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Ultimo aggiornamento ore 22.20 del 24 Giugno 2018

Nessuno tocchi Caino (ma non ci si dimentichi di Abele)

Nessuno tocchi Caino (ma non ci si dimentichi di Abele)

- La fuga di Bartolomeo Gagliano e, nelle stesse ore, quella del collaboratore di giustizia evaso (e catturato) a Pescara, aprono la questione della concessione dei permessi premio ai carcerati.
Un istituto efficace, affermano in coro tutti gli operatori di pubblica sicurezza, a cominciare dal segretario del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria di cui questa mattina pubblichiamo le dichiarazioni: istituto che non è però immune da rischi, visto che rende liberi di circolare, ancorché con alcune limitazioni, talvolta pericolosi criminali.
La prospettiva di qualche ora fuori dal carcere è certamente un fattore di grande motivazione per detenuti chiusi in cella spesso da anni e con lunghi percorsi riabilitativi alle spalle, ed è giusto che il permesso sia utilizzato dagli istituti di pena come sistema per reinserire gradualmente i carcerati nella società civile: al contempo, però, la pubblica opinione non può mai essere costretta a temere la presenza di un pericoloso criminale, libero di delinquere per le strade.
"Nessuno tocchi Caino" è un principio giustamente condiviso ma è doveroso che la "giustizia senza vendetta" non costituisca una fonte di ulteriore pericolo che le società sono costrette a correre, dopo avere già sopportato i delitti dei criminali detenuti.
L'applicazione del braccialetto elettronico (testato, acquistato con grande esborso di denaro e poi quasi dimenticato), la revisione delle procedure di concessione dei permessi (d'accordo che la valutazione vada fatta in base alle condizioni attuali e non ai crimini commessi ma un serial killer pluri evaso, per quanto il suo percorso di reinserimento sia positivo, non dovrebbe potersi concedere gite premio), un efficace piano di controllo dei "premiati" siano le prime correzioni ad un sistema che funziona bene ma può creare apprensione.
La vicenda di Gagliano, a tratti persino goffa nel suo sviluppo, finisce nell'archivio delle notizie curiose: ci si renda però conto che la prossima storia potrebbe essere ben più cruenta e che l'interesse generale per le condizioni dei carcerati non può mai superare quello per gli uomini liberi.
Chi sbaglia paga e va trattato con umanità, ma anche, soprattutto, chi non sbaglia ha diritto ad essere protetto e difeso.

Sabato 21 dicembre 2013 alle 13:00:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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