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Ultimo aggiornamento ore 20.35 del 20 Aprile 2018

Primarie, una sfida ben più grande di una sola regione

Primarie, una sfida ben più grande di una sola regione

Genova - Grande apertura democratica o serio problema interno? Nel PD si discute su tutto: dalle Primarie, che rappresentano senza dubbio un momento di confronto serio e produttivo (anche se rischioso e, spesso, livoroso) ai rapporti sempre più tesi, ormai logori e vicini allo strappo, tra il ciclone Renzi e la minoranza interna del partito.

La Liguria - Nel quadro di questa tensione complessiva si inseriscono le Primarie liguri per scegliere il candidato presidente alle elezioni regionali: il confronto tra Raffaella Paita e Sergio Cofferati, i due big in campo, continua a salire di tono; ieri le due anime del PD si sono affrontate in un dibattito organizzato da Il Secolo XIX durante il quale sono risultate palesi le distanze tra le parti. La divisione tra le rispettive posizioni è totale, segno che quando in politica ci si deve confrontare, anche se si appartiene allo stesso partito e si è svolto un percorso ideologico e filosofico analogo, è sempre bene dire l'opposto di ciò che dicono gli altri.
Ma il confronto ligure non è limitabile alla scelta della figura che guiderà la sfida elettorale di marzo per il centro sinistra ma rappresenta un vero laboratorio politico che potrà pesare anche sulle scelte nazionali del Partito Democratico.

Al di sopra di Renzi - Questa battaglia ideologica si presenta più alta del più alto in grado nel partito, quel Matteo Renzi che se ha spaccato il PD (e su questo c'è poco da discutere) ne ha contemporaneamente quasi raddoppiato gli elettori, stravolgendo la storica impostazione pachidermica della sinistra italiana.
Ma è il rinunciare a quell'impostazione che non è accettabile per la minoranza del partito: più dell'opposizione al Jobs Act i nostalgici della vecchia gauche italiana combattono per non perdere la piazza da affrontare a braccetto con il sindacato, le lunghissime concertazioni nelle quali la "coperta" si tirava un po' di qua e un po' di la, fino a trovare quel giusto compromesso che andasse bene a tutti (e che spesso, in realtà, non andava bene a nessuno).

Paita vs Cofferati- C'è tutto questo arzigogolo dietro la sfida tra la spezzina e il cinese? Ho impressione di si. Raffaella Paita è renziana con qualche dubbio, viene dalla tipica tradizione della sinistra della Spezia (che è sinistra vera, combattiva e renziana con il naso turato) ma ha capito (con un giro di primarie di ritardo) che il futuro è rappresentato da un nuovo modo di affrontare l'agone politico e si è buttata mani e piedi ad appoggiare la rivoluzione. Sulla carta ha tutto della renziana: è giovane, curata, donna (il che in tempi di quote rosa è un gran vantaggio) e chi con lei ha avuto a che fare sa che è renziana anche nell'approccio da schiacciasassi.
Cofferati, al contrario, non potrebbe essere più lontano da Renzi: è molto più anziano, infinitamente più radical chic (e questo forse affascinerà la "genova bene") e rappresenta sul piano politico quell'Italia di piazza San Giovanni che resisteva agli attacchi governativi ai diritti dei lavoratori (o almeno così la vedevano in quella piazza).

Da Genova a Roma - Possibile che il risultato ligure possa spostare gli equilibri nazionali? Probabilmente non in senso assoluto, ma è chiaro che se Cofferati riuscisse a imporsi rianimerebbe la minoranza del PD o, se le cose oggi nell'assemblea di partito dovessero precipitare verso una scissione, potrebbe addirittura rappresentare un monumento per i "ribelli". Se a spuntarla fosse invece Raffaella Paita, più che la continuità del "burlandismo", sarebbe determinante la continuità del renzismo che, in quel caso, avrebbe resisisto efficacemente alla conta elettorale in una delle regioni politicamente più tradizionaliste e meno inclini al cambiamento.

E per la Liguria non cambia niente? - Il rischio di questa impostazione è pensare che la Liguria sia solo la "quinta" di un palco in cui va in scena uno spettacolo che nulla ha che fare con lei: in realtà non è così. La vittoria di uno o dell'altro candidato sposterebbe l'asse della possibile coalizione: Paita guarderebbe al centro, Cofferati all'estrema sinistra. E ancora, nei rapporti tra Regione e Governo: sarà meglio avere un alleato o un ribelle? La risposta la daranno gli elettori l'11 gennaio.

Domenica 14 dicembre 2014 alle 10:23:15
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