arcigno Communardo Niccolai, che qualche autorete la faceva pure, i difensori Martiradonna, Zignoli e Tommasini, il grande Angelo Domenghini sulla fascia, e
poi Nenè, Greatti, Brugnera, Bobo Gori ed il portiere di riserva Reginato. Accidenti, come la ricordo bene quella squadra! Andavo alle elementari, ma molti compagni di classe, affascinati da Riva e soci, erano diventati improvvisamente tifosi della squadra dei quattro mori, e le figurine Panini raffiguranti i calciatori isolani andavano a ruba! Era davvero un complesso molto forte. Nulla a che vedere, certo, con la squadra attuale; però il team di
Allegri appare molto solido e quadrato e, come già detto, in splendida salute. Ancora una volta la squadra sembra un… diesel: anche negli altri anni è partita lenta, per poi risalire alla grande in classifica. Molti saranno, come sempre, i supporters blucerchiati al seguito: tra l’altro tra le due tifoserie i rapporti sono buoni. Per parlare di Cagliari-Sampdoria ho pensato di andare a fare quattro chiacchiere con un grande sportivo, ex calciatore, ed ora
allenatore e dirigente, che ha giocato per ben quattro anni in Sardegna, e per tre con la Sampdoria: lui è Francesco Casagrande, rimasto nei cuori dei tifosi della Samp, per il suo modo di giocare, generoso e proficuo. Grande corsa, spirito da guerriero, uno di quegli atleti che non ci stanno a perdere neanche nella partitina di allenamento; insomma, il classico calciatore che piace molto al pubblico. Con la Samp ha potuto togliersi molte soddisfazioni, prima con Renzo Ulivieri alla guida, e poi con Eugenio Bersellini, vincendo il primo trofeo della storia blucerchiata, la Coppa Italia nel 1985. Ho avuto la fortuna
di conoscerlo da vicino condividendo con lui il corso allenatori di base Uefa qualche anno fa: se prima lo apprezzavo dalla gradinata per le sue doti di calciatore, successivamente ho potuto stimarlo per la sua grande semplicità, bravura e trasparenza. Attualmente è Responsabile Tecnico del Settore Giovanile della prestigiosa società genovese Angelo Baiardo; inoltre allena direttamente le Leve 1994 e 1996, oltre ad aver dato il suo nome ed avere la supervisione della Scuola Calcio della società che ha per simbolo il Drago.
“Mi trovo molto bene nel Baiardo; un ambiente davvero famigliare e molto bello per poter fare crescere i ragazzi; l’obiettivo è naturalmente anche quello di proseguire nella tradizione della società, riuscendo a fare approdare i nostri tesserati in compagini professionistiche, o a dare loro l’opportunità di crearsi una carriera importante e gratificante nel calcio dilettantistico.”
-Senti, Checco: cosa ne pensi di questa sfida tra Cagliari e Samp?
“Prevedo una partita bella, avvincente, dove entrambe le compagini tenteranno di prevalere. I sardi sono in grande salute, ma la Sampdoria ha tutti i mezzi per riprendere il feeling con i tre punti interrotto in queste due ultime gare.”
-Il momento della Samp è comunque decisamente molto positivo…
“Assolutamente si. Credo che la dirigenza abbia approntato un team molto valido e competitivo, senza per questo stravolgere il bilancio. L’ingaggio di Del Neri è stato a mio avviso un grande colpo. Il mister ha dato sin da subito una impronta molto decisa a livello tattico, ma è riuscito anche in brevissimo tempo a creare un clima di serenità e fiducia, puntando su una grande autostima nei suoi atleti. Se è vero che molta critica, ad inizio stagione, puntava l’accento sulla debolezza del reparto arretrato, Del Neri è riuscito, con
innumerevoli esercitazioni, e facendo in modo di far collocare la squadra sempre dietro la linea della palla, a far sì che il tanto bistrattato reparto offrisse garanzie e tenuta. Il centrocampo lo vedo molto forte, e lattacco non è che tema molti confronti in Italia. Sin dalle prime battute della stagione, sin dai primi allenamenti, si poteva comunque percepire un grande clima di fiducia e di entusiasmo; l’aria era particolarmente frizzante. Ora è
fondamentale continuare a vivere alla giornata; i tifosi sono intelligenti e sanno che la squadra non ha i mezzi per competere alla lunga con certe corazzate, anche se sognare non è certo sbagliato. Però la Samp può fare davvero molta strada, anche perché gioca bene, e anche questo fatto non è da sottovalutare.”
-Ci vuoi raccontare la tua esperienza in Sardegna? Conservi buoni ricordi di quel periodo?
“Beh, a Cagliari ho vissuto indubbiamente un quadriennio importante per la mia carriera, ma anche dal punto di vista umano conservo ricordi bellissimi. Certo, quando a Cagliari arrivava la Sampdoria, non so perché, l'ambiente era particolarmente rilassato, e questo perché la Samp al Cagliari portava bene!
All’epoca il Sant’Elia era molto più grande di adesso: poteva contenere circa 60000 spettatori, e ti assicuro che quando si ospitavano le cosiddette grandi, lo stadio era pieno: i tifosi arrivavano da tutta l’isola, come ai bei tempi di Gigi Riva. A Cagliari ho indubbiamente avuto molte soddisfazioni anche se, una volta passato a vestire altri colori, la mia ex squadra mi provocò almeno un paio di notevoli delusioni sportive. La prima la subii proprio con la Samp: ricordo che dovevamo vincere per forza per centrare l’Europa, invece non andammo al di là del pareggio, e quindi niente qualificazione Uefa; la delusione più cocente avvenne però qualche anno prima, quando indossavo la casacca della Fiorentina: era la stagione 1981-’82, i viola allenati da Picchio De Sisti e la Juve del Trap arrivarono all’ultima giornata appaiate in testa. Noi giocavamo a Cagliari, affamato anche lui di punti per conquistare la salvezza. Finì 0-0, e a Graziani venne anche annullato un gol, mentre la Juve vinse nel finale con un rigore calciato da Liam Brady in quel di Catanzaro, e
così si portò a casa il tricolore. Il bello è che l’anno dopo mi ritrovai alla Sampdoria, neopromossa, proprio insieme a Brady. E così pensammo di mettere subito le cose a posto alla prima domenica del campionato successivo. Te lo ricordi? Samp-Juve a Marassi, 1-0, gol di Mauro Ferroni.”
-E me lo ricordo sì. Bene, Francesco. Vuoi salutare i nostri lettori?
“Naturalmente: li saluto con affetto e li invito a sostenere in ogni modo i ragazzi che giocano con la stupenda maglia blucerchiata.”
E con questa dichiarazione densa di autentica e bellissima sampdorianità, salutiamo e ringraziamo il nostro Francesco Casagrande . Arrivederci a tutti alla prossima settimana.

Domenica 8 novembre 2009 alle 13:00:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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