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Ultimo aggiornamento ore 00.08 del 24 Aprile 2018

Su Taviani "moralismo fuori tempo massimo"

Su Taviani `moralismo fuori tempo massimo`

- Merita, visto che è mancato da 15 anni, una difesa d'ufficio e non di partito al senatore Paolo Emilio Taviani, del quale – sull'edizione nazionale e su quella locale del quotidiano “La repubblica” - sono stati pubblicati, parzialmente, documenti remoti del tempo in cui è stato ministro della Repubblica, vale a dire per una ventina d'anni, dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni settanta. Sappiamo che un misterioso (e non mobile) archivista in pensione ha trafugato (ma non è un reato?) vecchi documenti ed epistolari dove si legge di raccomandazioni ricevute (soprattutto) e poi fatte, sia pure con non eccessiva pressione. Nessun elemento scandalistico, nessun elemento che possa avere un margine penale. Siamo sinceri e non ipocriti, perchè i moralisti a gettone sono peggio degli insoppartabili sostenitori del “polically correct”. Chi fa il ministro o il politico di professione – ma il discorso vale dal burocrate al dirigente d'azienda sino all'usciere – è tempestato di richieste, in gran parte lecite ancorchè noiose, ma che fanno parte della “tenuta” del consenso a tutti i livelli. Nei faldoni pubblicati da “Repubblica” ci sono fatti di costume, noiosi, risaputi, vissuti da chiunque (figurarsi un politico di prima fila) e che lasciano il tempo che trovano. Tanto è vero che nel caso in questione erano tranquillamente archiviati negli atti del ministero. Vale la pena di ricordare che Paolo Emilio Taviani, certamente uomo di potere e leader in Liguria per un giubileo, è morto in decorose ma non sgargianti condizioni economiche, che viveva in una casa d'affitto a Roma di media borghesia, e che nessuno dei suoi figli (nove) ha fatto clamorose carriere: due professori universitari di materie umanistiche, un medico, un paio di insegnanti, un missionario, il titolare d'una impresa artigiana e così via. Nel corso della sua vita ha avuto polemiche politiche ma non è mai stato sfiorato da alcuno scandalo. E' stato onesto e accorto, così come deve essere un sagace politico, non necessariamente un santo ma neppure un mascalzone corrotto. E' stato sempre coerente con le proprie idee e con le proprie convinzioni. Valeva la pena di cercare di montare una sorta di “scandalo di costume” privo di contenuti e francamente noioso, frutto d'un meschino furto d'una statale tutto sommato infedele? Ecco una manifestazione di mediocre giornalismo. Gli scandali da denunciare sono ben altri.

Martedì 21 marzo 2017 alle 16:57:52
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