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Ultimo aggiornamento ore 13.30 del 14 Ottobre 2019

Ponte Morandi, 6 secondi per un addio: viaggio tra via Fillak e via Porro una settimana dopo | Foto

"Erano le 9.38"
Ponte Morandi, 6 secondi per un addio: viaggio tra via Fillak e via Porro una settimana dopo<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/ponte-morandi-tra-via-fillak-e-via-porro-ecco-cosa-rimane-a-una-settimana-dall-esplosione-703_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span>

Val Polcevera - Il cielo è terso, in giro ci sono quasi 30 gradi: qualche passante cammina solo o in compagnia, le strade sono praticamente sgombre fino al limitare del cantiere. La vita sembra quasi tornata a scorrere come prima in via Fillak e via Porro dopo l'abbattimento di ciò che restava di Ponte Morandi. L'assenza di quel colosso di cemento che per anni, decenni ha campeggiato su parte delle due arterie cittadine, però, è una presenza davvero ingombrante, difficile da non notare. Questo succede sia perché - via Fillak come via Porro - risultano in parte interdette a causa dei detriti sia per l'evidente "mancanza" che - tenendo curiosamente il naso all'insù - non può che saltare subito agli occhi.

Una settimana dopo - Alle 9.38 di venerdì scorso (il 28 giugno 2019) le pile 10 e 11 del viadotto hanno smesso di esistere. In quell'occasione vi abbiamo raccontato in diretta gli ultimi istanti del gigante della A10, a cui abbiamo anche cercato di dare un "ultimo saluto" che fosse degno di quel semplice "vicino di casa" un po' ingombrante.
A una settimana dall'ultimo addio al Morandi - passeggiando tra via Porro, via Fillak e le zone limitrofe - le persone che si incontrano sono diverse. Ci sono i residenti della zona, che - armati di striscioni alle finestre e t-shirt bianche ricoperte di scritte appese ai fili da stendere - mentre lamentano il fatto che «ora chi si ritrova con un cantiere in casa siamo solo noi, e non possiamo farci niente». Ci sono, poi, quelli che abitano poco più in là, che - nonostante i timori permangano - si sentono per lo più sollevati dopo l'abbattimento dei due piloni: «Era l'unica cosa da fare» spiegano infatti alcuni, «a questo punto volevamo vederlo giù». Ci sono, poi, i semplici passanti, quelli che sì, magari abitano lì in zona, ma un po' più distante rispetto all'area del cantiere: «Spesso passo di qua con il cane» racconta per esempio un signore che passeggia all'ingresso di via Porro, «fa impressione non vedere più neanche l'ombra del viadotto. Avevano modificato un palazzo per farci passare parte del pilone, sa? Eh ormai era anni che c'era, la vista fa fatica ad abituarsi a non vederlo più». Un altro, invece, ci racconta che «conosco persone che erano restie ad evacuare venerdì per una semplice questione di principio: "Ero qui quando l'han costruito e voglio esserci per vedere quando cade" ripetevano. Io li capisco, ma me ne sono andato anche se non ero costretto ad evacuare: sa com'è, non si sa mai». Un sentimento comprensibile, in fondo, quello di chi avrebbe voluto restare, anche se poi (chiaramente) nessuno lo ha fatto davvero. Ma la nostra "passeggiata" non finisce certo qui: se si aspetta ancora un po', si incontrano per la strada anche i semplici curiosi, quelli che per lo più si introducono nei discorsi con frasi come «non ci ero ancora venuto dopo che è caduto» o «volevo passare a vedere prima, ma non me la sono sentita» o ancora «ho allungato un attimo per dare un'occhiata»: frasi differenti, insomma, ma la stessa evidente curiosità di toccare con mano questa imponente assenza.
Persone diverse, reazioni diverse, vissuti diversi. Una cosa, però, alla fine è comune a tutti: il fatto che ora sia «davvero strano vedere il cielo "libero"». Ed effettivamente - per chi era abituato ad alzare gli occhi e ad inciampare in quelle due pile a forma di "A", nell'impalcato che sovrastava via Fillak e in quello che, purtroppo, dallo scorso 14 agosto era più solo un moncone del Ponte - non vedere più quell'ombra incombente sulle due arterie genovesi e poter alzare lo sguardo senza che la visuale abbia più grandi limiti sì, è davvero parecchio strano. Appurato, però, che l'assenza del Morandi nella skyline della Valpolcevera ad oggi risulti ancora abbastanza straniante, dobbiamo ammettere che - a parte una questione più "sentimentale" - sia effettivamente opinione condivisa quella secondo cui la sagoma del Morandi non manchi poi granché a nessuno. «Ormai andava buttato giù» ripetono infatti quasi tutti, forse rassegnati, ma comunque convinti che «dopo che è crollato non era più un viadotto, era solo un moncone inutilizzabile» e, purtroppo, «ricordo e sinonimo di morte».

Persone diverse, ciascuna con le proprie idee e le proprie impressioni, a modo loro tutte interessanti. È, però, quando abbassi la guardia e - mentre parli con una nonna che passa di lì con la nipote - per un istante ti ritrovi anche tu ferma a fissare quell'assenza che senti forse quella più "bella": «Prima il cielo era pieno di grigio, non ti sembra più bello così blu?» dice a un certo punto la bimba. Ed effettivamente sì: quel cielo così azzurro è proprio bello.

Venerdì 5 luglio 2019 alle 07:30:43
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