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Alluvionati e tassati, una beffa

Alluvionati e tassati, una beffa

Genova - "Passata la festa - dice un antico proverbio - gabbato lo santo", un adagio che potrebbe essere stampigliato sul bianco del tricolore e divenire il motto dell'Italia intera. Perché nel paese delle mille emergenze, con il faro mediatico puntato una volta qua l'altra là, conta solo l'hic et nunc, il qui e ora, la promessa ad effetto per imbonire il popolo. Ma quando l'occhio di bue si allontana, muovendo il suo fascio luminoso su un'altra emergenza, la promessa cambia indirizzo. E quella vecchia è presto dimenticata.

Alluvionati e tassati - E' accaduto, o rischia di accadere, anche sulla tragedia dell'alluvione di Genova. I torrenti impazziti, armati dalla mano dell'uomo inconsciente che ha trattato bombe atomiche alla stregua d'innocue miccette da bambini, hanno devastato case, automobili, attività. Centinaia di milioni di danni, in un contesto già difficile, con le pale appena riposte dall'alluvione precedente. Un dramma che ha minato il morale e la speranza della gente. E oggi, dopo settimane di annunci e promesse, ecco la risposta dello Stato: "Pagate le tasse arretrate, anche quelle che vi abbiamo permesso di differire (per due mesi, come se in due mesi si potesse superare un'emergenza simile), in un'unica soluzione".

Allibiti - I genovesi spalancano gli occhi di fronte allo spettacolo di queste ore: il Governo non risponde alle sollecitazioni che arrivano dalla Liguria, con un tira-molla che ha ormai decisamente stancato. L'unico esponente del gabinetto Renzi a prendere il coraggio a quattro mani è stato il ministro della difesa Pinotti, che se non altro è genovese, chiedendo di inserire l'ulteriore spostamento della tasse degli alluvionati nel decreto Milleproroghe: il problema è che le tasse scadono domani, il decreto avrebbe effetto dopo le feste natalizie e quindi il pagare o non pagare diventa una decisione da roulette russa, una scommessa tipo quelle che si fanno alla Snai sulle partite di un campionato esotico.
Cosa fare? In linea teorica, almeno per chi ha i soldi in cassa, bisogna pagare: senza provvedimenti ufficiali da parte del Governo il fisco pretende quel che secondo le leggi è suo. Ovvio che, siccome siamo in Italia, è anche possibile che domani qualcuno paghi e dopodomani esca un provvedimento che sposta la data in avanti. Un guazzabuglio infernale, tipico alle nostre latitudini, che aggiunge al danno il sapore amaro della beffa.

Domenica 21 dicembre 2014 alle 10:20:07
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