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Ultimo aggiornamento ore 17.55 del 24 Settembre 2018

«Conoscevano il rischio, ma non hanno fatto nulla». Ecco i nomi degli indagati per il crollo di Ponte Morandi

Per il momento sono venti, ma l'elenco potrebbe ancora allungarsi

ECCO I NOMI
«Conoscevano il rischio, ma non hanno fatto nulla». Ecco i nomi degli indagati per il crollo di Ponte Morandi

Val Polcevera - A seguito di un lavoro – tanto difficile quanto degno di nota – in cui la squadra mobile e le Fiamme gialle si sono trovate ad analizzare numerose carte e ascoltare svariati testimoni, la Procura di Genova ha comunicato ieri di aver iscritto 20 nomi nel registro degli indagati per il crollo di Ponte Morandi.

L’inchiesta - «Quella dell’omicidio stradale è un’ipotesi di lavoro in una fase iniziale di indagini, ed è basata sull’assunto che la sicurezza stradale non comprende soltanto il rispetto dei comportamenti che prescrive il codice della strada nella circolazione stradale ma anche il rispetto delle regole di sicurezza delle infrastrutture su cui i conducenti viaggiano». Queste le parole del procuratore capo Francesco Cozzi, vertice dell’inchiesta relativa al tragico crollo del viadotto della Valpolcevera. Le indagini – che continuano senza sosta da 23 giorni – stanno portando a galla sempre più nomi: per ora siamo a 20, ma il numero potrebbe ancora salire.

Gli indagati - Per il momento gli indagati sarebbero 20, e le accuse di cui dovranno rispondere sono disastro colposo, omicidio colposo stradale plurimo e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Nell’elenco troviamo in prima istanza Autostrade per l’Italia, iscritta per responsabilità amministrativa (come previsto dalla legge 231). All’interno della concessionaria, poi, le persone che secondo la Guardia di Finanza erano a conoscenza della pericolosità del viadotto Morandi sono il presidente Fabio Cerchiai, l’Ad Giovanni Castellucci, il direttore centrale operazioni Paolo Berti, il direttore maintenance e investimenti Michelle Donferri Mitelli e il direttore del primo tronco Stefano Marigliani. Per quel che concerne Spea engineering - controllata da Autostrade per eseguire la ristrutturazione ai tiranti - vengono citati l’Ad Antonio Galatà, il coordinatore dell’attività di progettazione e dell’ufficio di sicurezza Massimo Bazzarelli e il responsabile del progetto “retrofitting” dei tiranti Massimiliano Giacobbi.
I funzionari pubblici, invece, sono 5: 3 della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali (il capo Vincenzo Cinelli, il responsabile dei controlli qualità del servizio autostradale Bruno Santoro e il capo della divisione analisi e investimenti Giovanni Proietti.
Chiudono (per ora) il cerchio Infine il Provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte Roberto Ferrazza e il capo ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa.
Oltre a questi primi 13, da ieri nel registro degli indagati si sono aggiunti anche altri 7 nomi. Il primo che salta all’occhio è quello di Antonio Brenchich (ex membro della commissione ispettiva del Mit sul crollo, da cui si è dimesso verso la fine di agosto), professore di ingegneria che già 10 anni fa criticò i tiranti di Ponte Morandi definendoli «una soluzione superata» e che partecipò al Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato incaricato di valutare il progetto di rinforzo degli stralli senza, però, che fossero effettuati accertamenti diversi da quelli forniti dalla concessionaria. Indagati anche i sottoposti di Marigliani e i suoi sottoposti Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci e gli ingegneri Mario Servetto – l’altro membro esterno del Comitato del Provveditorato –, Emanuele De Angelis e Massimiliano Giacobbi di Spea e Fulvio Di Taddeo di Autostrade . A loro si aggiunge, poi, anche l’ingegner Giuseppe Sisca, collaboratore del già citato provveditore Roberto Ferrazza.

Venerdì 7 settembre 2018 alle 11:00:40
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