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Ultimo aggiornamento ore 22.15 del 13 Novembre 2018

Nonna Nuccia non tornerà a casa sua, ma ancora non lo sa: «La verità le farebbe troppo male»

Silvana e Monica sono figlia e nipote di nonna Nuccia, una degli sfollati di via Porro

LA FORZA DEL RICORDO
Nonna Nuccia non tornerà a casa sua, ma ancora non lo sa: «La verità le farebbe troppo male»

Val Polcevera - «È sfasata, non capisce cosa sta succedendo… Non le abbiamo detto che non tornerà più in casa sua, ha 91 anni, ci ha vissuto per 60 anni con suo marito, come si fa a dirle una cosa del genere?». Parole che straziano l’anima quelle di Monica e Silvana, nipote e figlia di nonna Nuccia, una degli sfollati di via Porro 16.

Un dolore senza fine - «Speriamo di poterla portare con noi in qualche modo quando entreremo in casa sua, quantomeno per vederla un’ultima volta… Anche se forse sarebbe peggio, perché magari entrando le viene il magone, ma ovviamente lei vuole rientrare». La povera Nuccia non sa che – anche se dovesse riuscire a rientrare in casa con sua figlia e sua nipote – probabilmente sarà l’ultima volta che la vedrà. Perché Monica e Silvana hanno scelto di non dirglielo: a 91 anni non volevano darle un dispiacere così grande. «Stiamo cercando di non dirle niente, lei è convinta di tornare a casa. Stiamo abbellendo il più possibile l’appartamentino in cui da un mese sta vivendo in affitto, ma non è la stessa cosa». È quasi commossa Silvana mentre parla di sua madre, della casa dove è cresciuta, dei ricordi di cui – oltre a loro – solo quei muri possono avere memoria. E purtroppo potranno averne ancora per poco tempo. «Mio padre è morto 3 anni fa» racconta Silvana «e forse è stato meglio così: almeno non ha dovuto assistere a quello che è successo e che sta succedendo alla casa dove ha vissuto quasi tutta la sua vita. Lui era un ferroviere, abitava qui ben prima che costruissero il ponte. Era un cavaliere del lavoro, ha riscattato la casa quando ha cominciato a fare il capostazione: la sua vita era tutta qua». La povera Nuccia non ha realizzato cosa stesse realmente succedendo lo scorso 14 agosto. Dal suo appartamento all'ultimo piano di via Porro 16 ha sentito un forte rumore e tremare il pavimento, ma era convinta fosse un terremoto. A un certo punto l’hanno fatta uscire da casa sua, ma lei è ancora convinta che un giorno potrà tornarci: ma purtroppo la sua è solo una speranza vana. «Non sappiamo davvero cosa succederà a queste case» ci dice Monica «ma per il bene della nonna non abbiamo voluto dirle che non potrà tornare. È sotto shock, è sfasata, è svalvolata: non riesce a realizzare cosa sia successo, e noi per il suo bene non ci sentiamo di raccontarglielo. Lei forse più che per la tragedia di per sé è disperata perché non è più in casa sua, ma purtroppo è umano, non è lucida ora: io che mi rendo più conto della situazione sto male per le 43 vittime, lei non riesce a realizzare questa cosa, lei egoisticamente vuole tornare a casa sua. Le hanno portato via casa sua, e lei sta male per questo».
«Purtroppo non sappiamo ancora cosa porteremo via» conclude Silvana «e la mamma non sa la verità: pensa che stiano solo lavorando in casa sua, non sa che verrà demolita. Porteremo via sicuramente dei vestiti, perché ora lei ha un po’ dei miei e un po’ ne abbiamo presi nuovi. Proveremo a prendere i regali che le ha fatto mio padre, perché lei ci tiene: c’è un carrettino di ceramica che le aveva preso durante il fidanzamento su una mensola a cui è tanto affezionata, proveremo a portarlo via. Lei però non vuole neppure che portiamo via le cose, non ci pensa proprio: lei è convinta di tornare, lei vuole rientrare a casa sua».

A ogni parola pronunciata dalle due donne sale sempre di più il magone in chiunque le ascolti. Il dolore di queste povere anime è vivo e traspare dai loro occhi ancora increduli. Se non fosse per il vento oggi il vero protagonista qui sotto il moncone est di Ponte Morandi sarebbe il silenzio, interrotto troppo spesso da qualche singhiozzo.

Giovedì 18 ottobre 2018 alle 13:13:38
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